Il corso biblico

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1. Nona Lezione - I 7 Libri Sapienziali

1.1. Il libro di Giobbe

Leggi prima le mie spiegazioni e poi il libro.

Una volta, e fino ad oggi ancora per certi credenti, si credeva che la ricchezza, la buona salute e i figli fossero dovuti alla benedizione di Dio e che la loro mancanza fosse dovuta alla maledizione di Dio sui peccatori. Ogni infelicità era interpretata come un castigo divino.

Ora, ecco che Giobbe, uomo giusto e buon credente, ricco, pieno di salute e con una prole numerosa, conobbe una marea di sventure: di colpo perse i suoi beni ed i suoi figli, ma senza ribellarsi a Dio: "Nudo sono uscito dal ventre di mia madre e nudo vi farò ritorno! Il Signore ha dato ed il Signore ha tolto. Sia benedetto il nome del Signore! In tutto ciò Giobbe non commise peccato ne proferì alcuna insolenza verso Dio" (Giobbe 1,20-22).

Queste sventure non furono dovute, come si pensava, ai peccati di Giobbe, ma al diavolo che voleva colpirlo per spingerlo ad allontanarsi da Dio maledicendolo. Questo è il grande insegnamento di questo libro: Dio può permettere al demonio di provare una persona giusta ed a Lui fedele, per confondere i demoni che non hanno saputo perseverare nell’amore disinteressato verso Dio. È come un uomo sicuro dell’amore e della fedeltà di sua moglie che permette ad un intrigante di corteggiarla per confonderlo attraverso la fedeltà evidente della sua sposa.

In effetti, il racconto dice che il diavolo chiese a Dio l’autorizzazione a provare Giobbe: "…E vedrai come ti maledirà in faccia! Il Signore disse a Satana: Ecco, tutto ciò che è suo è in tuo potere, però non portare la tua mano sulla sua persona" (Giobbe 1,11-12). (La parola "Satana" significa "nemico", essendo il diavolo nemico dell’uomo).

Giobbe si dimostrò ammirevolmente fedele dopo la prova, Dio disse a Satana: "Giobbe è un uomo integro e retto… egli persevera ancora nella sua integrità e senza ragione tu mi hai eccitato contro di lui per rovinarlo". Ma Satana rispose al Signore: "…Colpisci le sue ossa e la sua carne, vedrai se non ti maledirà in faccia!". "Sia! Eccolo in tuo potere! Soltanto risparmia la sua vita" (Giobbe 2,5-6).

Il diavolo colpì Giobbe "di un’ulcera maligna dalla pianta dei piedi fino in cima al capo" (Giobbe 2,7). Sua moglie lo spingeva a maledire Dio, ma Giobbe la rimise al suo posto: "Parli come un’insensata. Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male? In tutto questo Giobbe non peccò con la sua bocca" (Giobbe 2,9-10).

Così Giobbe trionfò nelle prove anche nella sua carne.

Tre amici di Giobbe lo andarono a visitare durante la sua malattia per parlargli ed invitarlo a riconoscere che egli aveva peccato per meritare tutti questi mali. I loro discorsi sono riportati poeticamente e ciascuno, uno dopo l’altro, si rivolse a Giobbe per convincerlo di essere un peccatore. Il loro tono è spesso ironico, cioè sarcastico e cattivo. Ciò non poté che aumentare la pena di Giobbe, come potrai constatare leggendo questo testo. Anche Giobbe, d’altra parte, non mancò di finezza nelle sue risposte e seppe rimettere i suoi interlocutori al loro posto e affermare la sua innocenza: "Quanto aiuto hai prestato al debole, e come hai soccorso il braccio senza vigore!" disse egli ironicamente ad uno dei tre, "ma a chi hai rivolto le tue parole e da chi viene l’ispirazione che viene da te? (per sottintendere che non è ispirato dallo spirito di Dio)… Lungi da me che io vi dia ragione (riconoscendo di aver peccato). Fino all’ultimo respiro rivendicherò la mia integrità". Questo fu il costante atteggiamento di Giobbe. (Giobbe da 26,1 a 27,5).

Ad uno dei tre amici che erano venuti a confondere Giobbe, pretendendo di conoscere i segreti di Dio e le sue ragioni contro di lui, Dio rispose: "La mia ira si è accesa contro di te ed i tuoi due amici perché non avete detto di me cose rette, come ha fatto il mio servo Giobbe" (Giobbe 42,7). "Ed il Signore cambiò la sua sorte… il Signore benedisse la nuova condizione di Giobbe più della prima" (Giobbe 42,10-12).

Leggi ora questo libro comprendendo che la sua morale è che Dio permette che l’uomo giusto sia provato. Ciò mira a sconvolgere la mentalità dei credenti simile a quella dei tre amici di Giobbe. Mira soprattutto a preparare i credenti a comprendere le sofferenze del Messia che doveva venire, il Giusto per eccellenza, che non soffre per i suoi peccati, ma a causa dei peccati degli altri e dei loro numerosi crimini.

1.2. Il Libro dei Salmi

Non è necessario, a questo punto, leggere questo libro tutto in una volta. Ti parlerò di qualche salmo e tu ti potrai riferire ad essi man mano che te li presento.

Questo libro è una raccolta dei più importanti salmi. Un salmo è una preghiera cantata con accompagnamento musicale, quello che i Cristiani chiamano "cantico" e che indirizzano a Dio, al Cristo o alla Santa Vergine.

La maggior parte dei salmi fu composta da Davide in diverse occasioni. Queste vengono spesso citate: "Salmo 3: Salmo di Davide. Quando fuggì davanti ad Assalonne suo figlio", ecc… Certi salmi sono invece di Salomone (Salmo 72), di Asaf (Salmo 73-83), dei figli di Core (Salmo 84) ecc… Gli autori di alcuni salmi non sono conosciuti.

Ci sono in tutto 150 salmi. La Bibbia Greca divide il salmo 9 in due salmi, 9 e 10. Questo ha complicato un po’ la numerazione a partire dal salmo 11 che diventa 11 (10), dove il (10) è riferito alla numerazione nella Bibbia ebraica. Il salmo 147, invece, riunisce i salmi 146 e 147, perciò troverai sempre 150 salmi in tutte le Bibbie.

Ora una parola sui salmi principali: i più importanti sono i salmi Messianici, cioè quelli che parlano del Messia che doveva venire. Sono soprattutto questi che ti presenterò:

1.2.1. Salmo 2

Questo salmo presenta il Messia come re consacrato da Dio e come suo figlio: "I potenti hanno fatto alleanza contro il Signore ed il suo Messia (il Messia "Unto" del profumo divino da Dio, come i re della terra all’epoca erano unti di olio profumato al momento della loro consacrazione). Colui che siede nei cieli se ne ride, il Signore si fa beffe di loro. Poi Egli parla loro nella sua ira: Io ho consacrato il mio re sul Sion, il mio santo monte! Proclamerò il decreto che il Signore ha annunciato (è il Messia che parla in anticipo): annunzierò il decreto di Dio, Egli mi ha detto: mio figlio sei tu, in questo giorno ti ho generato!… ti darò in possesso le genti ed in dominio i confini della terra…".

L’autore di questo salmo Messianico è sconosciuto. Il Messia è annunciato come re di tutte le nazioni, Dio gliele dona "in eredità". Il demonio tentò Gesù promettendo di donargli l’impero politico sul mondo (Matteo 4,8-10). Gesù rifiutò perché il suo Regno "non è di questo mondo" (Giovanni 18,36). La potenza promessa al Messia in questo salmo deve essere intesa spiritualmente, non politicamente come la presentò il demonio a Gesù.

Anche gli Ebrei hanno voluto (e vogliono ancora) comprendere la regalità del Messia politicamente. È per questo che resistettero (e resistono ancora) a Gesù; essi perseguitarono Lui e i suoi Apostoli. San Pietro applica questo salmo a Gesù e denuncia "Erode e Ponzio Pilato con i pagani ed il popolo di Israele" di essere questa cospirazione fomentata dai "re della terra" di cui parla questo salmo, "alleati insieme contro il Signore ed il suo Messia" (Atti 4,25-28).

Il Regno del Messia non può essere politico, poiché Dio dice: "Io ho consacrato il Mio Re sul monte Sion, il mio santo monte". Ora, il regno di Israele, come abbiamo visto in 1 Samuele 8, non è voluto da Dio, ma fu da Lui condannato. Si tratta, in questo salmo, del regno spirituale, quello che fu stabilito da Gesù, il Cristo-Re scelto da Dio per essere il Sovrano spirituale del mondo intero malgrado tutti coloro che Gli resistono.

1.2.2. Salmo 22

Il Messia vi è descritto come sofferente, morente, ma resusciterà dopo la prova. Gesù, sulla croce, ha pronunciato l’inizio di questo salmo messianico per attribuirlo a sé stesso e per confondere gli Ebrei che vedevano nella sua messa in croce un segno della maledizione di Dio. Il salmo comincia con il Messia atteso dicendo: "Elì (mio Dio), Elì (mio Dio), lemà sabactàni (perché mi hai abbandonato)?" (vedere Matteo 27,46). Certi non compresero le ragioni profonde per le quali Gesù pronunciò queste parole; essi interpretarono male, credendo che Gesù si fosse sentito abbandonato da Dio. I nemici di Gesù arrivano a dire che Egli aveva compreso, sulla croce, di essere maledetto da Dio. Gli Ebrei, che lo fecero crocifiggere, credettero che Egli chiamasse il profeta Elia in aiuto (Matteo 27,49). In verità quest’ultimo grido di Gesù è profetico, queste ultime parole sono una luce per coloro che vogliono vedervi un compimento profetico. Questo perchè sono le parole del salmo 22 a cui Gesù, pur morente, ci riferisce per confermare la nostra fede in Lui. Davide, in questo salmo, vide in anticipo il Messia morente circondato da nemici. Il salmo comincia con le stesse parole che Gesù, morendo, pronunciò:

"Mio Dio! Mio Dio! Perché mi hai abbandonato? … Un branco di cani mi sta accerchiando, una banda di malvagi mi sta attorno. Hanno forato le mie mani ed i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa… le mie vesti si dividono tra loro, sul mio vestito gettano la sorte (Salmo 22,17-19)… Ricorderanno e torneranno al Signore da tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli (Salmo 22,28) … E io vivrò per Lui (queste parole indicano la resurrezione di Gesù), Lo servirà la mia discendenza… Ecco l’opera del Signore!" (Salmo 22,30-31).

Questo salmo non può applicarsi a Davide, suo autore. Egli non morì circondato dai nemici con le mani e i piedi forati.

Questo salmo profetico è simile al capitolo 53 di Isaia che predisse ancora le sofferenze, la morte e la risurrezione del Messia.

1.2.3. Salmo 110

Questo salmo presenta il Messia che doveva venire come re e sacerdote allo stesso tempo:

"Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion (Salmo 110,2)… Il Signore lo ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek (Salmo 110,4)".

Né il regno, né il sacerdozio del Messia si sono rivelati essere come lo immaginavano e lo praticavano gli Israeliti. Il regno messianico non è secondo la dinastia politica di Davide (che, peraltro, fu abolita con Nabucodonosor) ed il sacerdozio messianico non ha niente di simile a quello di Levi, perché, come fu profetizzato, è "secondo l’ordine di Melchisedek" e non secondo quello di Levi. Questo significa un cambiamento radicale del culto ebraico come spiega Paolo nei capitoli da 5 a 7 della sua lettera agli Ebrei. Gesù, con il suo sacrificio, ha messo fine ai sacrifici, al sacerdozio e al regno ebraico.

Con l’Apocalisse si apre un’era nuova dove tutti i veri fedeli di Cristo Gesù saranno "un Regno di sacerdoti" (Apocalisse 1,6), come voleva Dio inizialmente (Esodo 19,6), ma senza essere compreso. Il cuore sacerdotale è quello capace di compassione, di soffrire con il giusto perseguitato dall’ingiusto, che sa prendere la difesa del povero ingiustamente accusato e testimoniare per la giustizia e la verità denunciando l’identità dell’Anticristo, la Bestia dell’Apocalisse (Apocalisse 13,18), anche a prezzo della sua vita. È questo il sacrificio sacerdotale gradito a Dio.

Il resto dei salmi è formato da canti di lode a Dio, da ricorsi alla Sua Onnipotenza contro un nemico ingiusto, o ancora da atti di grazia e di riconoscenza per essere stati salvati. Si viene a conoscenza dei salmi pregandoli con lo Spirito Santo che è in Gesù, e non secondo una mentalità d’interesse materiale o sionista.

1.3. Il libro dei Proverbi

Esso contiene proverbi di alta moralità che bisogna leggere di quando in quando per approfondire la vita spirituale e per stimolare la ricerca di saggezza: "La sapienza grida per le strade… (Proverbi 1,20) … fino a quando, insipienti (idioti), amerete l’inesperienza? Gli insolenti si compiaceranno della loro insolenza e gli insipienti odieranno la scienza? (Proverbi 1,22) … figlio mio, se accoglierai le mie parole… allora scoprirai la conoscenza di Dio" (Proverbi 2,1-5).

Leggilo rapidamente una prima volta per prenderne conoscenza. Poi torna qui senza interruzione per approfondirlo ed acquisire sapienza.

1.4. Il libro dell’Ecclesiaste o Qoelet

È la raccolta dei propositi di "Qoèlet", che in ebraico significa il "lettore dell’assemblea". Ecclesiaste viene dal greco "ecclisia" che significa "assemblea". Queste sono dunque le parole sagge pronunciate da un predicatore nelle assemblee religiose. L’essenziale del suo insegnamento consiste nel fatto che tutto si ripete sulla terra. Colui che vive per questa terra non vi troverà che monotonia. La conclusione è, quindi, che bisogna ricercare la Vita Eterna. Essa sola può soddisfare l’uomo: "Vanità di vanità; tutto è vanità! Che vantaggio viene all’uomo da tutta la fatica che compie sotto il sole?" (Ecclesiaste 1,2). Tutto quello che si fa di materiale non ha altro interesse che il tempo della nostra vita "sotto il sole", non vale veramente la pena che gli si dà: "Se avessimo speranza in Cristo soltanto in questa vita, saremmo i più miserabili di tutti gli uomini", ha detto Paolo (1 Corinzi 15,19).

1.5. Il Cantico dei Cantici

È un dialogo d’amore tra lo Sposo (Dio) e la sua sposa (gli eletti).

Un punto che colpisce: la sposa non viene affatto da Israele ma dal Libano: "Vieni dal Libano, mia sposa, vieni dal Libano, ritorna!" (Cantico 4,8). Il Libano spesso è visto come il luogo da dove usciranno gli eletti da Dio. Ezechiele annuncia il trionfo del cedro (simbolo del Libano) sulla montagna di Sion: "Così dice Dio, mio Signore: io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami coglierò un ramoscello e lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e darà frutti e diventerà un cedro magnifico… Io, il Signore, ho parlato e così farò" (Ezechiele 17,22-24). È, in effetti, dal Libano che Dio ha aperto il Libro dell’Apocalisse di Giovanni per spiegarlo al mondo intero e portare molti frutti.

Il tema dello Sposo e della Sposa è ripreso dall’Apocalisse. La Sposa chiama lo Sposo: "Vieni!… o sì, vieni signore Gesù!" (Apocalisse 22,17-20). Comprenderai tutto questo più tardi con lo studio del Libro dell’Apocalisse.

1.6. Il libro della Sapienza

Questo libro spinge alla ricerca e alla conoscenza di Dio, la cui Sapienza non è come quella degli uomini: "Se il giusto è veramente figlio di Dio, Egli lo soccorrerà… Mettiamolo alla prova con oltraggi e tormenti… condanniamolo ad una morte infame, perché, secondo le sue parole, Dio si prenderà cura di lui. Così ragionano, ma si ingannano: la loro malizia, infatti, li ha accecati; non conoscono i misteri di Dio" (Sapienza 2,18-22). Queste parole furono dette dagli Ebrei a proposito di Cristo sulla croce (Matteo 27,41-43). Parlare così non è sapienza, ma follia.

Questo libro invita a comprendere la Sapienza di Dio e a non seguire quella falsa degli uomini.

1.7. Il libro del Siracide o Ecclesiastico

Fu scritto da Ben Sira. Il libro di Siracide o Ecclesiastico è il libro dell’Assemblea ("ecclesia" in greco) e non quello del lettore che legge o parla nell’assemblea, come invece è nel caso dell’Ecclesiaste. Dunque, è un libro che si legge così com’è nelle assemblee, in sinagoga per esempio. Non figura nella Bibbia ebraica, ma una volta lo si leggeva nelle sinagoghe per la sua alta moralità. Come gli altri libri di saggezza, invita ad avvicinarsi a Dio, a cercarLo, a conoscerLo, a comprenderLo, malgrado tutte le difficoltà, ad armarsi di pazienza nelle prove, perché questa conoscenza vale bene tutte le pene che si devono affrontare per arrivare a Lui.

"Tutta la sapienza viene dal Signore (Siracide 1,1)… Desideri la saggezza? Osserva i comandamenti, il Signore te la prodigherà (Siracide 1,26)… Figlio, se ti prepari a servire il Signore prepara il tuo animo alla prova (Siracide 2,1)… Accetta tutto quello che si abbatte su di te e, nelle vicissitudini più umilianti, sii paziente: come l’oro si purifica nel fuoco, così gli eletti nella brace dell’afflizione" (Siracide 2,4-5).

Tu hai preso contatto con tutti questi libri sapienziali. Essi meritano di essere letti più volte e potrai, tutti i giorni della tua vita, leggerne brani per nutrire la tua anima elevandola. Io non ho fatto altro che segnalarti qualche punto, ma sarà il tuo sforzo personale che ti farà raccogliere i frutti spirituali della Sapienza matura nella misura in cui ti sarai applicato, in tutta la tua vita, a conoscere Dio ed il suo Messia: "La vita eterna è conoscere Dio e colui che Egli ha inviato, Gesù, il Messia", aveva detto Gesù (Giovanni 17,3).

Per ora accontentati di questa prima lettura che hai fatto dei libri sapienziali e continua nello studio del corso biblico con i libri profetici.