Il corso biblico

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1. Quinta Lezione - Il libro dell’Esodo

Prima di leggere le mie spiegazioni, sarebbe preferibile che leggessi interamente il libro dell’Esodo al fine di familiarizzare con il suo contenuto. Dopo torna sui seguenti punti:

1.1. Il lungo soggiorno degli Israeliti in Egitto



Tratto dal libro "Mosè e il Faraone" Dr M. Bucaille

Questo lungo soggiorno di quattro secoli in Egitto fece dimenticare agli Ebrei il monoteismo ed essi resero culto alle divinità egiziane. Nel deserto, durante il loro ritorno verso la Palestina, li abbiamo visti adorare nuovamente il vitello "Apis", uno degli dei Egiziani dell’epoca (Esodo 32). Questo dimostra fino a che punto essi si fossero allontanati dal piano di Dio in Abramo. Questo piano mirava ad inviare al mondo il Messia attraverso i discendenti di Abramo.

Bisognava quindi che Dio isolasse questa comunità contaminata dall’idolatria facendola uscire dall’Egitto, così come aveva isolato Abramo 700 anni prima facendolo uscire da Carran verso Canaan, più a Sud, per salvaguardare la sua fede ancora embrionale dal paganesimo che lo circondava (Genesi 12,1-5). Devi sapere che la parola "israelita" si riferisce alla religione ebrea, alla comunità spirituale, ma la parola "israeliano", al contrario, si riferisce al nazionalismo ebreo, allo Stato ebreo e indica un’identità politica mai voluta da Dio.

La comunità israelita, di origine siriana, rappresenta la matrice sociale che darà la nascita al Messia, Gesù di Nazareth, venuto 13 secoli più tardi. Questa è la sola ragione della sua creazione e della sua importanza.

1.2. La vocazione di Mosè

Fare uscire gli Ebrei dall’Egitto non era un’impresa da poco: bisognava prima convincere gli stessi Ebrei di questa necessità morale. Mosè è scelto da Dio per questo scopo e, dalla sua nascita, è orientato a portare a buon fine questa vocazione, avendo frequentato il palazzo del Faraone.
Mosè è della tribù di Levi (Esodo 2,1). Il suo nome in ebraico significa "Salvato dalle acque" ("Moi"= acqua e "shé"= salvato). La figlia del Faraone "lo trattò come un figlio" (Esodo 2,10) ed egli crebbe dunque a palazzo, impregnato del culto della religione faraonica. È per questa ragione che Ebrei e Mussulmani hanno molta stima di questa figlia del Faraone.

Quando Dio apparve a Mosè nel roveto ardente (Esodo 3,1-15), egli non riconobbe il Dio dei suoi antenati e non seppe come presentarlo agli Israeliti, che Lo avevano dimenticato. Era necessaria questa nuova manifestazione divina a Mosè per proseguire il piano stabilito con Abramo.

Credendo che Dio avesse un nome come gli dei della mitologia, Mosè gli chiese il suo. Dio rispose che il suo Nome era "Io sono Colui che sono!", l’Essere per eccellenza, contrariamente agli dei della mitologia che "non sono" delle divinità perché non esistono. Dio domandò a Mosè di farLo conoscere agli Ebrei, che Lo avevano dimenticato, con il Nome di "Yahvè" che significa "Io sono". In ebraico questo nome si scrive con quattro lettere (YHVH) ed è per questo che è conosciuto come il "Tetragramma" (le quattro lettere). Questo si trova spesso scritto in cima a certi edifici religiosi ebraici (sinagoghe). "Questo è il mio Nome per sempre. Questo è il titolo con il quale sarò ricordato di generazione in generazione" dice il Creatore (Esodo 3,15). Non bisogna fermarsi al significato letterale di questo Nome, come fanno certi Ebrei, ma al suo significato profondo, IO SONO, sfortunatamente trascurato dai credenti.



Il Tetragramma

Gesù ci insegna ad indirizzarci a Dio come figli al loro Padre e a domandarGli: "Padre che il tuo Nome sia santificato" (Matteo 6,9), cioè purificato. Gesù non parlò del nome di Yahvè, una parola articolata, ma dell’Essere di Dio, quello che Egli è veramente. L’intenzione del Cristo non è dunque di "santificare" Dio, che è già perfetto, ma di purificare la conoscenza che abbiamo di Lui, l’idea che l’uomo si fa di Lui. Dio non è come lo presentano la maggioranza dei religiosi di ogni tipo, che hanno di Lui una falsa concezione e danno un’immagine errata della sua Persona. Molti rifiutano di credere in Lui a causa di questo e un gran numero di atei rifiutano questa falsa immagine piuttosto che Dio stesso. Se essi venissero a conoscere Dio così come Egli è veramente, questi atei sarebbero dei credenti migliori del clero che ha profanato il nome del Creatore, facendo il male in nome di Dio. I profeti hanno denunciato questa profanazione e quelli che, con la loro ingiustizia, sono causa di pregiudizi verso il Nome di Dio, rovinando la Sua immagine:

"Non profanerete più il mio Santo Nome con le vostre offerte e con i vostri idoli." (Ezechiele 20,39)

"Giunsero fra le nazioni dove erano spinti e disonorarono il mio Nome santo, perché di loro si diceva: Costoro sono il popolo del Signore… Ma io ho avuto riguardo del mio Nome santo, che gli Israeliti avevano disonorato… Santificherò il mio Nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro." (Ezechiele 36,20-23; Romani 2,24)

"… hanno venduto il giusto per denaro… essi che calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri… e padre e figlio vanno dalla stessa ragazza, profanando così il mio santo Nome." (Amos 2,6-7)

"Voi non fate che profanare il mio Nome." (Malachia 1,12)

Dio ha santificato il suo Santo Nome con l’immagine reale che ci donò Egli stesso nella Persona del suo Messia che disse: "Questa è la vita eterna, che conoscano Te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo" (Giovanni 17,3). Gesù ha santificato il nome di Dio, facendoLo conoscere a noi così com’è: Amore, Bontà e Semplicità. Dio è un tenero Padre per coloro che si avvicinano a Lui tramite Gesù, il quale dichiara davanti ai suoi Apostoli di avere loro "rivelato il Nome di Dio e che Lo rivelerà ancora nell’avvenire" (Giovanni 17,26) nella misura in cui la loro anima si purificherà. Che il Santo Nome di Dio sia santificato in noi tutti. Amen.

Ancora oggi questo Santo Nome è profanato e i Cristiani hanno rovinato, a loro volta, i Nomi di Dio e del suo Messia.

Nota che Mosè sposò una madianita, non un’ebrea. È per questo che gli Ebrei non considerano i suoi due figli come Ebrei (Esodo 2,16-22 e 18,6). In effetti, i rabbini riconoscono come Ebrei solo coloro che hanno madre ebrea. Ecco perché il libro dei Numeri riporta che "Miryam" (Maria) e Aaron (Aronne) parlarono contro Mosè a causa della donna etiope (madianita) che egli aveva preso. "Perché aveva sposato una donna etiope" (Numeri 12,1). Nota ancora che il suocero di Mosè è chiamato "Reuel" (Esodo 2,18) ed altrove "Ietro" (Esodo 3,1 / 4,18). Questo è dovuto alle diverse tradizioni orali.

Mosè si trovava a Madian, dopo essere fuggito dall’Egitto per avere ucciso un egiziano in difesa di un ebreo (Esodo 2,11-15). Egli sapeva dunque di essere ebreo; la figlia del Faraone lo aveva informato. Aveva scoperto la sua identità ebraica a causa della circoncisione (Esodo 2,6).
Nota che Mosè, intimidito dalla sua missione e non essendo un buon parlatore, chiese a Dio di affiancargli suo fratello Aronne perché si esprimeva meglio di lui (Esodo 4,10-17). Molti profeti hanno esitato ad assumere la difficile missione loro conferita da Dio (Geremia 1,6-7).

Sul cammino di ritorno in Egitto, Mosè portò con sé sua moglie e suo figlio su di un asino. Durante una pausa, Mosè ebbe una crisi di coscienza a causa della non circoncisione di suo figlio. Lo scrittore, credendo all’importanza della circoncisione, interpreta questa crisi come un incontro con Dio che vuole uccidere Mosè a causa di suo figlio non circonciso. Zippora, la sposa di Mosè, che non era ebrea e che quindi ignorava queste pratiche straniere nel paese di Madian, non comprese il turbamento del marito. Davanti alla sua insistenza, circoncise lei stessa suo figlio con una selce tagliente e con un gesto irritato "recise il prepuzio del figlio e con questo gli toccò i piedi dicendo: tu sei per me uno sposo di sangue!" (Esodo 4,24-26). Questa crisi ingiustificata può essere paragonata a quella che aveva avuto Abramo quando voleva offrire Isacco in sacrificio a Dio.

Se il Nome di Dio fosse santificato in loro, Abramo non avrebbe pensato di offrire suo figlio, né Mosè di circoncidere il suo. È importante comprendere Dio per non appesantirci con atti, riti e culti che Egli non desidera.

La pratica della circoncisione può essere stata la causa della separazione dei due sposi, poiché dopo questo incidente Mosè è solo in Egitto, senza sua moglie e i suoi due figli. Li ritroverà più tardi, dopo la sua uscita dall’Egitto, quando suo suocero gli andò incontro con i suoi due figli: "Allora Ietro prese con sé Zippora, moglie di Mosè, che prima egli aveva rimandata…" (Esodo 18,1-6). Nota bene che Mosè "andò incontro a suo suocero, si prostrò davanti a lui e lo baciò…" (Esodo 18,7). Nel racconto non è detto che Mosè si affretta ad abbracciare sua moglie ed i suoi figli, che però erano presenti. Questa negligenza è voluta dai narratori Ebrei per disprezzare la sposa ed i due figli considerati come non Ebrei.

Nota che Ietro riconosce che Dio "è più grande di tutti gli dei e gli offre un sacrificio" (Esodo 18,11-12). Non aveva capito, però, che Egli è il Dio unico. Dopo questo sacrificio, "Aronne e tutti gli anziani di Israele fecero un banchetto con il suocero di Mosè davanti a Dio" (Esodo 18,12). Bisogna dunque credere in Dio per essere alla sua presenza ed in sua affettuosa compagnia. Gli Ebrei avrebbero dovuto agire sempre così, come Mosè con Ietro: far conoscere Dio e le sue meraviglie a coloro che non lo conoscono in uno spirito di fraternità ed amicizia.

1.3. Le dieci piaghe d’Egitto

Non bisogna vedere in queste piaghe delle realtà storiche. Attraverso questi racconti possiamo capire la potenza di Dio che trionfa sul male. Nota che alcuni maghi Egiziani arrivano ad imitare alcuni prodigi fatti da Mosè, ma è sempre quest’ultimo alla fine che vince. Dio ha potere sul diavolo. In effetti, è il serpente di Mosè che mangia quello dei maghi: malgrado questo il cuore del Faraone rimane incredulo e freddo, commentano gli scribi (Esodo 7,12-13). I maghi hanno potuto riprodurre, con i loro sortilegi, il miracolo delle rane, ma non hanno saputo fermare il flagello provocato da loro stessi ed il Faraone ha dovuto ricorrere a Mosè che è riuscito a fermarle con la preghiera (Esodo 8,1-11). Con il flagello delle zanzare, Mosè riempì il paese di questi insetti e "tutta la polvere del suolo si cambiò in zanzare" (è un modo immaginario di descrivere l’intensità di questa piaga). I maghi Egiziani furono incapaci di gareggiare con l’inviato di Dio e riconobbero che "il Dito di Dio è là" davanti alla potenza che li superava (Esodo 8,12-15). Quando Dio, infine, colpisce gli Egiziani con un’epidemia di ulcere, i maghi stessi ne sono colpiti e non possono comparire davanti al Faraone (Esodo 9,8-12). Nonostante questo il Faraone rimane imperturbabile e rifiuta di lasciare uscire gli Ebrei, contrariamente alla sua promessa. Il testo dice: "Ma il Signore rese ostinato il cuore del Faraone" (Esodo 9,12); questo è un modo sbagliato di spiegare la caparbietà del Faraone, perché Dio non rende ostinato il cuore di nessuno, ma a quel tempo, i credenti pensavano che Dio fosse l’istigatore di ogni nostra decisione. È falso! Dio rispetta la nostra libertà ed ecco perché Egli ci giudica. Altrimenti sarebbe ingiusto.

Ricorda questa storia inventata secondo la quale i demoni hanno il potere di fare prodigi su questa terra per ingannare gli uomini. I veri credenti sono capaci di svelare i sortilegi satanici. Il diavolo è la "scimmia di Dio", ma le sue scimmiottature finiscono sempre per essere svelate quando si sa discernere la vera luce di Dio e quando si sa aspettare con fede e forza incrollabili per vedere la fine della potenza del male.

1.4. La Pasqua

In ebraico la Pasqua si chiama "Pessah" ed in arabo "Fesseh". È una festa ebraica annuale celebrata in primavera. Alle volte coincide con la Pasqua cristiana.

La Pasqua ebraica, che significa "passaggio", "fare il passo", commemora l’uscita degli Ebrei dall’Egitto dopo il "passaggio" dell’angelo della morte, che fece morire i primogeniti Egiziani, seguito dal "passaggio" della comunità ebraica attraverso il Mar Rosso, in fuga dall’armata del Faraone.

La Torah chiede agli Ebrei di celebrare un pasto annuale per commemorare questa festa del passaggio dal paese della schiavitù alla "terra promessa". Questo pasto consiste in un agnello accompagnato da erbe amare. È la cena di Pasqua che gli Ebrei chiamano "Seder": "…Lo mangerete in fretta. È la Pasqua (passaggio) del Signore. Questo giorno sarà per voi un memoriale…" (Esodo 12,11-14). Gli Ebrei commemorano questa Pasqua ogni anno con un "Seder" familiare. Condividono l’agnello pasquale ed il vino con delle formule di benedizione.



Mosè e il Faraone

Gesù fu riconosciuto come il nuovo Agnello pasquale da Giovanni Battista: "Ecco l’Agnello di Dio!" disse (Giovanni 1,36). Bisogna dunque dimenticare l’agnello della Pasqua d’Egitto in favore di un altro "Agnello" ed una nuova Pasqua. Gesù è il Messia inviato da Dio per farci uscire dalla morte spirituale e farci "passare" alla Vita Eterna. Egli è la Pasqua per tutti gli uomini che credono in Lui e gli rimangono fedeli. Ecco perché la sera, prima di essere messo in croce, ha mangiato il "Seder" con i suoi discepoli, ed ha offerto Se stesso, non l’agnello, come cibo efficace per il perdono dei peccati e per la vita eterna: "Mangiate, questo è il mio Corpo (la mia carne non quella dell’agnello tradizionale)… Bevete questo è il mio Sangue versato per il perdono dei peccati" (Matteo 26,26-28): "Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo" disse ancora Giovanni Battista (Giovanni 1,29). Gesù ha detto ancora: "Io sono il pane vivente disceso dal Cielo; chi mangia questo pane vivrà per sempre. Il pane che Io vi darò è la mia carne per la vita del mondo…" (Giovanni 6,51-58). Il "Seder" cristiano o il "Pasto del Signore" (1 Corinzi 11,20) ci fa passare da questo mondo deperibile all’Altro e già da ora… Il Nostro Veicolo è il Cristo vivente nell’Eucarestia. È per aiutarci a sublimare la nostra vita che Gesù ci chiede di ripetere questo atto dicendo: "Fate questo in memoria di me" (Luca 22,19).

Nota che gli Ebrei, durante la loro uscita dall’Egitto, "spogliarono" gli Egiziani dei loro gioielli (Esodo 12,35)… Questi gioielli rubati servirono alla costruzione del Vitello d’oro da loro adorato (Esodo 32,1-6). Questo voler possedere i beni altrui torna spesso nella Bibbia (Numeri 33,50-56).

1.5. Il sacerdozio ebreo

Prima di Mosè la nozione di sacerdozio era sconosciuta nella comunità ebraica. Dio non ne aveva mai parlato ad Abramo. Per secoli dopo di lui, la prima comunità monoteista non ebbe sacerdoti. I fedeli offrivano da se stessi i loro sacrifici. Il sacerdozio fu instaurato dopo il soggiorno degli Israeliti in Egitto e fu ispirato e copiato dalla mitologia egiziana. Non bisogna dimenticare che Mosè è cresciuto nel palazzo del Faraone, imbevuto del culto egiziano, conoscendo i sacerdoti da vicino. Mosè ha voluto istituire un sacerdozio ebreo simile a quello egiziano. Quest’ultimo consisteva nell’offrire agli dei e agli idoli degli animali in sacrificio. Solo i sacerdoti erano abilitati a questo culto dopo una rigida formazione. Mosè si ispirò ad essi, ma invece di presentare i sacrifici agli idoli, ne fece un obbligo di offerta a Dio.

All’inizio non c’erano istituzioni sacerdotali e neanche sacrifici, poiché Abramo si rivolgeva a Dio semplicemente, senza far ricorso ad un culto speciale (Genesi 18,22-33).

Quando il sacerdozio ebreo fu istituito "ogni primogenito dei figli d’Israele" doveva essere consacrato sacerdote (Esodo 13,1). Successivamente, Mosè consacrò solo la tribù di Levi al servizio del culto "al posto di tutti i primogeniti dei figli d’Israele". I primogeniti delle altre tribù furono "riscattati" dai loro genitori; i soldi di "questo riscatto furono dati ad Aronne ed ai suoi figli su ordine di Yahvè, come Yahvè (?!) aveva comandato a Mosè (!)" (Numeri 3,44-51). Non bisogna dimenticare che Mosè ed Aronne sono della tribù di Levi, tribù privilegiata da loro, non da Dio. È ad essa che andava tutto questo riscatto… su pretesto di un ordine divino. Io non penso che Dio centri in questo culto e in questo sacerdozio che ricalca la mitologia egiziana, poiché Dio ha annunciato la venuta dell’unico sacerdozio che gli è gradito, cioè quello del Messia, Gesù, e secondo l’ordine di Melchisedek, non di Levi (Salmo 110 (109), 4). Vedere a questo proposito ciò che dice Paolo nella sua lettera agli Ebrei da 5,1 a 7,19.

Il sacerdozio secondo Gesù acquista la sua piena dimensione nell’epoca apocalittica. Con la rivelazione del messaggio del Libro dell’Apocalisse, Gesù istituisce un sacerdozio nuovo in favore di tutti quelli che credono nel suo contenuto: "Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli… e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua e nazione, e li hai costituiti per il nostro Dio re e sacerdoti e regneranno sopra la terra" (Apocalisse 5,9-10). È dunque tramite l’apertura del Libro dell’Apocalisse che Gesù crea i suoi nuovi sacerdoti liberati dalle concezioni sacerdotali del passato.

1.6. Il cantico di Mosè (Esodo 15)

Dopo il passaggio del Mar Rosso, gli Ebrei "cantarono in onore di Yahvè un canto" di gioia e gratitudine perché "ha gettato in mare cavallo e cavaliere" dell’armata egiziana (Esodo 15,1-21). È il cantico di Mosè ben conosciuto dalla comunità ebraica. È cantato danzando, in occasione delle vittorie israeliane, come fece una volta Myriam (Maria), sorella di Mosè (Esodo 15,20-21).

Il capitolo 15 dell’Apocalisse parla del "cantico di Mosè" e del "cantico dell’Agnello". Quest’ultimo canto sarà divulgato dai discepoli di Gesù, quelli degli ultimi tempi, dopo il loro trionfo sulla Bestia, il nemico di Cristo, l’Anticristo. Questa vittoria corrisponde al passaggio del Mar Rosso, essendo una traversata gloriosa attraverso difficoltà provocate dai nemici di Gesù. Intoneranno allora il loro cantico di trionfo, il cantico dell’Agnello. Ecco perché Giovanni vede "come un mare di cristallo (un "mare" spirituale e non più il Mar Rosso) misto a fuoco (il fuoco della prova) e coloro che hanno trionfato sulla Bestia in piedi vicino a questo mare di cristallo… cantano il cantico di Mosè ed il cantico dell’Agnello" (Apocalisse 15,2-3).

1.7. La Manna (Esodo 16)

Gli Israeliani ebbero fame nel deserto. Dio diede loro da mangiare la manna con un miracolo, raccomandando loro di raccoglierne il necessario per la giornata e di non far riserva per il giorno dopo. Questo è un insegnamento: bisogna confidare totalmente in Dio, tenendo solamente il pane quotidiano senza preoccuparsi per il giorno dopo, come ci ha insegnato Gesù (Matteo 6,11 e Matteo 6,25-34).

L’episodio della manna fu ripreso da Gesù nel Vangelo nel quale si presentò Egli stesso come la manna celeste, il vero pane del cielo che nutre l’anima: "Non Mosè vi ha dato il pane dal cielo… Io sono il pane vivente disceso dal cielo…" (Giovanni 6,32-51).

Una nuova manna è riservata ai tempi apocalittici (Apocalisse 2,17). È una manna "nascosta", mistica, della quale saranno nutriti i discepoli apocalittici della fine dei tempi: l’Eucarestia in famiglia (Apocalisse 3,20 / Apocalisse 12,6 / Apocalisse 12,14).

1.8. La Legge di Mosè (Esodo 20-31)

La legge di Mosè (Torah) si divide in due parti:

  1. I dieci comandamenti (o Decalogo)
  2. La legge delle opere o la pratica del culto (circoncisione, cibo puro o impuro, ecc…).

La maggioranza dei comandamenti esisteva già e figurava nella legge del re Hammurabi (non ucciderai, non ruberai, ecc…). La novità è rappresentata dai primi tre comandamenti riguardanti il Dio unico: "Non avrai altro Dio all’infuori di me…", ecc… Il Decalogo sarà sempre valido e Gesù l’ha riassunto nella parola "amore", perché colui che ama non uccide, non ruba, non insulta. Medita bene le parole del Cristo in Matteo 22,36-40 e di Paolo in Romani 13,8-10: "I precetti della legge si riassumono in questa formula: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa torto al prossimo". Lo stesso Sant’Agostino disse: "Ama e fai ciò che vuoi", sapendo bene che la persona che ama veramente non commette delitti. Non si raccomanda ad una madre amorevole di non far torto ai suoi figli… È logico.

1.8.2. La legge delle "opere"

La legge delle opere prescrive pratiche o opere di culto, come la circoncisione, il sabato, il cibo puro o impuro, i sacrifici, ecc… È una legge che non solo è sorpassata, ma che non è nemmeno mai stata ispirata dal Creatore, come rivelato dal profeta Geremia: "In verità io non parlai, né diedi comando sull’olocausto e sul sacrificio ai vostri padri, quando li feci uscire dal paese d’Egitto" disse Dio (Geremia 7,22).

Tutte queste pratiche furono inventate dai sacerdoti e dagli scribi per il loro vantaggio materiale. Gli scribi e i sacerdoti durante i secoli hanno aggiunto più di 600 pratiche da rispettare per non peccare. Oltre alla circoncisione, ecc… è peccato accendere la luce il sabato, pettinarsi dal venerdì dopo il tramonto, camminare per più di un chilometro il sabato, toccare una donna durante il periodo mestruale o un oggetto toccato da lei ecc…, tutto questo è considerato impuro e necessita di una purificazione che il sacerdote deve operare in cambio di moneta… naturalmente. È ancora Geremia che denuncia "la penna menzognera degli scribi" (Geremia 8,8).

Isaia aveva dichiarato che il culto praticato dagli Ebrei era vano perché di ispirazione umana, non divina: "…Questo popolo si avvicina a me solo a parole… mentre il suo cuore è lontano da me ed il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani" (Isaia 29,13). Gesù, appoggiandosi alle parole di questo grande profeta, condanna la tradizione praticata dai Farisei e dagli scribi e li tratta come ipocriti: "Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto insegnando dottrine che sono precetti di uomini" (Matteo 15,7-9). Questi vani precetti non sono altro che quelli della Torah, la legge mosaica. Questo culto inutile e pesante è una contraffazione della Parola di Dio. Isaia lo spiega dicendo a questo proposito: "Ma non vollero udire… E sarà per loro la parola del Signore: precetto su precetto, norma su norma, un po’ qui ed un po’ là, perché camminando cadano all’indietro" (Isaia 28,12-13). Gesù denuncia gli scribi ed i farisei perché "legano pesanti fardelli (i precetti della Torah) e li impongono sulle spalle della gente ma loro non li muovono neppure con un dito" (Matteo 23,4).

Il profeta Osea non mancò di trasmettere ciò che Dio gli rivelò a riguardo del suo rifiuto di sacrifici animali e dell’inutilità del culto mosaico: "Poiché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio non gli olocausti" (Osea 6,6). Il profeta Michea dichiarò anche: "Con che cosa mi presenterò al Signore… Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare con tenerezza, camminare umilmente con il tuo Dio" (Michea 6,6-8).

Anche San Paolo denunciò questa legge dei riti e dei culti e dichiarò che essa è stata una "maledizione" dalla quale Gesù ci ha salvato (Galati 3,13). Paolo disse che tale legge era inutile alla salvezza e che egli si salvò non per la pratica di questa legge, ma per la fede in Gesù (Romani 3,28). Tutti gli sforzi di Gesù e degli Apostoli mirarono alla liberazione dei credenti dalla pratica di questa legge di superstizione.

1.9. L’Arca dell’Alleanza e il Candelabro (Esodo 25)

Nel deserto Mosè fece costruire una tenda come santuario per la preghiera. Ricordatevi soprattutto l’Arca dell’Alleanza ed il Candelabro a sette braccia. La prima era una cassa trasportabile che conteneva le due pietre dei dieci comandamenti, il secondo era un candelabro a sette braccia, simbolo della luce divina. La cifra sette è da ricordare, perché è il simbolo della completezza, dunque della piena luminosità della luce divina.



Arca dell'Alleanza


Candelabro a 7 braccia

L’Arca dell’Alleanza gioca un ruolo importante nella storia ebraica. Essa fu persa dopo la distruzione del Tempio insieme con il candelabro. Attualmente l’Arca è attivamente cercata dagli archeologi Ebrei. Tuttavia Geremia aveva predetto che al tempo messianico: "Non si parlerà più dell’Arca dell’Alleanza del Signore, nessuno ci penserà né se ne ricorderà" (Geremia 3,16). La scomparsa di quest’Arca è un segno che il tempo messianico si è compiuto con Gesù. In effetti è dopo di Lui, nell’anno 70, che i Romani distrussero il Tempio e l’Arca sparì.

1.10. Il Vitello d’oro (Esodo 32)

Gli Ebrei erano impazienti nel deserto a causa delle privazioni e delle sofferenze, per questo rifiutarono il Dio unico per il quale avevano abbandonato le comodità dell’Egitto. Demoralizzati e in rivolta, si costruirono un dio-idolo visibile, un vitello d’oro che evocava il dio Apis (adorato in Egitto sotto forma di vitello). Invece di rifiutarlo, Aronne acconsentì, egli che era sacerdote. Di qui la collera di Mosè che, nel suo furore, spezzò le due tavole dei dieci comandamenti.

Nel nostro itinerario spirituale, dobbiamo passare anche noi tra alti e bassi. Diffidate dalla fatica e dalla stanchezza nel nostro deserto spirituale, perché non accada come ad alcuni che si creano una falsa immagine di Dio, un’immagine che conviene loro per soddisfare vizi materiali che allontanano da Dio. La pazienza ci fa maturare e ci purifica.

1.11. Questionario

  1. Cosa hai capito del nome di Dio Yahvé?
  2. Qual è la differenza tra i miracoli di Mosè e quelli dei maghi Egiziani?
  3. Che cos’è la Pasqua?
  4. Che cosa è stabilito nella legge di Mosè?
  5. L’Arca dell’Alleanza ed il Candelabro.
  6. Cosa pensi dell’offerta di sacrifici animali?
  7. Cosa pensi degli abiti sacerdotali prescritti da "Dio" (Esodo 28)?
  8. Cosa pensi dei riti di consacrazione dei sacerdoti (Esodo 29)?

Riflessioni
L’Esodo dice che gli Ebrei, in Egitto, al tempo di Mosè erano diventati "numerosi e molto potenti al punto da riempire il paese" (Esodo 1,7). Grazie a Giuseppe, loro antenato, ebbero questa potenza perché egli stesso era "potente al massimo". Aveva designato i suoi fratelli, così come altri Ebrei, alle più alte cariche dello Stato fin dal loro ingresso in Egitto. Con il tempo, divenuti numerosi e potenti, essi vollero governare il paese intero, da qui la reazione del Faraone.



Penisola del Sinai e le principaki località menzionate nell'Esodo