Il corso biblico

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1. Undicesima Lezione - I 12 Libri Profetici minori

1.1. Osea

Egli era originario del Nord; profetizzò contro gli Ebrei "al tempo di Ozia, di Iotam, di Acaz ed Ezechia re di Giuda (Sud) e al tempo di Geroboamo, figlio di Ioas, re d’Israele (Nord)" (Osea 1,1). Egli fu, quindi, contemporaneo di Isaia (che profetizzò anche contro Acaz) ed anche di Amos. È possibile che egli abbia visto la rovina della Samaria per opera degli Assiri (721 a.C.).

Dio gli domandò di essere un segno per gli Ebrei, prendendo in sposa una "prostituta (come tutto il popolo ebreo) e di generare figli di prostituzione poiché il paese si è prostituito" (Osea 1,2). Dio dichiarò dalla sua bocca che "porrà fine al regno della casa d’Israele. In quel giorno io spezzerò l’arco di Israele nella valle di Izreel" (Osea 1,4-5). Questa vallata è quella di Meghiddo che vide la disastrosa disfatta di Giosia un secolo e mezzo più tardi (2 Re 23,29-30). Essa ritorna nell’Apocalisse come simbolo della disfatta totale del moderno Israele (Apocalisse 16,16).

Osea annunciò, come Geremia più tardi (Geremia 3,18), che Giuda ed Israele si sarebbero riuniti insieme, "si daranno un unico capo… perché grande sarà il nome di Izreel!" (Osea 2,2). Questo unico capo è il Messia che deve unire nella sua Persona tutti gli uomini dopo la distruzione dell’armata israeliana che costituisce ostacolo al piano di Dio. È per questo che sarà "grande il giorno di Izreel", che vedrà quest’armata annientata: "Io ti distruggerò Israele" (Osea 13,9). Osea è contro il nazionalismo ebreo ed il suo regno (Osea 8,4 e 13,9-11), egli rivela la salvezza spirituale non militare, una salvezza che non si ottiene "con l’arco, con la spada, con la guerra, né con cavalli o cavalieri" (Osea 1,7). Vedere anche Osea 10,13-15 sulla distruzione militare d’Israele "che si affidò ai suoi carri e alla moltitudine dei suoi guerrieri" piuttosto che a Dio. Osea ha dunque osato denunciare, come Samuele prima di lui, la regalità israeliana, quindi un nazionalismo ebraico.

Osea insorse soprattutto contro i sacerdoti e i cosiddetti profeti che lasciavano il popolo nell’ignoranza (Osea 4,4-6). Leggendo questa grande profezia, sii sensibile al suo dolore, è con un gemito interiore che egli si indirizzò agli Ebrei. Egli denunciò il loro adulterio spirituale predicendo la deportazione del Nord (Osea 8,6-13). Gli Israeliani lo perseguitarono: "È pazzo il profeta… un laccio gli è teso su tutti i sentieri, ostilità fin dalla casa del suo Dio" (Osea 9,7-8).

1.2. Gioele

Leggendo Gioele attentamente constaterai che egli s’indirizzò a due società differenti, lontane secoli l’una dall’altra:

  1. Agli Ebrei della Giudea
  2. Ben più tardi a tutte le nazioni

Le due società saranno castigate per la loro infedeltà. Dopo il castigo ci sarà una restaurazione. Questo è il tema generale di Gioele! Eccone i dettagli:

1.2.1. Castigo di Giuda

È ai Giudei che Gioele indirizzò le invettive divine: "Suonate le trombe in Sion (Gerusalemme), date l’allarme sul mio santo monte!" (Gioele 2,1). "Perché un popolo assale il mio paese; esso è forte ed innumerevole… ha ridotto le mie viti ad uno sterpo, le mie ficaie a tronchi di legno secco" (Gioele 1,6-7). "Vigna" e "fico" sono simboli d’Israele. Quando Gesù maledisse il fico, egli insinuava la distruzione d’Israele (Matteo 21,18-21).

Gioele fu un profeta post-esilio. Il castigo annunciato fu quindi l’invasione romana e la distruzione del Tempio per opera di Tito (70 d.C.). I sacerdoti erano invitati alla penitenza prima che venisse abolito il culto al Tempio: "Cingetevi, fate lamentazioni, sacerdoti, urlate, ministri dell’altare, venite, vegliate vestiti di sacco (simbolo di pentimento)… È scomparsa dalla casa del vostro Dio (il Tempio) offerta e libagione (che offrivano i fedeli) (Gioele 1,13-14) … Ritornate a Me di tutto cuore. Spezzate il vostro cuore, e non le vostre vesti e tornate al Signore vostro Dio. Egli è benigno e pio… Chissà che non cambi (sulla sua decisione di distruggerli) e si plachi e lasci dietro a sé una benedizione? (e non distruggerà il Tempio a causa del vostro pentimento)" (Gioele 2,12-14).

Il flagello predetto verrà "dal Nord" e sarà simile, per la devastazione che causerà, ad un’invasione di cavallette: "L’avanzo della cavalletta l’ha divorato la locusta, l’avanzo della locusta l’ha divorato il bruco…" (Gioele 1,4). Questo flagello delle cavallette è citato anche da Amos (Amos 4,9) e da Malachia (Malachia 3,11). Viene poi nuovamente nominato nel libro dell’Apocalisse (Apocalisse 9,2-11).

Questo castigo è "il Giorno del Signore" (Gioele 1,15; Gioele 2,1; Gioele 2,11), espressione profetica divenuta tradizionale (Isaia 13,6; Ezechiele 30,2-3; Amos 5,18). Certi Ebrei pensavano che questo giorno sarebbe stato in loro favore, ma tutte le profezie li invitavano a non illudersi: "Il giorno del Signore arriva come una devastazione proveniente da Shaddai (Dio-forte) (Gioele 1,15) … che tutti gli abitanti del paese tremino… Giorno di oscurità e di tenebre" (Gioele 2,1-2). "Guai a coloro che attendono il giorno del Signore… Sarà tenebre e non luce" (Amos 5,18).

1.2.2. La restaurazione

Dopo la distruzione, Dio annunciò la restaurazione: "Vi compenserò delle annate che hanno divorato la locusta… mangerete in abbondanza ed in sazietà…" (Gioele 2,25). Questa restaurazione si farà attraverso il Cristo e sarà spirituale; si farà tramite il suo Corpo e il suo Sangue. Gesù ne aveva parlato ai suoi Apostoli: "In verità vi dico, a voi che mi avete seguito nella restaurazione…" (Matteo 19,28). Coloro, la cui mentalità resterà materialista e politica, non godranno di questo Nutrimento divino ed "il vino nuovo gli sarà tolto di bocca" (Gioele 1,5); il "vino nuovo" è quello che dona Gesù per la restaurazione dell’anima (Giovanni 6,53-57; Luca 22,14-20; Matteo 26,27-29).

Questa prima restaurazione si farà attraverso il dono dello Spirito di Dio: "Dopo questo (il flagello delle cavallette), io effonderò il mio Spirito su tutti gli uomini" (dunque, attraverso Gesù, non solamente agli Ebrei, ma a tutti gli uomini) (Gioele 3,1). Gli Ebrei compresero questa restaurazione politicamente, una "resurrezione" dello Stato d’Israele.
Gli Apostoli di Gesù, però, compresero che si trattava di una dimensione spirituale interiore, nell’animo umano. È la ragione per la quale Pietro si riferì a questa profezia dell’effusione dello Spirito divino in Atti 2,17-21. Egli precisa ancora in Atti 3,20-21 che la "restaurazione universale di cui Dio ha parlato tramite la bocca dei profeti" si realizza con Gesù.
Questa restaurazione si opera in due tappe: la prima ebbe luogo con la Venuta di Gesù 2000 anni fa e la seconda è già in corso nei nostri tempi apocalittici con il Ritorno di Gesù-Cristo in noi. Parlo di quest’ultima più avanti oltre che nel testo "La Chiave dell’Apocalisse".

1.2.3. Castigo del mondo

La punizione inflitta ad Israele è un esempio, una lezione per tutte le nazioni del mondo diventate indifferenti al messaggio di Gesù. Esse saranno a loro volta giudicate, castigate a causa delle loro ingiustizie e dei loro vizi: "Quando Io ristabilirò Giuda e Gerusalemme, riunirò tutte le nazioni e le farò scendere nella valle di Giosafat e là verrò a giudizio con loro per il mio popolo Israele, mia eredità (Gioele 4,1) …Si affrettino e salgano le genti alla valle di Giosafat, poiché lì siederò a giudicare tutte le genti d’intorno… Date mano alla falce, perché la messe è matura; venite, pigiate, perché il torchio è pieno ed i tini traboccano… Folle e folle nella valle della Decisione!" (Gioele 4,12-14).

La "Valle di Giosafat" non esiste geograficamente è un luogo simbolico, poiché significa "Dio giudice"; essa è anche la "Valle del Giudizio" o "dell’Annientamento" o ancora della "Decisione" divina, che annienta i nemici di Dio e del suo Messia, Gesù di Nazareth.

Questo giudizio si opera poco prima della fine dei tempi, perchè la "messe è matura" e "il torchio pieno". L’Apocalisse di Giovanni riprende queste stesse espressioni di Gioele (Apocalisse 14,14-19) e spiega che è Gesù, "il Verbo di Dio, … pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa di Dio onnipotente" (Apocalisse 19,13-15).

Così dunque "Israele", o "il popolo di Dio" di cui parla Gioele (Gioele 4,1), è formato dai discepoli di Gesù. Questo è il vero popolo di Dio. Nei nostri giorni apocalittici sono dunque giudicate tutte le nazioni che sostengono Israele, lo Stato fondato sull’ingiustizia e sul rinnegamento di Gesù. Coloro che rinnegano Cristo sono radunati da tutte le nazioni in Palestina per essere "pigiati" come l’uva nel torchio. È questa la "Valle di Giosafat" dove Dio giudica, dove schiaccia sotto i piedi del Messia l’Anticristo e tutte le nazioni che lo sostengono.

Con la prima Venuta di Gesù c’è stata una prima effusione dello Spirito divino. Questa effusione non è avvenuta senza episodi sanguinosi: distruzione di Gerusalemme e del Tempio nel 70 d.C. Prima del ritorno del Cristo si avrà una seconda effusione (ed essa si sta attualmente operando) sempre attraverso avvenimenti cruenti, guerre e rivoluzioni che preparano ad una terza guerra mondiale: "…In quei giorni effonderò il mio Spirito. Farò prodigi nel cielo e sulla terra: sangue, fuoco e colonne di fumo!", dice il Signore (Gioele 3,3). Questi segni sono indicatori di guerre, le colonne di fumo sono tipiche delle bombe moderne… in particolare delle bombe nucleari.

Gesù ci parla di tutti questi segni (Matteo 24; Luca 21), "della tribolazione di quei giorni", durante la quale "il sole si oscurerà e la luna non darà più la sua luce" (Matteo 24,29), come ha detto anche Gioele (Gioele 3,4) e come dice l’Apocalisse (Apocalisse 6,12). Non bisogna comprendere ciò letteralmente e attendersi la scomparsa del sole e della luna. Sono espressioni simboliche e profetiche; esse designano tempi difficili, la sparizione della fede e della moralità: l’eclissi del Sole spirituale.

1.2.4. La "restaurazione universale"

Dopo questi cataclismi tutto sarà rinnovato: "In quel giorno le montagne goccioleranno vino nuovo… e in tutti i torrenti di Giuda scorreranno le acque. Una fonte (spirituale) zampillerà dalla casa del Signore…" (Gioele 4,18-19).

Il "vino nuovo" o "il succo fresco della vigna" (come certi traducono) simboleggiano i tempi nuovi che seguiranno il castigo universale. Questi sono "il cielo nuovo e la terra nuova" dopo la sconfitta dei nemici di Gesù (Apocalisse 21,1). L’Egitto simboleggia gli increduli che rimarranno sempre nella desolazione.

Questa è l’epoca di una rigenerazione collettiva spirituale, dico proprio spirituale e collettiva. Essa si svolge all’interno dell’anima dei credenti, di tutti i credenti, quelli veri. Il Cristo stesso si manifesterà loro come Egli aveva promesso (Giovanni 14,21) e come Pietro aveva rivelato: "Dio invierà colui che vi aveva destinato come Messia, cioè Gesù. Egli deve essere accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, come ha detto Dio per bocca dei suoi santi profeti" (Atti 3,20-21). Perché, come ci rivela Paolo: "Il Cristo apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato (in spirito, nell’anima) a coloro che l’aspettano per la loro salvezza" (Ebrei 9,28).

Coloro che avranno compreso che la restaurazione universale sia una resurrezione nazionale israeliana periranno nella "Valle di Giosafat" annientati "nel tino della collera divina".

1.3. Amos

Egli fu il più anziano dei profeti scrittori; la sua missione durò dal 783 al 743 a.C. Egli fu, quindi, contemporaneo di Osea, d’Isaia e di Michea, ma li precedette.

Amos predicò al Nord, presso il santuario di Betel, dove fu inviato da Dio per profetizzare contro Israele e il suo re, Geroboamo II (Amos 7,7-17). Egli, però, è originario del Sud, precisamente di Tekoa in Giudea (Amos 1,1), motivo in più per essere odiato dagli Israeliani.

Amos era un semplice pastore, senza ricchezza, né istruzione. Egli non faceva parte di un’istituzione profetica riconosciuta, nè possedeva diploma per profetizzare come altri presunti profeti del suo tempo. Egli stesso riconobbe di non essere "né profeta né figlio di profeta" (Amos 7,14), non essendo membro di nessuna confraternita o gruppo profetico (come certi movimenti "carismatici" dei giorni nostri). Dio non è impressionato da diplomi religiosi nella scelta dei Suoi uomini. Così il Signore prese Amos "dietro al bestiame" (Amos 7,15), come fece per Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni otto secoli più tardi, strappandoli dalle loro reti di pescatori per farne degli Apostoli del Suo Messia. Egli disdegnò gli scribi ed i Farisei, anche se più colti e istruiti in materia religiosa, preferendo uomini dal cuore tenero, docile allo Spirito Santo.

Dio domandò ad Amos di profetizzare contro Israele: "Io pongo un piombino in mezzo al mio popolo, Israele; non gli perdonerò più… i santuari d’Israele saranno distrutti" (Amos 7,7-9). Il "piombino" è uno strumento di misura: Dio "misura" la rettitudine dell’anima, come in Apocalisse 11,1 per rivelare i cuori e condannare i cattivi. È la profezia dell’invasione assira (Amos 3,11) e della deportazione (Amos 5,27).

Amos fu il primo a parlare del "Giorno del Signore che sarà tenebra e non luce per gli Israeliani" (Amos 5,18) e del "resto" che sopravvivrà dopo il castigo (Amos 5,15).

Egli fu il profeta della giustizia sociale perché insorse contro i ricchi ed il loro lusso smisurato (Amos 2,6-7; Amos 4,1-3; Amos 5,7-12).

La sua profezia si estese anche contro Giuda, predicendo la sua rovina: "Così parla il Signore: … appiccherò il fuoco a Giuda e divorerà i palazzi di Gerusalemme" (Amos 2,4-5).

Amos denunciò il culto esteriore, rivelando che Dio lo aveva in disgusto e che al suo posto esigeva come culto la pratica della giustizia: "Io detesto, respingo le vostre feste e non gradisco le vostre riunioni… Io non gradisco i vostri doni… piuttosto scorra come acqua il diritto, e la giustizia come un torrente perenne" (Amos 5,21-24).

1.4. Abdia

Questo è il più corto dei libri profetici. Il vero nome del profeta è "Obadyah", che significa "schiavo di Dio" (in arabo: "Abdallah").

Questo piccolo libro è una profezia contro gli Edomiti, poiché essi avevano invaso la Giudea: "Per la carneficina e la violenza contro Giacobbe tuo fratello, la vergogna ti coprirà e sarai sterminato per sempre" (Abdia 1,9-10).

Abdia predice una restaurazione ai Giudei: "Quelli del Negeb (Sud della Giudea) possiederanno il monte d’Esaù (Edom)…" (Abdia 1,19-21). Questa restaurazione è ancora nazionalista con ambizioni espansionistiche per impossessarsi di Edom.

1.5. Giona

La storia narrata in questo libro è simbolica, non storica, anche se essa è attribuita al profeta Giona citato in 2 Re 14,25.

La morale della storia: Dio accetta il pentimento di tutti gli uomini, anche se essi sono di Ninive (Assiri), nemici dei Giudei. Dio, quindi, non è monopolio dei soli Israeliti, ma dell’umanità intera.

Giona è inviato a Ninive, così come gli Apostoli di Gesù predicarono il pentimento e il Messia ai pagani, e come Gesù stesso fu benevolo con dei militari Romani. Tutto questo fu causa di scandalo per i fanatici, Ebrei ed altri. Cosa penserebbero oggi certi Cristiani di un loro vescovo che preferisse i Mussulmani a loro? O, viceversa, cosa direbbero i Mussulmani di uno dei loro capi religiosi che preferisse dei Cristiani giusti a dei Mussulmani empi?

Il soggiorno di Giona nel ventre del pesce per tre giorni e tre notti (Giona 2,1), simboleggia la sepoltura del Messia durante tre giorni prima della Sua resurrezione. Il salmo pronunciato da Giona, dopo essere uscito dal ventre del pesce, può perfettamente applicarsi al Cristo nel ventre della terra dopo l’angoscia della crocifissione e la sua resurrezione dopo la morte: "Sono sceso alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue spranghe dietro a me, ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, Signore mio Dio" (Giona 2,7).

È per questo che Gesù ha parlato di Giona come "segno" (Matteo 12,40-41). Questo segno fu e resta incompreso da molti, particolarmente dalla maggioranza degli Ebrei che saranno "giudicati dagli uomini di Ninive e li condanneranno" per non aver creduto in Gesù come Messia! Perché gli abitanti di Ninive "si convertirono alla predicazione di Giona", meno importante di Gesù (Matteo 12,41). Questo giudizio è un colpo fatale per tutti i fanatici.

1.6. Michea

Michea era un contadino del Sud della Giudea, "di Moréshèt", a Sud di Ebron. Egli profetizzò "al tempo di Iotam, di Acaz e di Ezechia, re di Giuda" (Michea 1,1). Semplice paesano, egli era simile mentalmente ad Amos, semplice pastore. Egli fu contemporaneo di Isaia. Come Amos, Michea denunciò il lusso sfrenato di "coloro che sono avidi di campi e li usurpano, di case e se le prendono" (Michea 2,1-2).

Egli denunciò l’empietà degli Israeliti e profetizzò la rovina della Samaria e della Giudea: "Ridurrò la Samaria in un mucchio di rovine… perché la sua piaga è incurabile ed è giunta fino a Giuda, si estende fino alle soglie del mio popolo, fino a Gerusalemme" (Michea 1,6-9). Egli predisse la distruzione di Gerusalemme e del Tempio (Michea 3,12) ed anche la deportazione (Michea 4,10): "Per colpa vostra, Sion sarà arata come un campo e Gerusalemme diventerà un mucchio di rovine, il monte del Tempio un’altura selvosa (Michea 3,12) … E andrete fino a Babilonia" (Michea 4,10).

Michea consola gli Ebrei con il Messia-Re che li "raccoglierà come una mandria in mezzo al pascolo… marcerà il loro re innanzi a loro" (Michea 2,12-13). Questo re nascerà a Betlemme: "E tu Betlemme di Efrata, così piccolo per essere fra i capoluoghi di Guida, da te uscirà colui che dovrà regnare sopra Israele! Le sue origini sono dall’antichità, dai giorni dell'eternità (Michea 5,1). Questa profezia si è compiuta in Gesù, nato a Betlemme (Matteo 2,6; Giovanni 7,42). Ricorda bene questa profezia importante, soprattutto perché essa rivela l’origine eterna del Messia (confronta con i suoi nomi divini: Isaia 9,5).

Michea consola ancora gli Ebrei con la restaurazione dopo la rovina. Ma questa restaurazione fu ancora intesa dal punto di vista nazionalistico: "Alla fine dei giorni il monte del Tempio del Signore resterà saldo sulla cima dei monti… numerose nazioni s’incamminano… a te ritornerà la sovranità di un tempo, la regalità della casa d’Israele!" (Michea 4,1-8). Allo stesso modo, il Messia è visto solo come un re nazionalista il cui "potere si estenderà fino alle estremità del paese e libererà da Assur coloro che calpestano il paese" (Michea 5,2-5).

Michea ebbe una grande influenza. Gli Ebrei ricordarono le sue profezie per molti secoli, come testimonia Geremia (Geremia 26,18) a proposito della profezia di Michea sulla distruzione di Gerusalemme e del Tempio (Michea 3,12).

1.7. Sofonia, Naum, Abacuc

Questi 3 profeti devono essere studiati assieme, poiché sono contemporanei. Essi hanno vissuto lo stesso periodo difficile che precedette la caduta di Ninive (nel 612 a.C.) e sono stati animati dalla stessa speranza di vedere la restaurazione nazionale d’Israele, dopo la caduta tanto sperata di Ninive. Ora, dopo questa caduta, ci fu la disperazione totale con la cocente disfatta di Meghiddo e la morte del re Giosia che incarnava le speranze nazionalistiche ebree.

Storicamente Sofonia è più anziano di Naum. Te lo presenterò dunque prima degli altri due profeti, contrariamente al suo posto nella Bibbia.

1.7.1. Sofonia

Sofonia profetizzò sotto Giosia, quindi tra il 640 ed il 609 a.C. (anno della morte di Giosia a Meghiddo). Giosia era salito sul trono molto giovane (non aveva che 8 anni nel 640 a.C.: 2 Re 22,1). Non aveva ancora intrapreso le sue riforme religiose e il clero era marcio. Sofonia insorse dunque contro i ministri del culto e annunciò la distruzione di Giuda. Questa distruzione è il "Giorno del Signore", che è "vicino e viene in gran fretta", e che sarà un "giorno di collera e di distruzione…" (Sofonia 1,14-18).

Giosia fu influenzato da Sofonia. Intraprese riforme per evitare il peggio per la nazione. Come aveva predetto, però, la profetessa Culda a quel tempo, il castigo divino era inevitabile (2 Re 22,14-20).

Dopo questo castigo, sopravvivrà un "resto", umile e poco numeroso, che ritornerà a Dio (Sofonia 3,12). È attraverso questo resto che si farà la "restaurazione" predetta dai profeti. Sofonia, però, continuò a credere che questa restaurazione fosse nazionale (Sofonia 3,19-20).

Sofonia profetizzò non solamente contro Giuda, ma anche contro Assur e predisse la caduta di Ninive: "Dio farà di Ninive un luogo abbandonato" (Sofonia 2,13-15). Predicendo la fine dell’Assiria e la rovina di Giuda, Sofonia proclamò indirettamente la venuta dell’impero Babilonese che, alla sua epoca, si rafforzava sempre più.

1.7.2. Naum

Egli profetizzò qualche anno dopo Sofonia. Il pericolo per Ninive si precisava con l’aumentare della potenza babilonese. Naum si scatenò contro Ninive poco tempo prima della sua caduta: "Sale contro di te un devastatore! (Nabopolassar, padre di Nabucodonosor)… Le porte del fiume (il Tigri) si spalancano, è in subbuglio il palazzo (di Ninive; i Babilonesi attraversarono il Tigri per raggiungere Ninive)… Ninive è come un serbatoio d’acqua, le cui acque scorrono via! (Naum 2,2-9)… Ninive, che desolazione!" (Naum 3,7).

Esaltato alla prospettiva della disfatta degli Assiri, nemici di Israele, Naum non vide che la salvezza per Giuda e la sua restaurazione. Egli fu travolto dalla speranza della restaurazione (nazionale): "Vedete… la salvezza (per Giuda attraverso la distruzione di Ninive)… (Naum 2,1) … Il Signore restaura la Vigna di Giacobbe…" (Naum 2,3). Questa speranza fu di breve durata perchè la disfatta degli Ebrei a Meghiddo nel 609 seguì di poco quella di Ninive nel 612. Così, la speranza di salvezza cedette il posto allo smarrimento. Geremia dirà qualche anno più tardi a questo proposito: "Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene; l’ora della salvezza, ed ecco il terrore" (Geremia 8,15 e 14,19).

Tuttavia la profezia della restaurazione non è del tutto vana se la si comprende spiritualmente secondo l’intenzione divina: in Gesù.

1.7.3. Abacuc

Abacuc profetizzò dopo la caduta di Ninive. Il pericolo per gli Israeliani veniva ora dai Caldei (Babilonesi): "Ecco, io susciterò i Caldei… per impossessarsi delle case degli altri" (Abacuc 1,6).

Abacuc riprese in modo velato le minacce di Michea contro Gerusalemme: "Guai a chi costruisce una città sul sangue, una città (Gerusalemme) sopra il delitto!" (Abacuc 2,12; Michea 3,10). È la proclamazione del castigo mediante l'invasione babilonese.

1.8. Aggeo e Zaccaria

Questi due profeti devono essere visti assieme, perché assieme hanno lavorato per la ricostruzione del Tempio dopo la distruzione ad opera di Nabucodonosor (Esdra 5,1).

1.8.1. Aggeo

I due capitoli di Aggeo sono incentrati sulla ricostruzione del Tempio. Aggeo incita Zorobabele e Giosuè ad edificare questo santuario: "La parola del Signore fu indirizzata a Zorobabele, governatore di Giuda e a Giosuè, sommo sacerdote… Salite alla montagna (del Tempio) per trasportare il legname (per la ricostruzione) e riedificare la Casa (Tempio)" (Aggeo 1,1-8).

Fu verso l’anno 515 a.C. che il secondo Tempio venne completato. Non era lussuoso come il primo e gli anziani piangevano al nostalgico ricordo del primo Tempio scintillante di "gloria" (Esdra 3,12). Aggeo li consolò e promise loro un Tempio più meraviglioso di quanto non fosse stato il primo: "Chi è rimasto tra voi che ha visto questo Tempio nel suo primo splendore? E come lo vedete ora? Non sembra un niente ai vostri occhi? Coraggio… la gloria di questo secondo Tempio sarà maggiore del primo, dice il Signore…" (Aggeo 2,3-9). Ciò non accadde perché questo tempio venne distrutto da Tito nel 70 d.C… Aggeo è un profeta autentico?!

Aggeo e tutta la comunità interpretarono materialmente questa "gloria", credendo ad una raccolta delle ricchezze di tutti i non-Ebrei. Aggeo, infatti, fece dire al Signore: "Scuoterò tutti i popoli ed i tesori di tutti i popoli affluiranno e io riempirò questa casa della mia gloria, dice il Signore. L’argento è mio e mio è l’oro" (Aggeo 2,7-8) È difficile credere che il Signore esigesse tutte queste ricchezze materiali per le casse dello Stato di Israele! Ciò non era certo l’intenzione di Dio che insiste sempre sulla gloria spirituale del Tempio spirituale che si trova nell’anima dei credenti e non nell’argento e nell’oro. Questa gloria spirituale supera infinitamente la mediocre e falsa gloria materiale del Tempio di Salomone. Di questa Gesù parla dicendo: "Osservate i gigli del campo, come crescono… Eppure io vi dico che neanche Salomone (famoso per il suo gusto per il lusso), in tutta la sua magnificenza, vestiva come uno di essi" (Matteo 6,28-29).

Prima dell’invasione i profeti preannunciarono il castigo. Durante l’esilio essi parlarono di consolazione e, al ritorno in Palestina, essi spinsero alla restaurazione nazionale. Al tempo di Aggeo e di Zaccaria la speranza nazionale era fondata su Zorobabele, il discendente del re Davide. Egli era il Governatore. La comunità sperava che ristabilisse il regno di Israele. Si credeva che egli fosse il Messia annunciato ed Aggeo, "ispirato", gli disse: "Zorobabele, … oracolo del Signore, ti terrò come il sigillo, perché ti ho scelto" (Aggeo 2,23). Questa scelta divina non significava che Zorobabele fosse il Messia, ma che il Messia sarebbe venuto dalla sua discendenza (Matteo 1,12-13).

1.8.2. Zaccaria

Zaccaria spinse il popolo a ricostruire il Tempio (Zaccaria 1,16). Egli ebbe 8 visioni, delle quali le 2 più importanti furono:

  1. La "misura" di Gerusalemme: "sondare i cuori per restaurare la comunità con i veri credenti": Zaccaria 2,5-9 (Confrontare con Apocalisse 11,1 e 21,15).
  2. I "Due Olivi" (i "due consacrati con l’olio" che edificano il Tempio: Zaccaria 4,1-10. Confrontare con Apocalisse 11,4).

Zaccaria proclamò un’importante profezia sul Messia "umile, che cavalcava un asino" e non un carro di guerra che "spazzerà via i carri e i cavalli" da guerra (Zaccaria 9,9-10). Ciò fu un’innovazione nella bellicosa mentalità ebrea. Questa profezia si compì con Gesù, il Messia umile per eccellenza, che entrò in Gerusalemme su un asino (Matteo 21,1-5 e 11,29).

1.9. Malachia

Questo libro prende il nome dalla parola "Malach" che significa "mio Angelo". Questo nome deriva dal fatto che l’autore profetizzò la venuta prossima del Messia chiamato "l’Angelo, malach, dell’Alleanza" (Malachia 3,1). Malachia (mio Angelo) è quindi un nome fittizio e l’autore, sconosciuto, scrisse dopo il ritorno dall’esilio e la riedificazione del Tempio, verso il 450 a.C..

Come fecero altri profeti prima di lui, Malachia denunciò l’empietà dei sacerdoti e la vanità dei loro culti, dichiarando distrutta l’alleanza di Dio con Levi, la tribù dalla quale provenivano i sacerdoti: "Ed ora a voi, sacerdoti! … Scaglierò contro di voi la maledizione, muterò in maledizione la vostra benedizione! … Ecco io vi spezzo il braccio e spargo il letame sopra le vostre facce, quello delle vostre solennità e vi spazzo via con quello! … Perché non esiste più la mia alleanza con Levi… Voi deviate dal mio cammino, avete infranto l’Alleanza di Levi" (Malachia 2,1-8. Vedere Nuova Alleanza in Geremia 31,31-32).

Ricordati che Davide aveva profetizzato la realizzazione, grazie al Messia, di un sacerdozio diverso da quello di Levi, un sacerdozio "secondo l’ordine di Melchisedek" (Salmo 110,4). Questo sacerdozio fu istituito da Gesù; esso è l’unico sacerdozio gradito a Dio (Ebrei 7,11-19).

La novità in Malachia è la rivelazione di un precursore inviato per preparare la Venuta del Messia: "Ecco, invio il mio messaggero (un precursore); egli preparerà la via davanti a me. Subito entrerà nel suo santuario il Signore che voi cercate, l’Angelo dell’Alleanza (il Messia) che voi desiderate" (Malachia 3,1).

Questo messaggero, precursore del Cristo, è Elia: "Ecco, io vi invio Elia, il profeta, prima che venga il giorno del Signore…" (Malachia 3,23). Gesù spiegò che si trattava di Giovanni il Battista (Matteo 17,10-13), venuto non come una reincarnazione di Elia, ma con lo stesso "spirito e potenza di Elia" (Luca 1,17) come ho già spiegato.

Questa profezia dell’Angelo (Malach), precursore del Messia, è solamente di Malachia. Nessun altro profeta ne ha parlato. Ecco perchè è il punto più saliente di questo libro e da esso deriva il suo nome: Malachia.

Qui termina lo studio dei libri dell’Antica Alleanza, un’alleanza divenuta caduca, come avrai potuto constatare, e che necessitava di una riforma. Questa si compì con Gesù che inaugurò i tempi della restaurazione spirituale ed universale che noi viviamo ancora. Perché, come segnala Paolo, le regole materiali dell’Antica Alleanza "sono regole per la carne (il corpo), consistendo solo in cibi, bevande e molteplici abluzioni imposte fino al tempo della riforma" (Ebrei 9,10). Ora studieremo i libri che ci presentano questa meravigliosa e vivificante Nuova Alleanza in Gesù, il Messia.