Il corso biblico

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1. Ottava Lezione - Libri dei Re – Cronache – Esdra – Neemia - Tobia – Giuditta - Ester - Maccabei

1.1. Il primo libro dei Re

Leggi questo libro per intero e poi i punti che ti segnalo:
Salomone re: Davide scelse Salomone come suo successore prima di morire e mise così fine agli intrighi per la successione al trono. La regalità spettava ad Adonia, il primogenito (1 Re 2,15-22).



Altare

Gioab si rifugiò nel Tempio e si aggrappò alle corna dell’altare; egli fu tuttavia ucciso su ordine di Salomone per essersi schierato dalla parte di Adonia (1 Re 2,28-34). Gli angoli dell’altare dei sacrifici erano a forma di corna, per lasciar colare il sangue degli animali sgozzati in sacrificio (Esodo 27,2). Coloro che si rifugiavano nel tempio e si aggrappavano alle corna dell’altare non potevano essere uccisi sul posto (atteggiamento di Adonia 1 Re 1,50-53). Questa usanza è stata praticata per molto tempo dai Cristiani, soprattutto in Europa, dove i criminali trovavano spesso rifugio nelle chiese, senza rischiare di essere arrestati dalla polizia per tutto il tempo che vi fossero rimasti.

Costruzione del tempio: 480 anni dopo l’uscita dall’Egitto (circa nel 960 a.C.), Salomone fece costruire il tempio con legno di cedro ed oro e vi trasferì l’Arca (1 Re da 6 a 8). Questo tempio di Salomone è conosciuto come il "Primo Tempio" di Gerusalemme. Sarà distrutto circa 400 anni più tardi (nel 586 a.C.) da Nabucodonosor. Il "Secondo Tempio" fu ricostruito nel 515 a.C.



Il Tempio di Salomone

Le due colonne del tempio: all’ingresso del Tempio. Salomone fece costruire queste due colonne: "Yachin" ("conoscenza assoluta", come il nome arabo "Yachin", che significa sapere con certezza) e "Boaz" ("forza", forse simile all’arabo "Foulaz" che significa "acciaio") (1 Re 7,21). Segnalo questo fatto perché esso assume particolare importanza nel "misticismo" di certe sette esoteriche, come la Franco-massoneria e la Rosa-Croce, nelle quali è presente il culto per la "Gnosi", che significa "conoscenza", il nome di una delle 2 colonne del Tempio che gli Ebrei vogliono ricostruire a Gerusalemme.

La regina di Saba (Etiopia: 1 Re 10,1-13): la visita di questa regina è importante perché Gesù si riferirà a lei più tardi parlando agli Ebrei che si rifiutavano di credere in Lui: "La regina del sud (una non ebrea dell’Etiopia a sud della Palestina) si leverà a giudicare questa generazione (ebrea) e la condannerà, perché ella venne dall’estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; eppure, ora qui (tra voi) c’è più di Salomone (e voi rifiutate di ascoltarlo!)" (Matteo 12,42).

666 talenti d’oro (1 Re 10,14): "La quantità d’oro che affluiva nelle casse di Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti d’oro". Questa cifra rappresenta, dunque, l’impero Salomonico in tutta la sua potenza e in tutto il suo splendore. Gli Ebrei moderni sognano di ristabilire tale regno. Salomone è il loro esempio e l’ideale del Messia sionista che essi attendono per allargare le loro frontiere dal Nilo all’Eufrate. Questo pericolo sionista è una minaccia per l’umanità intera. Ecco perché fu profetizzato dall’Apocalisse di Giovanni sotto il simbolo della "Bestia", il cui numero 666 si riferisce al peso dell’oro che entrava nelle casse del re Salomone annualmente (Apocalisse 13,18).

Infedeltà di Salomone: Salomone amò Dio… ma anche "molte donne straniere", 1000 in tutto, che "deviarono il suo cuore verso l’idolatria… egli fece ciò che è male agli occhi del Signore… il Signore si adirò contro Salomone e gli disse: sicuramente ti strapperò il regno… darò a tuo figlio… una tribù (quella di Giuda)" (1 Re 11,1-13). Si annuncia così lo scisma tra Israele e Giuda.

Geroboamo, uno del Nord al servizio di Salomone, si rivoltò (a causa delle tasse che Salomone esigeva dalla gente del Nord: 1 Re 12,4). Il profeta Achia annunciò a Geroboamo che sarebbe stato re su 10 tribù, ma che Dio, come Egli stesso aveva annunciato a Salomone, avrebbe lasciato una tribù alla dinastia di Davide, "affinché rimanga per sempre una lampada per Davide, mio servo, davanti a Me in Gerusalemme" (1 Re 11,29-36). Questa "Lampada" doveva servire alla venuta del Messia della discendenza di Davide. È per questo che il regno di Giuda fu governato da una dinastia stabile fino all’invasione babilonese, mentre il regno del nord fu segnato da rivolte, un re che detronizzava l’altro assassinandolo, senza una dinastia permanente.

Lo scisma (1 Re 12): La separazione tra le due parti è il segno del fallimento del tentativo di stabilire un regno israeliano. Questa avvenne verso il 930 a.C. circa, solamente dopo 100 anni dal suo inizio con Saul.

Roboamo, figlio di Salomone, si fece consacrare re a Sichem, al Nord. Le tribù del nord gli dissero allora: "Tuo padre ha appesantito il nostro giogo, ora tu alleggerisci la dura schiavitù di tuo padre…" (1 Re 12,1-4). Roboamo rispose in modo insensato: "…Io ve lo renderò più pesante ancora…" (1 Re 12,14). Questo non fu un "intervento del Signore", come hanno spiegato gli scribi, ma piuttosto un "non intervento", un abbandono. Dio aveva abbandonato Roboamo alla sua follia, poiché non desiderava un regno (1 Re 12,15). La reazione degli Israeliani fu immediata, fu lo scisma: "Che parte abbiamo noi con Davide…" (1 Re 12,16). "Così Israele si separò dalla casa di Davide fino ad oggi" (1 Re 12,19). Questo testo è quindi stato scritto dagli scribi dopo la divisione.

Le tribù del nord presero il nome di Israele perché erano le più numerose e numericamente rappresentavano il patriarca Giacobbe, padre delle 12 tribù, soprannominato da Dio "Israele" (Genesi 32,29). Giuda mantenne il suo nome perché il Messia doveva provenire da questa tribù. I fondatori dell’attuale Stato di Israele, creato nel 1948, esitarono tra il nome di Israele e quello di Giuda. Optarono poi per "Israele" biblicamente più conosciuto.

Lo scisma ebbe un aspetto politico ed uno religioso:

Lo scisma politico ebbe per conseguenza il fatto che gli Israeliani scelsero Geroboamo come re di Israele al nord, e i Giudei mantennero Roboamo come re del sud. Lo scisma religioso fu la conseguenza dello strappo politico: "Geroboamo pensò in cuor suo: … se questo popolo continuerà a salire al tempio del Signore in Gerusalemme (al Sud) per offrirvi sacrifici, il cuore di questo popolo ritornerà al suo Signore, a Roboamo re di Giuda, e mi uccideranno. Consigliatosi il re prese due vitelli d’oro e disse al popolo: siete andati troppo a Gerusalemme! Ecco, Israele, il tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto". Egli istituì dei sacerdoti presi qua e là dal popolo, i quali non erano discendenti di Levi e egli stesso salì sull’altare per offrire sacrifici ai vitelli che aveva eretto" (1 Re 12,26-33). Geroboamo divenne così l’esempio dell’empietà. Egli regnò dal 931 al 910 a.C.

Il risultato della richiesta di un re a Samuele (1 Samuele 8) fu che ci furono due regni e due santuari. L’uno dopo l’altro furono distrutti, regni e santuari: quello del Nord nel 721 a.C., 210 anni dopo Geroboamo e quello del Sud nel 586 a.C., 140 anni dopo. Il regno del Sud, il più lungo, non durò che 450 anni circa.

I re del Nord e quelli del Sud furono più infedeli gli uni degli altri facendo "ciò che è male agli occhi del Signore", secondo l’espressione biblica (1 Re 16,30).



Principali siti dell'età monarchica

1.1.1. Il profeta Elia

Il peggiore re di Israele, al nord, fu Acab. Egli scelse per moglie una donna di Sidone, Gezabele ed adorò il suo dio, un idolo (1 Re 16,29-33). Il profeta Elia apparve improvvisamente per profetizzare contro di lui. Elia stesso era del nord, di Tisbe. Nota che Elia profetizzò una siccità come castigo: "né rugiada né pioggia" (1 Re 17,1). La siccità durò tre anni e sei mesi: un anno, due anni e metà anno (1 Re 18,1 vedere anche Giacomo 5,17). Questo periodo è spesso rappresentato dall’espressione "un tempo, due tempi e la metà di un tempo". Esso divenne simbolico e, per castigare gli empi della fine dei tempi, anche i due testimoni dell’Apocalisse potranno, in un altro modo, fare come Elia e "avranno potere di chiudere (simbolicamente) il cielo, in modo che non scenda la pioggia per tutto il tempo del loro ministero profetico" (Apocalisse 11,6). Lo spirito di Elia si manifesta quindi alla fine dei tempi… ma pochi comprendono.

Nota che Dio si manifestò ad Elia con dolcezza tramite "il sussurro di una brezza leggera e non nel terremoto o nel fuoco" (1 Re 19,9-12).

Elia dovette fuggire a Sarepta in Libano (l’attuale Sarafand), presso una non ebrea (1 Re 17,7-24). Gesù presentò questo fatto come un esempio: non occorre essere Ebrei per piacere a Dio e proteggere i profeti; per questo motivo, "sentendo queste cose, coloro (gli Ebrei) che erano presenti nella sinagoga furono presi dall’ira" contro Gesù (Luca 4,25-30). Elia scelse Eliseo come successore (1 Re 19,19-21).

La vigna di Nabot (1 Re 21,1-29)

Ricorda questa storia che dimostra la crudeltà di Acab e di Gezabele e conferma l’avvertimento di Samuele, altrove, contro i re (1 Samuele 8,10-20). La sventura annunciata da Dio sulla casa di Acab si realizzerà più tardi con il massacro di tutta la famiglia (2 Re 9,6-10).

Il profeta Michea

La storia di questo profeta è degna di interesse. Noi vi distinguiamo i falsi profeti da vero profeta: 400 "profeti", tutti falsi, erano d’accordo per annunciare il trionfo ai due re Ebrei. Uno solo, Michea, contraddisse tutti. Il vero profeta è sempre solo contro tutti. Ammira l’atteggiamento ironico di Michea: "Sali pure, perché avrai successo…", quando sapeva bene che il re avrebbe fallito (1 Re 22,15). Il re comprese l’ironia: "Quante volte dovrò supplicarti di non dirmi che la verità nel nome del Signore?". Allora Michea disse francamente: "Ho visto tutto Israele disperso sui monti come un gregge che è privo di pastore…" (1 Re 22,17). Gli uomini vogliono conoscere la verità, ma se essa non conviene loro la rifiutano a loro spese…

In passato, in Palestina vi erano scuole ebraiche per diventare profeti, come i seminari Cristiani per diventare preti. I veri profeti, però, non hanno bisogno di tali scuole e sono scelti da Dio al di fuori di questi istituti umani, come fu per tutti i profeti biblici.

Confronta, così, l’arroganza del falso profeta Sedecia, che osò colpire Michea, con l’atteggiamento rassegnato di quest’ultimo. I falsi profeti si riconoscono dalla loro arroganza: "Si riconosce l’albero dai suoi frutti" dice Gesù (Luca 6,43). L’atteggiamento di Michea (1 Re 22,24-25) è paragonabile a quello di Gesù di fronte al servitore del grande sacerdote che lo aveva schiaffeggiato (Giovanni 18,22-23).

Un vero profeta non ha bisogno di consultare Dio con l’Urim ed il Tummim, come facevano i preti leviti. Fortunatamente questo costume non esiste più ufficialmente. Solo certi squilibrati lo praticano. Quando Dio sceglie un profeta, gli si manifesta. Per consultare il Signore non c’è bisogno di fare testa o croce (Urim-Tummim) per ottenere i suoi buoni consigli. Dio risponde sempre ai veri credenti che sanno afferrare il suo linguaggio nei loro cuori (leggi Matteo 7,7-11 e 1 Giovanni 3,21-22). Confronta anche l’atteggiamento dei falsi profeti che, per consultare Dio, "si abbandonavano ai loro impeti" (una sorta di incantesimi e gesti euforici che li facevano delirare: vedere 1 Samuele 10,5) con la sobrietà di Michea che non aveva bisogno di questa messa in scena per contattare Dio e rivelare che i Siriani avrebbero trionfato sugli Ebrei.

Questo Michea, del Nord, non è quello il cui libro fa parte dei libri profetici. Quest’ultimo era della Giudea, del Sud, e visse 150 anni dopo il primo.

In 1 Re due punti storici sono da ricordare:

  • La costruzione (inutile) del primo Tempio con Salomone,
  • Lo scisma dovuto alla tensione tra gli Ebrei. Ciò significò il fallimento della regalità israeliana.

1.2. Il secondo libro dei Re (2 Re)

Questo libro è importante dal punto di vista storico; esso racconta l’avvenimento centrale che ha segnato la storia della "nazione" israeliana: la deportazione in Assiria e in Babilonia. Questa fu la realizzazione della minaccia di Mosè, che avvertì gli Ebrei che, in caso d’infedeltà, sarebbero stati "strappati dalla terra nella quale entravano per possederla" (Deuteronomio 28,62-63). I profeti che tu incontrerai nei libri profetici (Isaia, Geremia, Ezechiele, ecc…) avevano predetto questo avvenimento come castigo.
Leggi questo libro con grande attenzione senza sforzarti di ricordare i nomi di tutti i re che incontrerai. Leggerai in seguito le mie spiegazioni:

1.2.1. Ascensione di Elia

Elia è il secondo personaggio biblico che sfugge alla morte fisica. Il primo era stato Enoch (Genesi 5,24). Non ci sarebbe quindi sulla terra la tomba di Elia (2 Re 2,11-18).

Eliseo succedette ad Elia spiritualmente. Nota con quale forza e con quale disprezzo egli si indirizza ai re del Nord, così come il suo desiderio di consultare Dio al suono della dolce musica della lira (2 Re 3,14-15), senza né Urim e Tummim, né deliri. La musica eleva l’anima quando essa è armoniosa. Il piano satanico operato dagli agenti della "Bestia dell’Apocalisse" mira, in questi ultimi tempi, ad allontanare i credenti da Dio attraverso musica che eccita, cacofonica, il cui ritmo chiassoso distrugge letteralmente l’anima umana. Anche Davide lodava Dio al suono della musica e tutti i suoi salmi sono degli inni cantati.

Eliseo fece miracoli come Elia, come la produzione miracolosa di olio (2 Re 4,1-7), la resurrezione di un bambino morto (2 Re 4,33-37): nota la cifra 7 simbolo di perfezione. La guarigione dell’ufficiale siriano (2 Re 5,14) è riportata da Gesù per confondere gli Ebrei razzisti (Luca 4,27). Nota ancora la cifra 7 (2 Re 5,10). Questo lavaggio nel Giordano simbolizza il battesimo.

Ti segnalo un episodio di bilocazione: Eliseo era lontano, ma ugualmente vicino egli vide il suo servitore Giezi che rubava dei soldi a Naaman (2 Re 5,20-27).

Un ultimo punto importante da conoscere su Elia, per comprendere ciò che Gesù disse di lui. Dio aveva detto attraverso il profeta Malachia: "Ecco Io vi invio Elia il profeta, prima che venga il Giorno del Signore, giorno grande e spaventoso! Egli ricondurrà il cuore dei padri ai figli ed il cuore dei figli ai padri, affinché Io non venga a colpire…" (Malachia 3,23-24). Da allora gli Ebrei si attendevano di vedere Elia venire, di persona, prima che il Messia apparisse. Ora, gli Apostoli videro Elia apparire con Mosè dopo la venuta di Gesù e se ne stupirono. Gesù spiegò loro che si trattava di Giovanni Battista (Matteo 17,1-13). Infatti, quando Gabriele annunciò a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista, gli disse: "Egli (Giovanni Battista) andrà innanzi a Lui con lo spirito e la forza di Elia, per riportare i cuori dei padri verso i figli… per preparare al Signore un popolo ben disposto" (Luca 1,17). Non si tratta quindi di Elia in persona, poiché quest’inviato precederà il Messia con lo "spirito" di Elia, quello stesso spirito che "si era posato su Eliseo" (2 Re 2,15). Elia è apparso al momento della Trasfigurazione di Gesù (Matteo 17) per rivelarci che la profezia di Malachia si era compiuta con Giovanni Battista (vedere Matteo 11,10). Confronta la forza di Elia contro Acab e Gezabele con quella di Giovanni Battista contro Erode ed Erodiade (Matteo 14,3-4). È lo stesso spirito che parla con forza e profetizza con coraggio contro i grandi ed i potenti ingiusti di questo mondo. Questo spirito di testimonianza contro gli empi riappare nell’Apocalisse di Giovanni alla fine dei tempi prescritti ai Pagani (Apocalisse 10,11).

Con Elia ed Eliseo ci troviamo circa nel 850 a.C. Passiamo al capitolo 17 facendo un salto di 120 anni per vedere le due deportazioni: prima quella del Nord (Israele) e poi quella del Sud (Giuda).



Cronologia dei Re biblici (2 Re 14 a 25)

1.2.2. La deportazione del Nord (2 Re capitoli 17-19)

Nel 721 a.C. (data da ricordare) Sargon II, "re di Assiria, invase tutto il paese (Israele) e giunse a Samaria, cui pose l’assedio… espugnò Samaria e deportò gli Israeliti in Assiria (2 Re 17,5-6)… questo accadde perché gli Israeliti avevano peccato contro il Signore… e si fecero idoli fusi, i due vitelli d’oro… inoltre bruciarono i loro figli e le loro figlie (olocausti per gli idoli)… (2 Re 17,7-17)".

Non solamente gli Israeliti furono deportati, ma Sargon, "mandò gente da Babilonia, da Cuta… e li stabilì nelle città della Samaria al posto dei figli di Israele" (2 Re 17,24). Questa presenza di stranieri sarà una causa di grande dissenso tra Ebrei della Giudea e Samaritani, che i Giudei da secoli disprezzano e non considerano Ebrei. "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?", replica questa Samaritana a Gesù, otto secoli dopo questa deportazione. Il Vangelo spiega che "i Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani" (Giovanni 4,7-9).

Il profeta Isaia (Giudeo) è contemporaneo a questa deportazione. Sennacherib, il figlio e successore di Sargon, "attaccò tutte le città fortificate di Giuda e le espugnò" (2 Re 18,13). Gerusalemme stessa era minacciata (2 Re 18,17) ed Ezechia, il re della Giudea, ricorse all’Egitto (2 Re 18,21-24). Di fronte alle minacce persistenti, Ezechia ascoltò i consigli del profeta Isaia che lo rassicurò (2 Re 19,1-7). Egli, infatti, pronunziò una profezia contro Sennacherib, disprezzandolo (2 Re 19,20-31); inoltre dichiarò che "non entrerà in Gerusalemme" (2 Re 19,32-34). Tuttavia furono i Babilonesi che 150 anni più tardi invasero la Giudea, come profetizzato da Isaia ad Ezechia (2 Re 20,12-19). Questa è la prima volta che viene citato l’impero babilonese che succederà a quello assiro, dopo averlo distrutto nella battaglia di Carchemis (menzionata in 2 Cronache 35,20).

Questo profeta Isaia è colui il cui libro biblico si trova tra i libri profetici. Nel suo libro si trovano le parole di maledizione che egli aveva pronunciato contro i Giudei, ma che gli scribi di 2 Re non vollero riportare, bastandogli ciò che lusingava i Giudei. Isaia aveva annunciato la deportazione del Sud a causa dei numerosi crimini dei Giudei: "Guai alla nazione peccatrice, al popolo carico di iniquità, alla razza di malfattori, ai figli corrotti!… Il vostro paese è desolato, le vostre città bruciate dal fuoco, il vostro suolo gli stranieri lo divorano in vostra presenza" (Isaia 1,4-7). Si tratta dell’invasione babilonese annunciata da Isaia ad Ezechia (2 Re 20,12-19).

Tutti i profeti menzionati nella parte dei libri profetici della Bibbia sono esistiti a partire da questo periodo e fino a 350 anni più tardi circa, passando attraverso l’invasione del Sud (la Giudea) da parte dei Babilonesi, il cui contemporaneo sarà il profeta Geremia che l’aveva profetizzata.



Principali siti di Giuda in età tardo-monarchica.
La linea tratteggiata indica i confini del regno alla fine del VII secolo a.C., al tempo del re Giosia.

1.2.3. La deportazione del Sud (da 2 Re 24,10 a 25,21)

Il re Giosia fece riforme religiose per evitare il castigo. Egli fece delle riparazioni al Tempio e vi tolse le statue di Baal (2 Re 22,3-7). Constata che in mezzo al tempio c’erano il "Palo sacro" (fallo) così come le prostitute sacre (2 Re 23,4-7). L’idolatria ed il sacrificio dei bambini erano pure praticati (2 Re 23,8-14). Le riforme di Giosia si sono estese fino al Tempio della Samaria, l’antico regno del Nord (2 Re 23,15).

Malgrado tutte le riforme di Giosia, egli fu battuto ed ucciso dall’armata del Faraone Necao a Meghiddo (609 a.C.). I profeti Sofonia, Naum ed Abacuc sono contemporanei di questa epoca. Per comprendere i loro libri, occorre collocarli nel loro tempo e comprendere le circostanze a proposito delle quali essi hanno profetizzato.

La battaglia di Meghiddo (2 Re 23,29-30), riportata brevemente dagli scribi (manifestamente imbarazzati per la disfatta di questo re tuttavia devoto), deve essere ricordata e ben compresa. La guerra era scoppiata tra la debole Assiria e la potente Babilonia che l’attaccava. L’Egitto voleva aiutare gli Assiri. Giosia tentò di impedire al Faraone di andare in soccorso agli Assiri. Egli voleva la loro sconfitta, poiché essi occupavano il Nord del paese (Samaria) e rappresentavano un pericolo per i Giudei. Egli non pensava che i Babilonesi fossero da temere. Si sbagliava. Giosia e gli Israeliani credevano di poter vincere l’armata del Faraone, essendo Dio con loro grazie alle riforme religiose. Così non fu. La sconfitta di Meghiddo demoralizzò i Giudei e Geremia compose una lamentazione a questo riguardo. Questa battaglia è meglio descritta in 2 Cronache 35,20-25. Indebolita, la Giudea diventò una preda facile per il re babilonese Nabucodonosor.

Nel 586 a.C. i Babilonesi entrarono in Gerusalemme e distrussero il Tempio (il primo Tempio costruito da Salomone). I Giudei più importanti furono a loro volta deportati (2 Re 25,11-12)… con le 2 colonne del Tempio (2 Re 25,16), 135 anni dopo la deportazione degli Israeliani, come predetto da Isaia (2 Re 20,16-18 / Isaia 5,13 / Isaia 39,1-8).

Geremia profetizzò che questo esilio doveva durare 70 anni: questa famosa profezia deve essere ricordata (2 Cronache 36,21 e Geremia 25,11). Nota che la deportazione avvenne in due tappe: una prima deportazione nel 598 a.C. (2 Re 24,10-16), seguita da una seconda, undici anni più tardi (2 Re 25,1-21). Il Tempio fu distrutto durante la seconda deportazione (587-586 a.C.).

1.3. I Libri delle Cronache

Questi due libri furono scritti dopo il ritorno degli Ebrei dall’esilio babilonese che durò 70 anni. Di ritorno in Palestina, gli scribi redassero un riassunto di tutta la storia che precedeva questo ritorno da Adamo fino all’editto di Ciro, il re di Persia, che distrusse l’impero babilonese. Ciro permise agli esuli di ritornare nei loro paesi. Tra gli esuli non c’erano solo Ebrei, ma anche gente di altri popoli di regioni vinte da Nabucodonosor. Ciascun gruppo poteva ritornare nella propria patria d’origine e ricostruire il suo tempio. Questo riassunto storico è contenuto nei due libri delle "Cronache", parola che significa "successione storica degli avvenimenti".

Troverai dunque in 1 e 2 Cronache l’essenziale di ciò che è stato raccontato. Leggi senza soffermarti fino al capitolo 33 del secondo libro. Gli ultimi 3 capitoli (2 Cronache 34, 35 e 36) meritano di essere letti attentamente. Ricorda i punti seguenti:

1.3.1. La profetessa Culda

Ella annuncia la distruzione di Giuda malgrado le riforme di Giosia. Poiché, però, questo re era pio, morì, ed "i suoi occhi non vedranno tutta la sciagura che farò venire su questo luogo e sui suoi abitanti" (2 Cronache 34,22-28 e 2 Re 22,14-20).

1.3.2. Meghiddo e Carchemis

2 Cronache 35,19-25 racconta queste battaglie con maggiori dettagli rispetto a 2 Re 23,29-30, dove si parla, molto brevemente, solo di Meghiddo, senza dire niente di Carchemis, probabilmente perché questa battaglia non era ancora avvenuta (essa si è svolta nel 605 a.C., 4 anni dopo Meghiddo) o perché lo scriba non aveva colto la sua importanza per gli Ebrei.

Al contrario, lo scriba (o gli scribi) delle Cronache ebbe tempo di riflettere fino al ritorno dall’esilio e di stabilire il legame tra gli avvenimenti che si erano svolti.

Per questo motivo la battaglia di Carchemis è citata in 2 Cronache. Essa è importante poiché mette fine all’impero assiro e consacra l’impero babilonese attraverso il trionfo di Nabucodonosor su Necao nel 605 a.C. Questa rappresentava l’ultima possibilità degli Assiri; essi persero malgrado l’aiuto recatogli dall’armata Egiziana del Faraone Necao.

Per potere comprendere meglio, ti devo parlare di un’altra battaglia che ha preceduto Carchemis, quella di Ninive nel 612 a.C. Ninive era la capitale dell’Assiria e si trovava sulla riva del Tigri. Essa fu invasa e distrutta dal re babilonese Nabopolassar, padre di Nabucodonosor, nel 612 a.C. Il re assiro Assurbanipal era morto, lasciando il paese indebolito. Gli Assiri allora ricorsero all’Egitto per liberare la loro patria e riprendere Ninive. Si organizzarono con Necao a Carchemis, ma furono vinti definitivamente nel 605 a.C., 7 anni dopo la caduta di Ninive.

Il profeta Naum è contemporaneo a questi avvenimenti ed annunciò la caduta di Ninive. Il suo libro è consacrato a questa disfatta degli Assiri, che egli non amava per aver invaso la Samaria e minacciato la Giudea: "È da te (Ninive) che uscì colui che tramò il male contro il Signore" (Naum 1,11). Egli annunciò la "sventura della città (Ninive) sanguinaria (Naum 3,1)… contro di te avanza un distruttore (Nabucodonosor)" (Naum 2,3).

Gli Ebrei speravano in qualcosa di molto buono per loro dopo la caduta di Ninive. Ci fu, al contrario, il dramma di Meghiddo. Il profeta Abacuc aspirava a vedere la liberazione della Giudea e si rallegrava all’idea di vedere la caduta dell’Assiria sotto i "colpi" dei Caldei (Babilonesi): "Ecco, io susciterò i Caldei, razza feroce e fulmine che corre su vasti territori della terra per impossessarsi delle case degli altri (degli Assiri)" (Abacuc 1,6). Abacuc non sospettava che i Caldei si sarebbero impadroniti anche della Giudea e che avrebbero distrutto il Tempio di Gerusalemme. Anche il profeta Sofonia si rallegrò della distruzione di Ninive ed annunciò che Dio "stenderà la sua mano contro il Nord ed abbatterà Assur: farà di Ninive un luogo abbandonato, una terra arida come il deserto!" (Sofonia 2,13). Ciò accadde nel 612 a.C.



Le 4 battaglie da ricordare

Per potere comprendere ulteriormente i profeti bisogna ricordare queste quattro battaglie:

  • 612 - Ninive: Prima sconfitta degli Assiri. Necao decide di aiutarli.
  • 609 - Meghiddo: Giosia cerca di ostacolare Necao, ma è vinto e ucciso.
  • 605 - Carchemis: Disfatta degli Assiri e di Necao. Fine dell’impero Assiro.
  • 586 - Gerusalemme: I Babilonesi invadono Gerusalemme e distruggono il Tempio.

I 70 anni di esilio annunciati da Geremia: ricorda questa profezia (2 Cronache 36,21) che sarà utile per comprendere le profezie di Daniele (Daniele 9,1-2 / 9,24).

L’editto di Ciro (2 Cronache 36,22-23) è da ricordare. È con questo editto che comincia il libro di Esdra (Esdra 1,1-4). Questo libro, con quello di Neemia e delle Cronache, fu scritto dopo il ritorno dall’esilio per raccontare la storia del ritorno degli Ebrei da Babilonia, della ricostruzione del Tempio (Esdra) e del muro che circonda la città di Gerusalemme (Neemia).

1.4. Il libro di Esdra

Questo libro riporta le tappe e le difficoltà della ricostruzione del tempio "sul suo fondamento, benché su di loro gravasse il timore dei popoli del paese (i Palestinesi e i Samaritani)" (Esdra 3,3). Leggilo poi torna alla mia spiegazione.

L’editto di Ciro, re della Persia (Iran), inaugura il libro (Esdra 1,1-4). Questo editto può essere paragonato alla promessa di Balfour, il Ministro degli Esteri Britannico che, nel 1917, promise una patria agli Ebrei in Palestina, senza tuttavia permettere la ricostruzione del tempio una terza volta (il 3° Tempio). Il secondo Tempio fu ricostruito verso il 515 a.C. con Esdra e fu distrutto dai Romani nell’anno 70 d.C.

Zorobabele e Giosuè (Esdra 2,2) figurano sulla lista dei sionisti che ritornarono dall’esilio, altri avevano preferito rimanere in Babilonia. Zorobabele era figlio di Salatile (o Sealtiel), della famiglia reale ed era erede al trono di Davide, da qui la sua importanza. Matteo lo cita come antenato del Messia (Matteo 1,12). Giosuè era prete. Tutti e due incoraggiarono la ricostruzione del Tempio. Per questo motivo questi due personaggi sono importanti e hanno un valore spirituale simbolico, essendo due testimoni della ricostruzione del Tempio.

I Samaritani vollero aiutare nella restaurazione del Tempio, ma, essendo del Nord, essi furono considerati come "nemici di Giuda e di Beniamino" le due tribù del Sud (Esdra 4,1-3). Il loro aiuto fu rifiutato.

I profeti Aggeo e Zaccaria, i cui scritti si trovano tra i libri profetici, sono di quest’epoca (Esdra 5,1). Essi spinsero alla ricostruzione del Tempio. Puoi già leggere il piccolo libro di Aggeo. È formato da due soli capitoli. Sarai così nell’atmosfera giusta per comprenderlo. Leggi anche il capitolo 4 di Zaccaria; vi racconta la visione dei due olivi, identificandoli in Zorobabele e Giosuè, i costruttori del tempio. L’Apocalisse di Giovanni, però, riprende questa visione per rivelare che questi due olivi sono i due testimoni dell’Apocalisse, la cui missione è edificare il Tempio spirituale alla fine dei tempi (Apocalisse 11,3-4). Il Tempio materiale, lo sappiamo, non ha mai interessato il Signore.

Il secondo Tempio, più modesto del primo, che fu di cedro ed oro, deluse coloro che erano "anziani, che avevano visto (il lusso dell’…) l’antico Tempio (di Salomone, distrutto da Nabucodonosor) e singhiozzavano forte…" (Esdra 3,12). La nuova generazione, però, "alzava grida con voci di gioia" alla vista di questo santuario, che fu terminato nel 515 a.C.

Questo secondo Tempio, dimenticato durante i secoli e profanato (vedere i libri dei Maccabei: 1 Maccabei 1,41-47), fu ingrandito ed abbellito dal re Erode. Ci vollero 46 anni di lavoro per questo. È il tempio che ha conosciuto Gesù e del quale Egli ha profetizzato la distruzione (Giovanni 2,13-21 e Matteo 24,1-2).

Razzismo di Esdra: Nota la mentalità sionista rivelata in Esdra 9,12; Esdra domanda agli Ebrei di non "preoccuparsi della pace della gente del paese (i Palestinesi) né della loro felicità". Paragona questo con gli insegnamenti che Gesù dava agli Ebrei: "Amate i vostri nemici (i non-Ebrei considerati tuttora nemici degli Ebrei)… Come volete che gli altri facciano a voi, così fate voi a loro…" (Luca 6,27-31).

Il "Resto" salvato (Esdra 9,8): Questo tema del "piccolo resto" degli Ebrei, salvati dopo la caduta del regno israeliano, è ricorrente nel linguaggio biblico e profetico. Dio punisce l’insieme del popolo, ma un resto sopravvive per perseguire la missione spirituale degli Israeliti (Isaia 4,3 e 10,20-22 / Romani 9,27). Lo scopo di questo resto, la sua missione sacra, è l’accoglienza del Messia al tempo della sua Venuta. C’è un piccolo numero in effetti, un piccolo resto che ha seguito e sostenuto Gesù. Un gran numero l’ha perseguitato.

1.5. Il libro di Neemia

Neemia è un notabile delle famiglie ebree che non erano ritornate dall’esilio. Egli era a Susa (a Sud dell’Iran) ed aveva le sue entrate presso il re, essendo incaricato dei vini reali (Neemia 2,1). La storia si svolge nel 445 a.C., più di sessanta anni dopo il ritorno dall’esilio e l’editto di Ciro. Il secondo Tempio era già stato costruito, ma la situazione penosa degli Ebrei in Palestina e lo stato delle mura di Gerusalemme "piene di brecce e le sue porte distrutte dal fuoco" (dopo il passaggio di Nabucodonosor), rattristavano Neemia, che voleva aiutare "il Resto scampato alla deportazione" (Neemia 1,1-4) e ricostruire il muro (Neemia 2,7-8).

Questo libro ci racconta la storia del ritorno di Neemia in Palestina, con l’appoggio del re di Persia, con lo scopo di ricostruire le mura di Gerusalemme. Leggilo.

1.6. I libri di Tobia, Giuditta ed Ester

Questi libri riportano i racconti dell’esilio. Sono facili da leggere. I libri di Tobia e Giuditta non si trovano nella Bibbia Ebraica.

1.7. Primo e secondo libro dei Maccabei

I libri dei Maccabei raccontano una parte della storia dei due imperi che seguirono l’impero Persiano, cioè l’impero Greco e quello Romano.

Hai conosciuto la storia della comunità Israelita sotto i tre imperi: Assiro (deportazione del Nord), Babilonese (deportazione del Sud) e Persiano (ritorno dall’esilio). Le ultime notizie ci sono date dal libro di Neemia, con la ricostruzione delle mura di cinta di Gerusalemme verso l’anno 445-450 a.C. I libri dei Maccabei forniscono informazioni sugli avvenimenti che si svolsero in Palestina e nella regione del Medio Oriente a partire dall’anno 175 a.C. fino all’anno 135 a.C. circa, dunque un periodo all’incirca di 40 anni. La Bibbia non fornisce notizie per ciò che avvenne tra l’anno 450 ed il 175 a.C., un periodo di 275 anni.

Questi due libri non si trovano nella Bibbia Ebraica. Ci parlano degli stessi avvenimenti, 2 Maccabei è quasi una ripetizione di 1 Maccabei, essi riportano la storia della resistenza degli Ebrei all’impero greco, sotto la guida della famiglia di Giuda Maccabeo, da cui il nome dei due libri. Il principale re greco da combattere era Antioco Epifane, del quale devi ricordare il nome.

Leggi i due libri dei Maccabei e poi le mie spiegazioni.

1.7.1. 1 Maccabei

Alessandro Magno: il libro comincia menzionando Alessandro Magno, figlio di Filippo, che vinse "Dario, re di Persia e dei Medi, e divenne re al suo posto" (1 Maccabei 1,1). Questa vittoria di Alessandro, nella battaglia di Arbeles (Irak) nel 331 a.C., mise fine all’impero Medo-Persiano che era durato 200 anni circa. Con Alessandro iniziò l’impero Greco.

Antioco Epifane: discendente dei successori di Alessandro, "un rampollo peccatore, Antioco Epifane… divenne re nell’anno 137 del regno dei Greci" che corrisponde all’anno 175 a.C (1 Maccabei 1,10). Egli volle espandere la cultura greca fra gli Ebrei e, "perciò, alcuni tra il popolo s’incaricarono di andare dal re, il quale diede loro la facoltà di adottare i costumi pagani. Costruirono un ginnasio in Gerusalemme… cancellarono i segni della circoncisione, ecc…" (1 Maccabei 1,13-15). Un gran numero di Ebrei adottò lo stile di vita greco (1 Maccabei 1,43-52).

"L’abominio della desolazione": Antioco Epifane profanò il tempio e vi mise la statua di Zeus, "l’Abominio della desolazione" (1 Maccabei 1,54). Il profeta Daniele aveva parlato di questa "abominazione" 400 anni prima circa, profetizzando che "sull’ala del Tempio sarà l’Abominio della desolazione" (Daniele 9,27). Dal tempo dei Maccabei, gli Ebrei credettero che questa Abominazione fosse l’idolo di Zeus nel Tempio. Gesù, però, parlando della fine dei tempi, riprese questa profezia di Daniele per dire che essa non si era compiuta sotto Antioco Epifane, ma che essa doveva compiersi alla fine tempi, quando i seguaci dell’Anticristo avrebbero occupato Gerusalemme e ingannato molti discepoli di Gesù (Matteo 24,15). Verso la fine della vita di Antioco Epifane, gli Ebrei rovesciarono questa "Abominazione" (1 Maccabei 6,6-7).

Il re Alessandro Balas, un pagano, istituì Gionata sommo sacerdote degli Ebrei. Questi accettò! Avrebbe invece dovuto rifiutare di essere istituito da un Pagano che ignorava Dio. Ed ecco come si praticava il culto religioso… (1 Maccabei 10,15-21).

Alleanza degli Ebrei con i Romani (1 Maccabei 8,1-31; 12,1-23; 14,16-24; 15,15-21). È l’inizio dell’impero romano, che si sarebbe ingrandito. È l’abitudine dei Sionisti di allearsi con una nazione potente per stabilirsi come nazione in Palestina. Nel XX secolo si allearono prima con l’Inghilterra, poi con gli Stati Uniti d’America allo stesso scopo.

1.7.2. 2 Maccabei

2 Maccabei non è la continuazione del primo. Parla degli stessi avvenimenti contenuti nel primo, ma si ferma alla disfatta di Nikanor. Questo riporta una quindicina di anni di storia, il contenuto dei soli capitoli da 1-7 del primo libro. Non viene fatto alcun accenno ai Romani.

Ricordati i cinque imperi che si sono succeduti:

  1. Assiro
  2. Babilonese
  3. Persiano-Medo
  4. Greco
  5. Romano

Conoscendoli, comprenderai meglio le profezie, come, per esempio, quella di Daniele che annunciava a Nabucodonosor, il re babilonese, che il Messia doveva apparire sotto il terzo impero dopo il suo (Daniel 2,36-45). Si tratta dell’impero Romano sotto il quale Gesù è effettivamente nato.



I 5 imperi

1.8. Raccomandazione

Raccomandiamo il libro "LE TRACCE DI MOSÈ: LA BIBBIA TRA STORIA E MITO". Le nuove rivelazioni dell’Archeologia di due archeologi israeliani Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman. Originalmente pubblicato da "The Free Press", A Division of Simon & Schuster, Inc. (New York, USA). Questi due archeologi dimostrano scientificamente i non-fondamenti storici della presunta grandezza dei regni di Israele e Giuda, così come del Tempio di Gerusalemme.