Questo articolo è diviso in più pagine:
- Prima Lezione - I libri della Bibbia
- Seconda Lezione - I primi 11 capitoli della Genesi
- Terza Lezione - Da Abramo a Isacco (Genesi da 12 a 24)
- Quarta Lezione - Storia di Isacco e di Giacobbe (da Genesi 25 a 50)
- Quinta Lezione - Il libro dell’Esodo
- Sesta Lezione - Il Levitico, i Numeri, il Deuteronomio
- Settima Lezione - Giosuè, Giudici, Rut, Samuele 1 & 2
- Ottava Lezione - Libri dei Re – Cronache – Esdra – Neemia - Tobia – Giuditta - Ester - Maccabei
- Nona Lezione - I 7 Libri Sapienziali
- Decima Lezione - I 4 Libri Profetici maggiori
- Undicesima Lezione - I 12 Libri Profetici minori
- Dodicesima Lezione - I Libri del Nuovo Testamento
- Tredicesima Lezione - Il Vangelo di Giovanni e le lettere degli Apostoli
- Quattordicesima Lezione – Il libro dell’Apocalisse di Giovanni
- 1. Seconda Lezione - I primi 11 capitoli della Genesi
- 1.1. Il primo racconto della creazione (Genesi da 1,1 a 2,3)
- 1.2. Il secondo racconto della creazione (Genesi 2,4-25)
- 1.3. La rivolta dell’uomo contro Dio (Genesi 3)
- 1.4. Caino e Abele: l’uomo uccide l’uomo suo fratello (Genesi 4)
- 1.5. Aumento del male e punizione con il diluvio (Genesi 6)
- 1.6. Il diluvio (da Genesi 6,5 a Genesi 7,24)
1. Seconda Lezione - I primi 11 capitoli della Genesi
Ora ti stai apprestando a leggere il primo dei libri storici: la Genesi. Esso è anche il primo libro della "Torah" o "Pentateuco". La Genesi si compone di 50 capitoli, dei quali i primi undici ci parlano della Preistoria, di ciò che è successo prima di Abramo dalla creazione del mondo, di Adamo ed Eva, della loro rivolta contro Dio, fino al diluvio con Noè. Questi undici primi capitoli formano un blocco distinto dal resto della Genesi e dalla storia biblica in generale. Essi hanno fatto scorrere molto inchiostro e molti pensatori religiosi vi hanno consacrato diverse opere.
Nei primi undici capitoli, gli scrittori sacri cercano di rispondere alle domande riguardanti il soprannaturale e la vita sulla terra: da dove viene l’universo? Perché la vita sulla terra è difficile? Perché la pena, il dolore e la morte? Le risposte: c’è un Dio unico e creatore. Egli creò l’uomo felice, ma costui disubbidì e si allontanò dal suo Creatore; così facendo conobbe l’infelicità. Dio stabilì allora un piano per salvare l’uomo dalla sua follia.
A partire dal capitolo 12, la Genesi ci parla della storia religiosa propriamente detta con l’apparizione di Abramo, il primo fra gli uomini, che Dio chiama per stabilire con lui un piano tendente a salvare dall’ignoranza spirituale tutti coloro che crederanno alle sue parole.
Comincia a leggere solamente i capitoli 1 e 2 della Genesi e poi riprendi la lettura di questo corso.
Nota che la Genesi riporta due storie differenti della creazione dovute alle differenti tradizioni orali.
1.1. Il primo racconto della creazione (Genesi da 1,1 a 2,3)
Avrai trovato in questo racconto dei punti "non scientifici". Hai ragione perché la Bibbia non è un trattato di scienza, ma di spiritualità. Ciò che le chiediamo è una precisione spirituale; ed essa la dona dicendo che Dio è l’unico creatore dell’universo. Che lo abbia creato in 6 giorni o altrimenti non è ciò che importa. L’intenzione della Bibbia è rivelare l’esistenza dell’unico Creatore.
Osare rivelare l’esistenza di un Dio unico e creatore, 2000 anni a.C., in un mondo politeista e idolatra, richiedeva un coraggio straordinario. Socrate è stato messo a morte 1500 anni dopo questa rivelazione per aver creduto, in Grecia, a quell’epoca paese della filosofia e della civilizzazione, che non vi è che un solo Dio (da lui chiamato "Il Motore Principale", perché dona movimento vitale a tutte le cose). Anche oggi esistono delle società atee che vietano che si parli di Dio, in paesi all’avanguardia del progresso scientifico. Esistono ancora in pieno XXI secolo nelle boscaglie d’Africa e d’America, milioni di feticci politeisti. Quando pensi a tutto ciò, puoi capire meglio a quali difficoltà e pericoli si siano esposti i nostri antenati nella fede, che hanno cominciato a scrivere la Bibbia, tremila anni fa, per rivelare l’esistenza del Dio unico.
Per comprendere meglio questo primo racconto della creazione, devi sapere che gli scribi che lo hanno redatto avevano una conoscenza molto elementare di Dio ed una falsa concezione del cosmo. Sapevano solo che Dio esisteva ed ignoravano che la terra fosse rotonda e che essa girasse intorno al sole. Pensavano che Dio avesse bisogno di luce per poter creare. Egli creò dunque per prima la luce il primo giorno e "separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte… primo giorno" (Genesi 1,4-5).
![]() Concezione del cosmo |
Soltanto nel XVII secolo Galileo scoprì che la terra era una palla che girava intorno al sole. Prima, gli uomini pensavano che fosse piatta e che galleggiasse su un’immensa distesa d’acqua, sorretta da 7 colonne immerse in quest’acqua (1 Samuele 2,8 e Proverbi 9,1).
Per spiegare la pioggia, essi pensavano che dell’acqua fosse immagazzinata nell’alto del cielo, al di sopra del Firmamento. Quest’acqua non cadeva sulla terra a causa del Firmamento che la sosteneva e che credevano essere una solida cupola che separava "le acque che sono sotto il Firmamento dalle acque che sono sopra" (Genesi 1,7).
![]() Visione del mondo nell'Antichità. |
Questo Firmamento conteneva delle finestre o delle cateratte che Dio apriva al momento opportuno per far cadere la pioggia. La sola differenza tra quello che dicevano a questo proposito i credenti e i pagani è che questi ultimi credevano che fossero stati gli dei a creare l’universo e ad aprire le cateratte del cielo per lasciar passare la pioggia.
Si credeva ancora che il sole, la luna e le stelle fossero delle divinità. La Rivelazione spiegò che essi erano stati creati da Dio. I credenti pensavano che esse fossero appese al Firmamento per illuminare la terra, proprio come il lampadario è appeso al soffitto.
Non si può domandare alla Bibbia di rivelare che la terra è rotonda e non piatta, che essa gira attorno al sole e non il contrario. La Bibbia ha uno scopo preciso: rivelare Dio agli uomini. È questo che gli scrittori sacri si sono sforzati di fare, a partire dalla loro concezione del cosmo.
Sapendo questo, ora puoi comprendere meglio perché Genesi 1,6 dice che Dio creò il Firmamento "per separare le acque che sono al di sotto del Firmamento dalle acque che sono al di sopra del Firmamento". Non c’è nulla di "scientifico" in questo. Lo scopo dello scrittore è rivelare l’unico Dio che ha creato tutto l’universo e di rivelare che gli dei delle mitologie non hanno creato mai niente, perché non esistono. Quindi non c’è un dio che creò il sole, un altro il mare, un altro la luna, ecc… Il politeismo è così spazzato via dalla conoscenza dell’unico Creatore dell’universo.
Poiché certi adoravano il sole e la luna, gli scrittori della Genesi riportarono la loro creazione al quarto giorno per sminuirli agli occhi dei loro adoratori. Il libro del Deuteronomio rivela, in effetti, che anche fra gli Ebrei alcuni adoravano il sole, la luna e le stelle (Deuteronomio 17,2-3 / 2 Re 23,5). Nota che i nomi del sole e della luna non sono neanche citati, ma sono chiamati "le grandi luci… quella grande per il giorno e quella piccola per la notte…". Anche qui, dire che il sole fu creato il quarto giorno è scientificamente falso, perché la scienza dimostra che il sole esisteva milioni di anni prima della terra. E come può il sole essere creato il quarto giorno quando secondo la Genesi c’erano già state prima 3 sere e 3 mattine? Delle mattine senza sole? La Genesi dice ancora che queste due luci furono create "per separare la luce dalle tenebre" (Genesi 1,18). Ora, il primo giorno Dio aveva già "separato la luce dalle tenebre" (Genesi 1,4). Bisogna dunque cogliere l’intenzione spirituale dello scrittore: rivelare che Dio è l’unico Creatore ed abolire il culto idolatra del sole o della luna e degli astri.
Arriviamo dunque ad un punto molto importante: bisogna comprendere la Bibbia alla lettera (secondo il "senso letterale" del testo) o in spirito (secondo il "senso allegorico" o "spirituale" del testo)? Bisogna credere indiscutibilmente che Dio creò in 6 giorni di 24 ore, che il sole fu creato il quarto giorno, né prima né dopo, o bisogna prendere in considerazione il livello scientifico dell’epoca? Per noi ciò che conta è il senso spirituale: scoprire ciò che Dio ci vuole dire attraverso la conoscenza parziale, la forma letterale e lo stile dello scrittore sacro dell’epoca.
Uno scrittore biblico moderno avrebbe redatto il racconto della creazione in un altro modo, dicendo per esempio: "All’inizio Dio creò dei neutroni e dei protoni che evolvevano ad una temperatura di cento milioni di gradi centigradi, tutto ciò accadde milioni e milioni di anni fa. Queste molecole, raffreddandosi, si condensarono per formare la "materia prima" dalla quale Dio formò il cosmo. Egli creò prima il sole, dal quale si staccò una piccola parte che, raffreddandosi, formò la terra ecc…". Questo modo di presentare la creazione non modifica niente dell’essenziale: è sempre Dio che ha creato tutto da solo. È questo che conta per la conoscenza spirituale.
Poiché certi adoravano i "grandi serpenti di mare" (squali, balene, coccodrilli, ecc…), soprattutto tra i navigatori, Genesi 1,21 pone anche questi, intenzionalmente, tra gli animali creati da Dio. Oggi, guardando certi asiatici che adorano la vacca bianca, uno scrittore biblico avrebbe aggiunto che quest’animale è una creatura di Dio; i lettori avrebbero concluso da se stessi che essa non ha niente di divino e avrebbero cessato di venerarla.
Nota che solo l’uomo, tra tutte le creature, è a immagine di Dio (Genesi 1,26). Questa "somiglianza" dell’uomo al suo Creatore non è fisica, ma spirituale: l’uomo è anche spirito, non è fatto solamente di carne, di sangue e di ossa. Dio ha donato all’uomo una coscienza, contrariamente all’animale che vive solamente al livello dell’istinto. È una caduta per l’uomo vivere solo al livello corporale.
L’elevazione dell’uomo sul piano spirituale fa sì che egli "domini" su tutta la creazione animale. Quindi, quando Dio finì di creare l’uomo, e soltanto allora, vide "che tutto ciò che aveva fatto era molto buono", non solamente "buono" come per le altre creature. Dunque l’uomo è lo scopo della creazione dell’universo (Genesi 1,31).
Hai notato che, nel primo racconto, l’uomo è creato maschio e femmina, essendo stati creati l’uomo e la donna allo stesso tempo (Genesi 1,27)? Al contrario, nel secondo racconto, la donna fu creata dopo l’uomo e fu presa dalla sua costola. Un’altra differenza tra i due racconti: nel primo l’uomo è creato il 6° giorno, dopo tutte le altre creature; nel secondo racconto l’uomo sarebbe stato creato per primo, poi gli animali ed infine la donna. Ecco ancora un esempio di diverse tradizioni orali.
Ciò che è comune ai due racconti è l’intenzione dello scrittore, cioè:
- È Dio che ha creato la prima coppia umana. Poco importa la modalità della creazione.
- L’uomo deve rispettare la donna e considerarla alla pari perché:
- ella è stata creata contemporaneamente a lui (nel primo racconto), o da lui, dalla sua stessa costola, vicino al suo cuore (nel secondo racconto);
- l’uomo è stato creato dalla terra, ma la donna da una materia più evoluta: dal corpo dell’uomo.
Questi testi, quindi, mirano a promuovere la donna in tempi in cui era disprezzata. Non bisogna dunque interpretare alla lettera la creazione umana, anche perché vi sono due racconti differenti. Scopri, tramite queste due narrazioni, l’insegnamento morale: Dio ha creato l’uomo e la donna uguali perché si amassero e si rispettassero l’un l’altro, poiché sono fatti l’uno per l’altra, l’uno complementare all’altra. E soprattutto perché sono ad immagine di Dio, che è amore, rispetto e dignità.
Dio chiede alla prima coppia umana di moltiplicarsi e di riempire la terra (Genesi 1,28). Per questo l’uomo, che deve molto ai suoi genitori, non deve lasciarli se non per vivere con sua moglie, con la quale forma "una sola carne" (Genesi 2,24). È quest’ambiente d’amore che deve regnare tra i due sposi, che vogliano mantenersi ad immagine di Dio. Leggi ciò che dice Gesù a questo proposito in Matteo 19,1-12, oltre che i consigli di Paolo agli sposi nella lettera agli Efesini (Efesini 5,21-33). Vedrai più avanti che la prima coppia umana perderà l’immagine di Dio disobbedendoGli. Il nostro sforzo mira a riconquistare la nostra somiglianza al Padre divino. Questo è lo scopo della Rivelazione divina.
Un ultimo punto da considerare in questo primo racconto è il "riposo" di Dio il 7° giorno (Genesi 2,2-3). Dio non si riposa come gli uomini, poiché non si affatica come loro. La menzione del riposo del settimo giorno è destinata agli uomini, perché si riposino un giorno alla settimana invece di passare tutto il tempo a preoccuparsi della vita terrena e ad accumulare denaro. Dio invita gli uomini a consacrare un giorno alla settimana per prendere un po’ di distacco e pensare alla vita spirituale (Esodo 35,1-3).
Lo scopo di questi due ultimi testi della Genesi e dell’Esodo è salvare l’uomo dal materialismo, dato che la maggioranza di essi pensa solo ai soldi. Certuni li hanno interpretati alla lettera, credendo che Dio si sia riposato, e che si riposi ancora, tutti i sabati e che l’uomo non debba fare niente durante questo giorno. È il caso degli Ebrei che interrompono tutte le loro attività il sabato, anche quelle salutari (educazione fisica, ecc…) fino ad una paralisi quasi totale (divieto degli autobus di circolare, agli aerei di decollare, ecc…). Essi si arrabbiarono contro Gesù perché guariva di sabato (il sabbat); Gesù rispose loro che, contrariamente a quello che pensavano, Dio lavora senza sosta (Giovanni 5,16-18). In Israele, gli Israeliani religiosi "rispettano" il sabato al punto da non camminare più di 1 chilometro, da non prendere né taxi, né autobus, né aerei. Gli integralisti Ebrei hanno ottenuto che sia chiuso l’aeroporto, il sabato: lanciano pietre contro gli autobus che circolano in quel giorno. Quando si tratta di prendere l’iniziativa della guerra di sabato, però, non esitano…! Gesù, predicando le catastrofi che distruggeranno Israele, consigliò agli Ebrei in questi termini ironici: "Pregate perché la vostra fuga non accada di sabato…" (Matteo 24,20). Perchè si dovrà allora fuggire lontano, per una distanza che non è permessa di sabato a coloro che comprendono la Torah alla lettera… Tale è il pericolo dell’interpretazione letterale: "La lettera uccide, ma lo Spirito dà la vita", dice Paolo (2 Corinzi 3,6).
1.2. Il secondo racconto della creazione (Genesi 2,4-25)
Ho già segnalato che in questo racconto la donna fu creata dalla costola dell’uomo; 3 altri punti sono da considerare:
- L’albero della conoscenza del Bene e del Male,
- I nomi dati dall’uomo agli animali,
- La condizione della prima coppia umana.
1.2.1. "L’Albero della conoscenza del Bene e del Male" (Genesi 2,17)
Si trova al centro del Paradiso, non è una realtà botanica, ma una metafora, un’azione o un’attitudine che Dio giudica cattiva e che l’uomo deve evitare per non subirne le conseguenze. L’uomo deve avere un certo comportamento verso Dio: una relazione filiale affettuosa, semplice e di totale fiducia. Nota bene che si tratta di un albero "di conoscenza", e non di una mela come alcuni pensano. È una realtà morale non vegetale.
Come bisogna comprendere la natura di questo "albero della conoscenza del Bene e del Male?" Esso consiste nel definire da se stessi, senza riferimento a Dio, ciò che è bene e ciò che è male, sentirsi liberi di giudicare buono ciò che il Creatore sconsiglia. Oggi si sente spesso la gente dire: "Perché quella cosa proibita è un male?" Essi arrivano fino a concludere, in nome della libertà, che quella cosa è un bene… anche se per Dio è cattiva (droga, omosessualità, pedofilia, violenza, pornografia, ecc…).
Ecco perchè il profeta Isaia aveva detto: "Guai a chi chiama il Male Bene e il Bene Male…" (Isaia 5,20).
Alcuni si lasciano attirare dal desiderio o dalla curiosità di conoscere il Male, di farne esperienza. È utile conoscere il Bene mettendolo in pratica, ma è sempre nocivo consegnarsi al male. Bisogna pregare per non essere "indotti in tentazione" dal male che sa rendersi seducente assumendo l’aspetto del bene (vedere Matteo 6,13): "Satana stesso si maschera da angelo di luce", dice San Paolo (2 Corinzi 11,14).
L’Albero della conoscenza del Bene e del Male rappresenta dunque una tentazione: desiderare di liberarsi di Dio per giudicare come Lui, essere a Lui uguale e non dover renderGli conto di niente, non chiederGli alcun consiglio, decidere da se stesso, "come un adulto", essere indipendente da Dio. Ora, non è in questo spirito di conflitto che si vive con Dio, ma in uno spirito di collaborazione divino-umana, uno spirito di scambio tra padre e figlio. Noi abbiamo tutti bisogno di un consiglio da un tale o da un tale altro; l’uomo nel suo lavoro consulta chi ha più esperienza di lui e, per ottenere dei diplomi di specializzazione, bisogna avere l’umiltà di frequentare prima l’università. Non si può essere dei buoni professori senza essere stati dei buoni allievi. Non si arriva alla maturità senza passare dall’infanzia. Allora, perché quando si tratta di Dio, il Maestro della Vita, bisognerebbe pensare ad ottenere la propria "indipendenza" per giudicare delle cose vitali, spesso così complesse e delicate? Questa sorta di indipendenza è un "albero di conoscenza" del Male che non si tocca impunemente. Bisogna trionfare sul desiderio di questa falsa indipendenza, scacciare queste idee orgogliose se si vuole vivere bene. Perché, a forza di pensare a una tentazione, come ha fatto Eva in Genesi 3,6, si cade nella trappola. Accettiamo dunque di metterci alla scuola di Dio se vogliamo imparare che cosa sia la vera vita. Noi non siamo né agenti, né vittime del Male.
Questo è l’insegnamento di Genesi 2,17. Il suo scopo è mantenere l’uomo nella mentalità vivificante di Dio, lo Spirito Santo.
1.2.2. I nomi sono donati dall’uomo, non da Dio, agli animali
Nota, in effetti, che il Creatore non dona un nome agli animali: "…Li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ogni essere vivente, quello doveva essere il suo nome" (Genesi 2,19). È un modo di esprimere la libertà dell’uomo ed una certa indipendenza che lo rende collaboratore di Dio, superiore all’animale. Qui appare un aspetto della collaborazione tra Dio e l’uomo nella gestione del mondo, una gestione consigliata da Dio che avrebbe donato la felicità agli uomini se fosse stata da loro rispettata fin dal principio.
Dare un nome è un atto significativo ed importante attraverso il quale si stabilisce un legame affettivo ed intimo con l’essere nominato, come i nomi dati agli animali addomesticati che teniamo in casa, o molto più importante, quelli che diamo ai nostri figli. Nel caso di Giovanni Battista e di Gesù, poiché essi erano stati inviati da Dio, Dio stesso impose loro il nome prima della nascita (Luca 1,13 e 1,31). Dio manifesta così che sono Suoi inviati. Per noi è ancora importante conoscere il nome di una persona o anche di un animale domestico. Tutto ha un nome e ciò che è senza nome, non ha valore. È per questo che gli scrittori della Genesi non hanno dato un nome né al sole né alla luna quando furono creati (Genesi 1,14-19).
1.2.3. La condizione della prima coppia nel Paradiso
Si tratta dello stato d’animo, la condizione psicologica e spirituale della prima coppia. Stando al secondo racconto, Adamo, senza Eva, si sentiva solo: "Non è bene che l’uomo sia solo", disse il Creatore. "Gli voglio fare un aiuto che gli sia simile" (Genesi 2,18). Tra gli animali, però, non c’era chi riempisse il vuoto che era nel suo cuore: "L’uomo non trovò l’aiuto che gli fosse simile" (Genesi 2,21). L’uomo aveva bisogno di una persona, di una compagna con la quale dialogare e che fosse, come lui, creata ad immagine di Dio, dotata d’intelligenza e capace di amare per comprenderlo. È il solo "aiuto che gli fosse simile".
Dio decise dunque che l’uomo doveva formare una coppia umana, maschio e femmina, complementare l’uno dell’altra. Decisione geniale! Dio fece la prima "operazione chirurgica" sotto anestesia della storia umana: "Fece cadere l’uomo in un profondo sonno, prese una delle sue costole, ricucì la carne al posto suo… Dalla costola Dio fece la donna e la diede all’uomo".
Avrai constatato come alla vista della donna tratta da lui, l’uomo gridò con entusiasmo felice: "Questa volta (non come le altre volte quando furono creati gli animali), ella è ossa delle mie ossa e carne della mia carne!". L’uomo è manifestamente felice di avere davanti a sé un essere simile a lui, una persona di un altro sesso, che proviene da lui.
La prima reazione dell’uomo è voler donare un nome a questa deliziosa persona che sta lì, in piedi accanto a lui. Egli non le domanda il suo nome, sa che non lo ha; la chiama secondo il suo nome: "Costei, sarà chiamata Isha (Donna)", perché in ebraico "uomo" si dice "Ish", "Ish" chiama il suo complemento femminile secondo il suo nome: "Isha". In francese "Isha" sarebbe "Hommesse", dalla parola "Homme". In italiano "Isha" diventerebbe "Uomessa", dalla parola "Uomo". In inglese, la parola "woman" (donna) viene da "man" (uomo). Il nome dell’uomo è donato esclusivamente alla sua compagna umana. Costei è, contrariamente agli animali, il riflesso femminile del suo stesso viso. Egli si riconosce in lei. Ella è stata tratta dalla sua carne, "l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre per unirsi alla sua donna e i due saranno una sola carne" (Genesi 2,24 / Matteo 19,3-6).
Così, unendosi alla sua donna, l’uomo si ritrova, si completa; rimette a posto in se stesso la costola estratta. Per questo Dio condanna nel Vangelo coloro che, alla fine dei tempi, impediscono il matrimonio (come fanno certi religiosi): "Lo Spirito (Dio) dichiara apertamente che, negli ultimi tempi, alcuni si allontaneranno dalla fede, dando credito a spiriti menzogneri ed a dottrine diaboliche… Costoro vieteranno il matrimonio…" (1 Timoteo 4,1-3). Ciò non significa che il matrimonio debba essere un obbligo morale: certuni trovano in Dio il Coniuge a cui il loro cuore aspira. Questa unione spirituale con Dio è un appello divino fatto a tutti gli uomini; che si faccia direttamente, tramite un celibato liberamente scelto, o attraverso il matrimonio. In ogni modo, Dio deve essere il Primo Amore; è Lui che orienta in seguito verso il celibato o verso un’unione matrimoniale. Non c’è una legge assoluta per o contro il matrimonio. A ciascuno la propria vocazione, tutte le vocazioni sono ugualmente sante poiché sono una messa in pratica della volontà divina. La felicità non è altro che il frutto del compimento di questa volontà.
In quale stato d’animo era la prima coppia nel Paradiso? L’uomo e la donna erano immersi nella felicità perché Dio li ha creati puri, innocenti, senza macchia: la loro coscienza era tranquilla. Da dove è dunque venuto il male? Nessun cattivo pensiero era stato messo in loro dal Creatore. Come sarebbe stato possibile che Dio, il Bene assoluto, avesse depositato del male nell’anima e nel pensiero dell’uomo da Lui creato? Dal Bene non viene che il bene. È per questo che Ish e Isha erano felici, senza problemi di vita e senza complessi psicologici che li tormentavano. In pace con Dio e tra di loro: "Ambedue erano nudi, l’uomo e la sua donna, ma non sentivano vergogna" (Genesi 2,25). Essi si guardavano in faccia, senza arrossire per pensieri indegni sul loro stato, e potevano guardare Dio in faccia.
Solo dopo la rivolta contro Dio, l’uomo e la donna conosceranno la vergogna. Questa situazione regna nel mondo ancora ai nostri giorni a causa delle cattive intenzioni e dei comportamenti ingiusti degli uomini nel corso dei secoli. Non ci si guarda più veramente in faccia e l’ombra del male gravita sulla maggioranza delle coscienze. Pochi uomini, per esempio, arrivano a resistere all’attrazione del denaro, della gloria, del potere, o a guardare un corpo nudo senza avere dei desideri malsani, squilibrati, o repressi. Al principio dell’umanità, non era così: l’uomo e la donna si guardavano con amore vero, profondo e puro. Essi erano immacolati, "nudi" da tutti i peccati e rivestiti della grazia di Dio, vivendo in permanenza con il Creatore.
Giacché Dio ha creato l’uomo nell’innocenza, come è entrato il male nel mondo? Questo è ciò che ci rivela il capitolo 3 della Genesi. Leggilo, prima di continuare questo corso, per comprendere meglio le spiegazioni che seguiranno. Prima, però, prendi coscienza della gioia che hai provato nel capire ciò che hai già appreso. Hai sentito i polmoni della tua anima dilatarsi e respirare l’ossigeno della gioia spirituale scoprendo la verità su dei punti biblici che erano per te oscuri?
1.3. La rivolta dell’uomo contro Dio (Genesi 3)
Con questa storia simbolica che hai letto, la Genesi ci insegna come il male sia entrato nel mondo: l’uomo ha commesso l’errore di credere al diavolo, invece di ascoltare i consigli di Dio. Qui, il serpente simbolizza il diavolo furbo. È dunque l’uomo stesso che ha introdotto il male nel mondo. In effetti, lui solo ne è responsabile. Ha preferito credere al diavolo e ha trascurato il consiglio disinteressato di Dio. Sedotto dalle prospettive menzognere di questo nemico, l’uomo è diventato lo schiavo di Satana. Egli ha velocemente diffuso le idee nocive ed i desideri diabolici nel cuore delle generazioni successive. Il diavolo ormai è riuscito ad avere i suoi agenti, la sua discendenza sulla terra per allontanare l’umanità da Dio. Tutta la storia della salvezza consiste nell’esorcizzare l’uomo reintroducendo in lui il pensiero di Dio, liberandolo così dall’influenza diabolica. L’uomo, liberato dal diavolo arriva a chiedere con ardore a Dio: "Sia fatta la tua volontà…" e mai più la mia.
Il diavolo si è avvicinato alla donna, non all’uomo, poiché questi aveva parlato con Dio e quindi era più difficile da sedurre. Nota l’astuzia con la quale il serpente diabolico si avvicina alla donna. Per assicurarsi di non essere da lei respinto, instaura il dialogo con malizia ponendo una semplice domanda, ma in modo da deformare il consiglio divino: "È vero che Dio vi ha detto di non mangiare di nessun albero del giardino?". Questo modo di presentare il problema conteneva il germe della rivolta contro Dio. Satana voleva spingere la donna a ribellarsi facendole credere che non poteva mangiare di "nessun albero". Prima dell’intervento satanico, la coppia umana era invece soddisfatta della propria sorte.
E la donna spiegò al diavolo: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero in mezzo al giardino Dio ha detto: non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare per non morirne". Il diavolo sapeva questo! Il dialogo, però, era cominciato e per lui questo era l’importante. Questo fu il primo trionfo satanico sull’umanità. Satana poteva ormai, dopo aver guadagnato l’ascolto della madre degli uomini, proseguire il dialogo secolare interiore con l’umanità intera. Egli continuò sfacciatamente a parlare alla povera imprudente: "Voi non morirete affatto! Anzi! Dio sa che il giorno in cui voi ne mangerete, si apriranno i vostri occhi e diventerete come Lui, conoscitori del Bene e del Male". La donna fu sedotta dall’idea di essere indipendente come Dio, di poter decidere essa stessa ciò che fosse bene o no!
La cosa peggiore, però, è che il diavolo ha dato di Dio una falsa immagine, cioè quella di un dittatore geloso delle sue prerogative, avaro dei suoi privilegi, che vuole impedire all’uomo di evolversi proibendogli di nutrirsi dell’albero della conoscenza. Ora era vero il contrario: Dio consiglia all’uomo di non toccarlo per non morire, ma essere immortale come Dio: vivo e felice per sempre, perché la morte dell’uomo è dovuta al falso discernimento del bene e del male. Per essere "come Dio", dobbiamo pensare "come Lui", discernere secondo Lui. Ecco lo Spirito Santo che Gesù ci chiede di domandare a Dio (Luca 11,13). Questo Spirito ci dona la vita eterna, e attraverso lui, noi diventiamo come Dio, immortali.
Quale atteggiamento avrebbe dovuto avere la donna di fronte alle proposte del diavolo? L’indifferenza! È il più grande disprezzo. Ella avrebbe, almeno, dovuto essere prudente e domandare l’identità del suo interlocutore: "Chi sei tu?". Ella che era ad immagine di Dio, avrebbe dovuto paragonare questa immagine a quella che le parlava. Questa è stata l’attitudine di Maria, la Vergine di Nazareth, di fronte all’angelo Gabriele: "Ella si domandava che significato avesse il saluto dell’angelo" (Luca 1,29). Se "Isha" si fosse domandata cosa significassero le parole del suo astuto interlocutore, avrebbe imbarazzato notevolmente la maledetta vipera. Infatti il diavolo sapeva bene che Dio non aveva vietato all’uomo di mangiare di nessun albero del giardino; anche la donna lo sapeva e avrebbe dovuto munirsi di discernimento per confondere il diavolo. Ella fu accecata dall’orgoglio: diventare come Dio. Tuttavia è Dio stesso che vuole renderci "come Dio". Possiamo diventarlo solo attraverso Lui. L’uomo voleva diventarlo senza di Lui. In ciò sta la sua colpa.
La donna cedette e trascinò suo marito nell’impeto contro Dio. Dopo avere "mangiato" del frutto proibito, i lori occhi, in effetti, si aprirono come aveva detto il diavolo alla donna, ma per constatare come fosse ridicola la situazione nella quale essi si erano volontariamente messi. Essi ebbero vergogna della loro colpa realizzando che non contemplavano più il volto vivificante di Dio, ma il viso cinico del loro seduttore satanico. È a questo spettacolo deprimente che i loro occhi si aprirono, realizzando che erano stati ingannati. Gesù è venuto per riaprire gli occhi dei suoi fedeli al Volto vivificante di Dio: "Beati i puri di cuore perché vedranno Dio" (Matteo 5,8).
Questa esperienza fu uno choc per la prima coppia. Niente era più come prima, tutto era cambiato tra Dio e loro ed anche fra di loro. Non osavano più né guardarLo, né guardarsi in faccia. Realizzarono che la loro felicità era dovuta alla grazia divina e che l’avevano persa. Ora essi si sentivano nudi, sprovvisti del benessere dei raggi divini. L’uomo ha voluto fare l’esperienza del male e ne ha conosciuto l’amarezza. Questo gusto amaro del niente è dovuto al ritiro di Dio dall’anima che gli resiste, lasciandola nella solitudine, in preda alla tristezza. Perché Dio si propone, ma mai si impone.
Il diavolo è riuscito a separare l’uomo da Dio. Così infelicità, tristezza e vergogna furono "il frutto" colto dall’uomo sull’"albero" che non doveva toccare. Questi sentimenti spiacevoli sono la fonte dei complessi umani, generando ogni sorta di squilibrio: colpevolezza, timidezza, inferiorità, falso pudore, ecc… L’uomo prova spesso a rialzarsi, ma per poi cadere nell’eccesso contrario: sfrontatezza, orgoglio ed arroganza, libertinaggio, ecc… L’uomo non si può raddrizzare senza Dio.
La caduta della prima coppia umana è conosciuta come il "peccato originale". Le sue conseguenze non sono limitate ai primi genitori, ma hanno contaminato anche tutti gli altri discendenti. Noi tutti abbiamo ereditato delle tare da questo primo peccato, come un bambino subisce le conseguenze di uno squilibrio familiare o sociale.
La vergogna soffocava l’uomo e la donna fino a rendere la loro nudità corporale insopportabile. Le foglie del fico con cui fecero un perizoma per coprirsi sono simboliche: nascondere la colpa commessa spiritualmente coprendo il corpo. Ora, la colpa si verificò a livello dell’anima. La Bibbia usa spesso l’espressione "mettere a nudo" per rivelare le intenzione reali dell’anima, per denunciare i crimini e le colpe (vedere Geremia 13,26 / Lamentazioni 1,8 / Naum 3,5 e 2 Corinzi 5,1-5). L’uomo e la sua donna non vollero essere visti da Dio nel loro miserabile stato, allora si coprirono il corpo. Per la prima volta, ebbero paura di affrontarLo. Quando Dio si avvicinò loro, nella loro coscienza macchiata, distolsero gli occhi dell’anima, come tutti i colpevoli che si sentono scoperti. Adamo ed Eva fuggirono sentendo Dio avvicinarsi, invece di correre verso di Lui spontaneamente. Questa fuga davanti a Dio marcò l’umanità: l’uomo ebbe paura di Dio, evitò il suo sguardo e si allontanò da Lui. Questa è l’eredità del peccato originale.
Constata che né l’uomo né la donna domandarono perdono. L’uomo gettò il suo biasimo sulla donna e, indirettamente, su Dio stesso per avergliela donata. "È la donna che tu mi hai dato che mi ha donato il frutto e io l’ho mangiato". Sembrò rimproverare Dio di avergli donato la compagna che prima era la sua gioia. La donna, da parte sua, fece ricadere la responsabilità sul diavolo. Sarebbe stato così meraviglioso se l’uomo e la donna, insieme, avessero domandato perdono a Colui che avevano offeso. Si dice che: "una colpa confessata è mezza perdonata". L’uomo, il più delle volte, preferisce discolparsi e rendere qualcun altro responsabile delle sue colpe.
Adamo ed Eva… siamo anche noi! Come riparare all’errore? Chi se ne preoccupa? Quando si fa un errore dobbiamo scusarci. Quanti chiedono perdono a Dio dal fondo del cuore, non solamente con le labbra?
Quale è stata la natura esatta del primo peccato umano? Molti commentatori e interpreti hanno tentato di capirla. Io penso, come certi interpreti, che fu un tentativo umano di usurpare la sovranità divina: detronizzare Dio per regnare al suo posto, essere autosufficienti e decidere senza Dio delle cose della vita, scegliere da se stessi ciò che è bene e ciò che è male, decidendo da soli quello che rende felice o infelice l’uomo. L’insuccesso dell’uomo gli aprì gli occhi: si rese conto che, senza Dio, non poteva essere pienamente felice. Ne ebbe vergogna. Gesù è venuto per ridarci Dio, per rimetterci in sua vivificante compagnia. È per questo che i profeti, che Lo avevano annunciato, Lo avevano chiamato "Emmanuele" che significa, in ebraico, "Dio con noi" (Isaia 7,14 / Matteo 1,22). Gesù riporta l’uomo a Dio. Non c’è altra via (Giovanni 14,6); il perdono divino si ottiene con la fede in Gesù (1 Giovanni 2,12 / Colossesi 2,13).
Alcuni pensano che il peccato originale sia stato di natura sessuale. Ciò non sembra il caso, dato che Dio domandò alla prima coppia di moltiplicarsi e di riempire la terra (Genesi 1,28). Tuttavia, se questo peccato ha preso la forma di un atto sessuale, è perché questo atto è stato compiuto senza Dio o con uno spirito di sfida a Dio, uno spirito di pura sensualità, a livello del semplice istinto e del solo piacere di carne (come tanti lo fanno nel mondo della pornografia) escludendo i sentimenti di amore profondo e di comunione spirituale della coppia in Dio.
Questo spiegherebbe perché, dopo la colpa, Dio dice alla donna: "La tua passione (desiderio sessuale) ti spingerà verso tuo marito" (Genesi 3,16). Dopo la colpa, non sarà più il cuore a regolare le relazioni fra l’uomo e la donna, ma il desiderio sessuale: ormai l’uomo "dominerà" la donna, come constatiamo in molte società da tempi immemorabili. L’armonia della coppia fu rotta per lasciare il posto ad uno squilibrio crescente e difficilmente superabile. Noi constatiamo questo squilibrio che porta al divorzio, alla poligamia, all’adulterio e alle situazioni spesso così drammatiche nelle famiglie umane nel mondo intero. Questo è il frutto dello spirito del diavolo introdotto dall’uomo nel cuore dell’umanità al momento del peccato originale.
Non dobbiamo credere che solo i nostri primi genitori siano responsabili di questa colpa drammatica: miliardi di uomini dopo di loro, fino ai nostri giorni, continuarono ad aggravare la situazione, proclamando così la loro solidarietà con il peccato della prima coppia, senza pensare di trarre la lezione dal passato. Ancora, a milioni gli uomini resistono allo Spirito di Dio, preferendo il loro spirito o quello della vipera antica che disorientò il primo uomo.
L’uomo moderno, abbagliato dalla falsa scienza e gonfiato dall’orgoglio, si ostina a credere che può fare senza Dio; vuole giudicare con la sua piccola testa quello che è bene per lui o ciò che è male. L’umanità, così, è arrivata all’inquinamento materiale e al pericolo nucleare che minacciano l’esistenza stessa degli uomini. L’inquinamento spirituale è ancora più grave e risulta dal fatto che l’uomo trascura i consigli del Cielo e non ascolta che le suggestioni dell’Inferno. E quando l’uomo sta male, invece di rimettere in discussione la propria attitudine, si arrabbia con Dio… che gli aveva però raccomandato di non fare ciò che lo ha reso malato e triste. Pensa ai drogati e agli omosessuali che hanno manifestato contro Dio, dopo essersi ammalati di "AIDS"… Questi assomigliano a quel malato che si rifiuta di prendere la medicina prescritta dal medico; la malattia si aggrava e scoppia la sua rabbia contro il medico… invece di prendersela con se stesso.
Nota che Dio maledice solo il diavolo, perché quest’ultimo sapeva bene ciò che faceva. L’uomo e la donna invece non erano pienamente coscienti della gravità e delle conseguenze delle loro azioni. Così Dio lascia intravedere una speranza di riscatto futuro, annunciando che i figli della donna prenderanno la loro rivincita ed un giorno trionferanno sui figli del diavolo. Infatti Dio dice al diavolo: "Sii maledetto fra tutti gli animali… Io porrò ostilità fra te e la donna, tra la tua discendenza e la sua; Essa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (Genesi 3,15). Questo versetto è il primo annuncio della venuta di una discendenza umana - il Messia - che salverà gli uomini dalla prigione psicologica e spirituale nella quale i demoni li avevano gettati. La donna e la sua discendenza che schiaccia la testa del diavolo sono la Vergine Maria e suo Figlio, Gesù, con tutti i suoi, gli uomini di buona volontà del mondo intero.
Nella sua misericordia infinita, Dio dà all’uomo la possibilità di riscattarsi e di riparare al suo torto. Questa possibilità è simboleggiata dai vestiti di pelle con i quali il Creatore copre la nudità dell’uomo. Adamo ed Eva hanno voluto coprire la loro vergogna con "delle foglie di fico" (Genesi 3,7). Questo vestito, però, non è resistente. Così Dio, che è un buon Padre, regala loro "delle tuniche di pelle e li veste" per esprimere la sua compassione e per incoraggiare l’uomo a trovare la via di uscita dalla sua confusione. Questo permette a coloro che amano Dio di ritrovare la strada di ritorno a Lui, sapendo che Egli è comprensivo, che li aiuterà a rimodellarsi alla Sua immagine perduta dal peccato (Romani 5,12-16 e Colossesi 3,10). Perché il peccato distrugge in noi l’immagine di Dio. Con il peccato, Satana ha plasmato l’umanità a sua immagine. Gesù è venuto a dare di nuovo all’uomo l’immagine di Dio.
Dopo la caduta, "l’uomo chiamò la sua donna "Eva", perché fu la madre di tutti i credenti" (Genesi 3,20). Questo nuovo nome di Isha indica una nuova situazione: la donna non si situa più in relazione all’uomo, ma alla sua grande missione: dare la vita all’umanità. Perché Eva, in ebraico "Havva", significa "vita". Nota che il nome dell’uomo "Adamo" non è citato. Solamente più tardi il nome Adamo gli fu dato in rapporto alla sua origine, perché "Adamà" in ebraico significa "terra", "argilla" o "fango" dal quale Dio formò l’uomo. Dunque "Adamo" si traduce in "Terroso" o "Fangoso". Il nome di Adamo è citato per la prima volta in Genesi 4,25.
Dopo la caduta, l’atteggiamento di Dio verso l’uomo cambiò: con una punta di ironia, Egli dice della Sua creatura: "Ecco l’uomo è diventato come uno di noi; conosce il bene e il male!". L’uomo meritava questa ironia, meritava anche di essere allontanato dal Paradiso prima di commettere un’altra sciocchezza. "Potrebbe allungare la mano e cogliere anche dell’albero della vita per mangiarne e vivere per sempre!…" (Genesi 3,22). Un’altra meritata ed umiliante ironia, perché l’uomo vorrebbe vivere eternamente… come Dio… senza morire, ma sulla terra e senza dover comparire davanti al Giudice Eterno. Non è questo il desiderio di tanti uomini che cercano il siero dell’eterna giovinezza? E con i modi più ridicoli: delle società a prezzi elevatissimi, imbalsamano a peso d’oro i corpi dei clienti interessati, conservandoli in frigoriferi speciali aspettando che sia scoperto il prodotto "miracoloso" di ritorno alla vita corporale, per iniettarlo al cliente e risuscitarlo… assai contento di ritrovare la vita in questo misero mondo… Bisognerebbe, però, che anche queste società di "resurrezione" fossero esse stesse in vita…!
Che cosa significa per l’uomo essere cacciato fuori dal Paradiso? È l’esilio da un luogo terrestre? No, non è questo: il Paradiso in questione è una condizione dell’anima: la felicità. L’uomo era completamente felice prima di decidere di prendersi in carico da sé, di "liberarsi" di Dio. Il Creatore aveva dato tutto all’uomo, gratuitamente. Non gli mancava nulla, né sul piano spirituale e psicologico pieno com’era dell’amore del suo Creatore, né sul piano materiale, per l’abbondanza dei prodotti della terra. La vita era senza problemi su tutti i piani. Quello che rende la vita difficile, anzi in certi momenti impossibile, sono i sistemi economici introdotti dagli uomini avidi di potere, un modo di vita nocivo (vita mondana costosa, bevande alcoliche, sigarette, sigari, giochi d’azzardo, casinò, vestiti d’alta moda, ecc…). Eppure la terra produce in abbondanza e continuamente per tutti. I prodotti sono così abbondanti che certi paesi ricchi ne hanno in eccesso e queste eccedenze sono spesso distrutte per mantenere i prezzi alti, invece di essere distribuite al Terzo mondo così affamato. I trust internazionali e le società di consumo non hanno reso l’uomo felice: c’è disoccupazione, inflazione, insoddisfazione nel mondo. Gran parte dell’economia mondiale è consacrata alle armi destinate alla distruzione… E la terra che Dio ha creato continua a dare all’uomo quello che ha di migliore… E l’uomo continua a renderla sempre meno abitabile e capace di nutrirlo, inquinata dagli scarti nocivi (nucleari ed altro) di cui la riempie.
In ogni tempo l’uomo s’intestardisce a voler vivere la propria vita come la intende lui, senza Dio. Il risultato? I ricchi hanno tutto ciò che il denaro può comprare, ma non sono soddisfatti: il denaro non può comprare la felicità e la tranquillità della coscienza. Nonostante l’abbondanza nella quale vivono, tanti ricchi preferiscono il suicidio alla vita. Perché la loro vita è senza Dio. L’"indipendenza" dell’uomo gli ha reso la vita dura e sgradevole. Ecco perché Dio aveva detto all’uomo che la terra sarà maledetta "per causa tua (per colpa tua)! Con affanno ne trarrai nutrimento per tutti i giorni della tua vita. Con il sudore della tua fronte mangerai il pane (per la tua cattiva gestione)" (Genesi 3,17-19). L’uomo ha sempre la tendenza a chiudersi ai consigli del Creatore, preferendo circondarsi di consigli umani meno efficaci. Dio, però, è questo "Consigliere meraviglioso" del quale parla il profeta Isaia (Isaia 9,5).
L’uomo fu così esiliato dalla felicità, avendone rigettata la Fonte con le proprie mani. Da allora vagabonda alla ricerca di un sostituto della vera felicità, convinto di trovarla sia nel denaro che nei piaceri o in una vana gloria. Il brano della Genesi dice che "il Signore Dio lo mandò via dal giardino dell’Eden, per lavorare il suolo" (Genesi 3,23). Se Dio ha mandato fuori l’uomo è perché egli voleva condurre la propria vita senza l’intervento di Dio; che andasse pure a coltivare la terra, quella terra che era pronta a dargli tutto senza stancarlo. (Leggi Matteo 6,24-34). L’uomo, però, ha preferito lasciarsi inghiottire dalla materia.
La caduta originale ha avuto quindi due conseguenze infelici per l’umanità intera:
1. La prima, la più nefasta, è di ordine psicologico e spirituale:
Lo spirito dell’uomo e la sua anima sono caduti nel corpo, diventando sottomessi alla carne, insensibili, come anestetizzati. Lo shock ricevuto gli fece letteralmente perdere conoscenza. L’uomo perse anche le sue facoltà spirituali e psicologiche, diventando fragile, incapace di orientarsi dall’interno. Questa caduta portò ad un vagabondare del cuore e dell’intelletto; l’angoscia si stabilì nell’anima umana. Poeti, filosofi, intellettuali di tutti i tempi cercarono invano di capire e di analizzare le ragioni dell’inquietudine umana. Solo la Rivelazione divina ci illumina.
La disobbedienza dell’Uomo ha introdotto Satana nel subconscio dell’intera umanità. Satana ha ottenuto il diritto di soggiorno e di intervento della volontà dell’uomo e parla ormai in nome di quest’ultimo. Si traveste usurpando l’identità dell’uomo. Così, quando noi diciamo "io" o "io voglio", bisogna discernere chi si esprime. Chi è questo "io" che parla in noi? Chi è che desidera? Dio, Satana o noi stessi? Qui sta la base del discernimento. Il Cristo viene per "reimpiantarci" su Dio e liberarci dal parassitismo satanico. Ecco perchè Gesù ha detto ai Suoi nemici: "voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro" (Giovanni 8,44). Non ne erano coscienti, ma tuttavia ben consenzienti. È sempre salutare assicurasi che ciò che si desidera sia in armonia con la Volontà di Dio, con il Suo piano di liberazione dell’umanità.
Completamente caduto nel suo corpo, l’uomo poté scoprire la vita dell’anima solamente a partire dalle sensazioni fisiche, dato che la riflessione ed i sentimenti erano chiusi nel corpo. Ormai l’uomo vive terra a terra, incapace di ritrovare da se stesso ed in se stesso la vita dell’anima, della quale non ha che una vaga nostalgia.
Nonostante ciò, Dio, tramite Gesù, tende la mano all’uomo. Colui che afferra questa mano divina sente la sua anima elevarsi alla sua destinazione iniziale. Questo ritorno dell’anima alla vita è chiamato dal Vangelo "La Prima Resurrezione" (Apocalisse 20,5-6 e Giovanni 5,25-26).
2. La seconda conseguenza è di ordine materiale e temporale:
La vita dell’uomo sulla terra è resa difficile per colpa dell’uomo stesso.
Tutta la storia della salvezza umana mira a fare uscire l’uomo dai guai che volontariamente si è cercato. Ci è voluto tutto l’amore e il genio di Dio, suo tenero Creatore, per farlo uscire dal suo smarrimento tramite il Suo Inviato: Gesù.
La morale di questa storia è che non si deve dialogare con la tentazione: non si discute con il diavolo, come non si gioca con il fuoco. Non facciamo come Eva che si attardò a contemplare quello che era vietato, trovandolo buono quando Dio aveva detto che avrebbe dato la morte. Crediamo a Dio, anche se il male "sembra" buono ai nostri occhi. Che la colpa di Eva ci serva a smascherare la morte che si presenta in maniera seducente. Facciamo come Maria, questa giovane ragazza dal cuore puro, che meritava di essere la degna Madre del Messia, il Salvatore degli uomini. Ella non ha mai accettato di ascoltare la voce seduttrice del "serpente" satanico, ignorandolo semplicemente, avendo occhi e orecchie solo per Dio, volendo compiere solo il Suo piano. Per questo la chiamano la "Nuova Eva", la nuova Madre dei viventi, cioè dei credenti; Ella e la sua discendenza fracassano la testa del diavolo (Genesi 3,15).
Ho spiegato lungamente i primi tre capitoli della Genesi al fine di inculcarti uno spirito che ti permetta di capire la Bibbia secondo l’intenzione di Dio. Attento a non interpretare alla lettera le storie che hai letto sulla creazione e sulla caduta. Ricerca il senso spirituale profondo per mezzo delle allegorie, senza lasciarti incatenare dal senso letterale che chiude l’orizzonte della ricerca e della comprensione. Il mondo non è stato creato in 6 giorni, né il sole il 4° giorno; un serpente non si è materialmente presentato ad Eva: questo serpente simboleggia le idee ispirate dal diavolo all’uomo in generale, non necessariamente alla donna, in un modo sottile e tortuoso, come un serpente, per sedurre senza essere riconosciuto.
Peraltro possiamo credere alla teoria dell’evoluzione senza smettere di credere in Dio. In questo caso Dio avrebbe creato in una maniera evolutiva. Non c’è nessun fondamento scientifico a sostegno di coloro che pretendono che l’evoluzione dimostri la non esistenza di Dio: se c’è un’evoluzione, c’è dunque "Colui" che fa evolvere: Dio. È Lui che avrà "programmato" questa evoluzione, come si sviluppa (si evolve) un embrione, a partire da germi minuscoli verso la forma umana adulta. Coloro che credono alla teoria fissista (cioè che Dio creò l’uomo così com’è ora, senza evolvere a partire da uno stadio animale inferiore) ed i sostenitori dell’evoluzionismo sono così d’accordo sul punto essenziale per la Bibbia: Dio è l’unico Creatore. Sta alla scienza determinare il modo della creazione!…
Ora leggi il capitolo 4 della Genesi, prima di proseguire il corso.
1.4. Caino e Abele: l’uomo uccide l’uomo suo fratello (Genesi 4)
Hai appena letto una storia simbolica, che rivela come il male si è propagato sulla terra tra l’uomo e l’uomo, suo fratello, dopo essere stato compiuto dall’uomo contro Dio, suo "Padre".
Questa storia, come quelle che l’hanno preceduta, è allegorica e non deve essere presa alla lettera, non essendosi verificata esattamente così. Perché se sulla terra, letteralmente parlando, c’erano solo Adamo ed Eva ed i loro due figli, chi sarebbe quindi questo "primo venuto" dal quale Caino temeva di essere ucciso? (Genesi 4,15). Si tratta perciò di generazioni ed i nomi di Caino ed Abele sono solo simbolici: non hanno un fondamento storico. Ogni giorno Caino uccide Abele.
Perché Dio ha rifiutato l’offerta di Caino e gradito quella di Abele? Questo è l’insegnamento che vuole donarci la Bibbia. Tanti si fermano sullo svolgimento storico di quel racconto, senza cercare di scoprirne la morale.
Per capire questo brano, bisogna leggere fra le righe. Osserva che Caino presenta "i prodotti della terra" (…non importa quali… magari brutti per sbarazzarsene… e finirla con quel pesante dovere di offrire qualche cosa a Yahvè). Al contrario, Abele "offrì i primi nati" (quello che aveva di meglio) del suo gregge ed anche del loro grasso (così prezioso da tenere per la cucina… ma per Abele niente era troppo buono per Dio)". Quindi questo significa che Caino offrì a malincuore, con avarizia e costrizione, senza amore. Al contrario, Abele offrì spontaneamente il meglio con tutto il cuore. Si capisce allora l’attitudine di Dio. Noi ci comportiamo allo stesso modo e anche noi spesso rifiutiamo un regalo offerto da persone malintenzionate.
Rifiutare un regalo di qualcuno è rigettare la persona che lo offre. Si deve avere una buona ragione per agire così. Di fronte al rifiuto di Dio, Caino avrebbe dovuto prendere coscienza delle proprie mancanze, per riguardo dovuto alla dignità di Colui al quale voleva offrire questi doni imperfetti. Egli avrebbe dovuto ravvedersi, scusarsi e poi riscattarsi presentando di tutto cuore una buona offerta.
Attraverso il profeta Malachia, Dio dice ai sacerdoti Ebrei: "Voi mi disprezzate!… Voi portate animali rubati, zoppi e malati, e li portate in offerta. Posso io gradirli dalle vostre mani? Maledetto il fraudolento che ha nel suo gregge un maschio, ne fa voto, e poi mi sacrifica una bestia difettosa!" (Malachia 1,13-14).
Il profeta Amos dice anche agli Ebrei da parte del Signore: "Per le vostre offerte non provo nessun gradimento. Non le voglio" (Amos 5,22), poi aggiunge che l’offerta gradita a Dio è la pratica della bontà e della giustizia (Amos 5,24). Dio rifiuta quelle offerte perché erano fatte con lo spirito di Caino.
Tutto quello che è donato senza amore non ha nessun valore agli occhi di Dio. Gesù aveva lodato una povera donna che aveva messo una piccola moneta nella cassa dei poveri, giudicando che costei aveva dato più dei ricchi, avendo dato di tutto cuore e del suo necessario, non del suo superfluo (Luca 21,1-4). Nello stesso spirito Paolo dice che dare tutto il proprio denaro ai poveri senza donare amore non serve a nulla (1 Corinzi 13,3).
Vedendosi respinto, Caino se la prese con suo fratello, invece di pentirsi. Egli inasprì il suo animo e si lasciò invadere dalla gelosia e dall’invidia al punto di uccidere il suo unico fratello. Quando Dio gli domandò notizie di suo fratello, egli rispose con arroganza: "Sono forse il guardiano di mio fratello?". Lontano dall’essere il suo guardiano, fu il suo carnefice! Quindi Dio maledisse Caino per il suo crimine, per non essersi pentito e per la sua impertinenza.
La maledizione di Caino è la seconda citata dalla Genesi. La prima maledizione divina cadde sul diavolo. Caino rappresenta così la discendenza e l’immagine del diavolo sulla terra. Questa discendenza maledetta sarà lo strumento di Satana lungo i secoli. I figli della Donna, della "Nuova Eva", sono chiamati da Dio a combattere e a vincere questa discendenza diabolica (Apocalisse 12,17).
Cosa significa il segno che Dio mise su Caino perché non lo si uccidesse? È simbolico e rappresenta la violenza con la quale il viso di quel fratricida è marcato per sempre. La sua fronte severa, il suo viso duro e il suo sguardo malvagio riflettono l’odio della sua anima. Non è dunque Caino che deve avere paura del "primo venuto", ma al contrario ciascuno avrà timore di quel criminale, solo per il suo aspetto.
Sono Caino ed i suoi simili che fanno paura agli uomini, perché se un Caino è ucciso sarà vendicato da altri "7". Caino, cacciato da Dio, esitò ad allontanarsi con il pretesto che lo si ucciderebbe. Desiderava rimanere accanto a Dio, non per pentirsi e cambiare vita, ma per essere al sicuro… continuando a commettere il male. Dio, allora, gli dice ciò che significa: "Vai, esci di qua! Non sei tu, criminale, che devi avere paura degli altri; sei tu piuttosto che fai paura a "7" altri uomini", cioè ad una moltitudine (Genesi 4,15). La cifra 7 è simbolica: indica la pienezza; Gesù ha detto a Pietro di perdonare 77 volte 7, cioè un numero illimitato di volte, a chi si pente sinceramente (Matteo 18,21).
Caino finisce per "ritirarsi dalla presenza del Signore per stabilirsi nel paese di Nod" (Genesi 4,16). Quel paese è simbolico: Nod in ebraico, significa "errare" e simbolizza la perdizione dell’anima. Non è dunque un luogo geografico, ma un triste stato d’animo ancora peggiore di quello dovuto al peccato originale. Perché per quel genere di errore, che merita la maledizione di Dio, non c’è speranza di liberazione dell’anima: è il peccato contro lo Spirito di Dio, per il quale il perdono non è possibile perché non c’è pentimento (Luca 12,10 e 1 Giovanni 5,16-17).
Con Caino ed i suoi simili, il male si è sparso ed aggravato in tutto il mondo. I figli di Caino diventarono ancora più cattivi del loro padre fratricida. Ecco il senso della storia di Lamech (Genesi 4,19-24). Leggila di nuovo: Lamech minaccia delle peggiori rappresaglie le sue due spose, Ada e Zilla, mostrando il suo intrattabile e bestiale carattere: egli ha ucciso un uomo che l’aveva solo ferito e un bambino perché l’aveva picchiato; perchè "Caino si è vendicato 7 volte, Lamech si è vendicato 77 volte di più…!" Dopo Caino, la violenza aumentò ed i suoi discendenti furono infinitamente più violenti dei loro antenati fratricidi. Ora puoi capire meglio l’espressione "essere vendicato 7 volte"; ricorda che il simbolismo della cifra 7 significa la pienezza o la sufficienza, come quando diciamo: "L’ho ripetuto cento volte"; quello che vogliamo dire è che abbiamo ripetuto l’argomento un numero sufficiente di volte per essere capito.
Dio volendo restaurare il bene sulla terra, concede ad Adamo ed Eva un altro figlio: "Adamo aveva 130 anni quando generò, a sua immagine e somiglianza, un figlio" (Genesi 5,1-3). Questo nuovo figlio è l’antenato degli uomini che devono combattere il male propagato da Caino e dai suoi discendenti.
Nota che questo nuovo figlio, chiamato Set, è ad immagine di Adamo, non ad immagine di Dio, deformata in Adamo per colpa sua. Immagine deformata, ma non completamente irrimediabilmente distrutta, come nel caso di Caino e Lamech. La restaurazione dell’immagine divina è dunque possibile nel caso di Set e dei suoi simili. Questa "chirurgia estetica" spirituale ha per scopo rimodellare l’aspetto morale dell’uomo su quello di Dio. Ha come modello il Viso luminoso di Gesù che, a sua volta, ci dà il prototipo del viso gradito da Dio, quello di Maria sua Madre. Abbandonandosi alla volontà divina, Maria rispose all’Angelo Gabriele che le annunciava la nascita di Gesù: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Luca 1,38). Che Maria ci aiuti a riconquistare l’immagine di Dio per evolvere verso la perfezione umana, il cui fine è assomigliare a Dio.
Così dunque, dopo la colpa di Adamo, gli uomini generano i loro figli a loro immagine, non a quella di Dio che era perfetta in Adamo prima della caduta. Questa è la triste eredità del peccato originale: un’immagine divina diventata sfumata, quasi irriconoscibile secondo il caso, ma recuperabile a certe condizioni. Qui risiede la responsabilità dei genitori. Quale immagine di Dio danno ai loro figli? Quale idea si fanno essi stessi di Dio? Hanno almeno il desiderio di conoscere Dio, di scoprire il suo vero "Nome", il suo vero viso e chi Egli sia veramente, per rivelarLo ai loro discendenti? Vogliono essere dei buoni genitori aiutando i loro figli ad evolvere o li fermano alla loro propria immagine deformata? Tante domande che questo brano ci invita a fare nel programma di decondizionamento e di presa di coscienza fatta al principio di questo itinerario spirituale. La preghiera insegnata da Gesù: "Padre, che sia santificato il Tuo Nome", assume tutta la sua importanza e significa: "Padre, che io possa conoscere il tuo vero viso per rifletterlo".
Eva chiamò il suo nuovo figlio Set (in ebraico "Shat", ossia "Accordato"). Lo chiamò così perché Dio le "accordò un altro figlio" al posto di Abele. Set è ad immagine di Adamo, non di Dio. Ricorda bene il suo nome perché gli scrittori biblici ne hanno fatto il successore di Adamo e l’antenato dei "figli di Dio" sulla terra, la discendenza della "Donna" che deve schiacciare la testa al serpente satanico (Genesi 3,15).
Leggi il capitolo 5 della Genesi e stai attento alle frasi che si ripetono ritmicamente ed intenzionalmente: "Il tale (il cui nome è riportato) generò un tale (con il nome riportato) e (degli altri) figli o figlie (i cui nomi non sono riferiti)". In ciò c’è uno scopo: coloro i cui nomi sono citati sono considerati come gli antenati degli Ebrei. Coloro che non sono nominati sono gli antenati degli altri popoli. Ricordati che dare un nome è dare un valore ed astenersi dal nominare significa disprezzare. Questa genealogia immaginaria ha per scopo separare gli uomini in due categorie: gli eletti che sono nominati ed i decaduti che non hanno nome.
Gli scrittori della Genesi (scribi e rabbini Ebrei) pensavano che solo gli Ebrei fossero "ad immagine di Dio". Quest’albero genealogico fu inventato da loro per elevare la dignità degli Ebrei a scapito dei Pagani (goim) dell’epoca. Non ha dunque alcuna realtà storica.
Gli Ebrei si considerano gli unici "figli di Dio" sulla terra, discendenti direttamente da Set e dalla sua discendenza che porta un nome. Si presentano come "il popolo eletto". Secondo loro, gli altri "figli e figlie" della discendenza di Set, quelli che non sono nominati, non portano l’immagine di Dio, non essendo ad immagine di Set e dei suoi discendenti nominati. Per questo non sono considerati dagli Ebrei come uomini, ma come "umanoidi", cioè un grado sotto gli uomini (gli Ebrei) ed un grado sopra gli animali, qualcosa fra l’ebreo (che è uomo) e la scimmia.
L’interpretazione spirituale di questa genealogia è la seguente: i discendenti "nominati" di Set e la loro discendenza rappresentano tutti gli uomini giusti e buoni di ogni razza e nazione; gli altri "figlie e figli" non nominati rappresentano la discendenza cattiva ed omicida.
In questa genealogia fittizia vi sono due nomi simbolici da ricordare: Enoch e suo figlio Matusalemme. Enoch perché non morì, ma "sparì poiché Dio lo rapì" senza farlo passare dalla morte fisica a causa della sua rettitudine: "Enoch camminava con Dio" ci dice la Genesi (Genesi 5,21-24). Nota l’età di Enoch: 365 anni, il numero dei giorni dell’anno solare. Un altro uomo giusto che conobbe la sorte di Enoch e non morì: il profeta Elia, rapito vivo al Cielo. Leggerai la sua storia più tardi (2 Re 2,11-13). Enoch ed Elia sono due grandi figure da conoscere: sono diventati i simboli di una fede ardente e coraggiosa. Il loro rapimento può essere compreso come un fatto simbolico o reale, dobbiamo soprattutto ricordarne la morale: i credenti fedeli non muoiono come aveva insegnato Gesù (Giovanni 8,51). Quanto a Matusalemme, egli è colui che, secondo la Genesi, ha vissuto più a lungo sulla terra: 969 anni.
Questo porta ad una considerazione sulla longevità della vita di questi uomini. Essa è cosa reale o simbolica? Entrambe le cose. Essa è reale, anche se è esagerata, perché più il male ed il materialismo aumentano nel mondo, più l’uomo è colpito da malattie diverse e muore spesso in piena giovinezza. È frequente, per esempio, al giorno d’oggi, dove la vita quotidiana esige da certuni un’attività stressante, di vedere giovani morire fulminati da una crisi cardiaca. Sigarette e vita iperattiva accorciano la vita. Il ritmo turbolento della vita moderna è contrario alla natura umana. I nostri antenati avevano un ritmo di vita più tranquillo. In più "camminavano con Dio". L’insegnamento da trarre dalla longevità degli antenati che avevano l’immagine di Dio è la seguente: dobbiamo camminare con Dio se si vuole vivere a lungo. Ecco perché gli scrittori sacri riportano che Dio, dopo l’aumento del male, decise di accorciare la vita sulla terra a "120 anni" (Genesi 6,3-5).
Leggi Genesi 6, poi ritorna alla lettura del corso.
1.5. Aumento del male e punizione con il diluvio (Genesi 6)
Dopo Genesi 6,2 il male è aumentato sulla terra perché i "figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero". Chi sono questi "figli di Dio" e queste "figlie degli uomini?". Per gli scribi ed i rabbini che scrissero questo testo, solo gli Ebrei sono "figli di Dio" (in ebraico "beni Elohim") di razza divina. Questa mentalità fu acquisita col tempo; essa è dovuta al fatto che 4000 anni fa gli Ebrei erano i soli a credere al Dio unico quando il resto dell’umanità era pagana, politeista ed idolatra. Gli Ebrei pensavano che sarebbero stati per sempre gli unici "figli di Dio", come i Cananei erano "figli di Baal", i Greci "figli di Zeus" e gli Egiziani "figli di Ra". Gesù ha sconvolto gli Ebrei quando ha insegnato che tutti coloro che crederanno in Lui, di ogni razza e nazione, diventeranno figli di Dio (Giovanni 1,12).
L’errore degli Ebrei è di credere di essere gli unici degni di Dio. Hanno voluto monopolizzarLo, appropriarsene. Dio era unicamente il loro Dio e non doveva appartenere a nessun altro popolo. Così quando gli Apostoli di Gesù vollero insegnare ai Pagani, gli Ebrei lo impedirono (1 Tessalonicesi 2,16). Paolo insorse dunque contro di loro dicendo: "Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani!" (Romani 3,29).
Secondo gli scribi ed i rabbini, gli Ebrei, essendo figli di Dio e di razza divina, non dovevano sposare delle non ebree; essi si abbassarono prendendo come spose delle "figlie degli uomini". I figli di un tale matrimonio non sono considerati Ebrei, perché sono Ebrei solo coloro che nascono da madre ebrea. I "figli di Dio" dovevano sposare solo "le figlie di Dio", non dovevano nemmeno frequentare delle non ebree per il timore di essere trascinati da loro al culto degli idoli (Numeri 25,1-2).
I matrimoni misti erano severamente condannati (Deuteronomio 7,3-4 / 1 Re 11,1-2 / Esdra 10,44 / Neemia 10,31). Eppure numerosi sono gli esempi di matrimoni misti, citati dalla Bibbia, anche fra i Re (il re Salomone: 1 Re 11,1-2; il re Acab: 1 Re 16,31). Il libro di Rut riporta la storia di Rut, una Moabita non ebrea che sposò un ebreo. Quando questo morì, ella sposò un altro ebreo, "Booz", e figura con quest’ultimo tra gli antenati del Messia (Matteo 1,5). Questo confuse la mentalità ristretta e fanatica degli scribi che inventarono delle storie per giustificare il loro razzismo in nome di Dio.
Genesi 6,2 non deve essere intesa letteralmente; bisogna cercare il suo senso spirituale, che è questo: i "figli di Dio" sono quelli che ricercano Dio, i credenti e gli uomini di buona fede del mondo intero. Gesù ci ha insegnato che "tutti gli operatori di pace saranno chiamati figli di Dio" (Matteo 5,9). Questo riguarda tutti gli uomini, non solamente gli Ebrei. Questi "figli di Dio", (uomini e donne), non devono lasciarsi sedurre dal corpo e dalla bellezza fisica, ma dallo spirito della persona da sposare. Devono assicurarsi che il congiunto o la congiunta sia una scelta divina, che sia un aiuto per elevarsi verso Dio, e non un ostacolo all’elevazione dell’anima. Il matrimonio deve avere per fine riavvicinarsi a Dio, non l’interesse materiale.
L’espressione "figlio d’uomo" o "figlio dell’uomo" era intesa in senso dispregiativo e applicata ai non Ebrei. Gesù, per opporsi a quello spirito sciovinista, si è dato quel nome (Giovanni 3,14), assieme a quello di "Figlio unico di Dio" (Giovanni 3,18). Egli è quel "Figlio dell’uomo" annunciato dai profeti (Daniele 7,13), il capo della discendenza umana della donna che deve schiacciare la testa al serpente infernale, ma è anche l’unico Figlio di Dio e "dà il potere a tutti coloro che credono in Lui di diventare Figli di Dio" (Giovanni 1,12). Con questo versetto il Vangelo ci illumina sul senso spirituale di Genesi 6,2, considerando tutti i veri discepoli di Gesù come "figli di Dio". In questo senso Paolo dice: "E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo" (Galati 3,29). La discendenza carnale non ha valore per Dio.
Vedendo che l’uomo desidera essere carnale invece che spirituale, Dio ritirò da questa creatura irriflessiva il suo Spirito umiliato. Di un colpo, la vita umana fu ridotta a 120 anni. Questo significa che non si può vivere a lungo senza Dio. Non bisogna, però, intendere questi 120 anni numericamente, poiché ci sono sante persone che non vivono così tanto, e altre che vivono di più, senza preoccuparsi di Dio… questi ultimi non assaggeranno le gioie della Vita Eterna. Questo è l’insegnamento di Genesi 6,3: avere una lunga vita significa prendere parte alla vita eterna.
Quanto ai "Néfilim" (uomini giganti) di cui parla Genesi 6,4, "questi eroi del tempo passato" essi rappresentano l’uomo prima della propagazione del male sulla terra: la sua dignità era grande. Dopo che Dio ritirò il suo Spirito dall’umanità, gli uomini sembrarono nani in confronto ai loro antenati.
La grandezza di questi antenati "giganti" era dovuta allo spirito di Dio che li animava e dava loro una grandezza d’anima. Era lo Spirito di Dio in loro che faceva di loro "questi eroi del tempo passato, questi uomini famosi" che furono Set, Enos, Enoch, Matusalemme, ecc…
Questo brano della Genesi, come tanti altri, non deve essere dunque inteso letteralmente e non si deve credere ad una grandezza fisica di questi giganti (i "Néfilim"). E non bisogna nemmeno confrontarli ai nani (di corpo) né alla razza dei pigmei che possono, anche loro, diventare figli di Dio e dei giganti spirituali. Infatti, Gesù è venuto proprio per ridare ai suoi discepoli di ogni razza lo Spirito di Dio che aveva lasciato un’umanità indegna (Genesi 6,3). Leggi Giovanni 14,16-17. Questo dono dello Spirito divino è accordato ai veri credenti indipendentemente dalla loro statura corporale.
1.6. Il diluvio (da Genesi 6,5 a Genesi 7,24)
L’archeologia ha scoperto che sotto l’Atlantico è seppellito un continente che è chiamato "Atlantide". Sotto le acque del Pacifico è seppellito un altro continente, quello di "Mu". Questi due continenti affondarono in questi due oceani in seguito ad un cataclisma generale verificatosi 25000 anni fa. In questi due continenti sono state scoperte tracce di una civiltà molto evoluta che fu sterminata. I superstiti ne trasmisero notizia alle generazioni seguenti e così l’umanità ne ha conservato il ricordo.
Peraltro l’archeologia ci informa ancora a proposito di questo cataclisma: in certi racconti Babilonesi pre-biblici, si narrava di un diluvio che aveva distrutto l’umanità. Questi racconti furono scritti prima dell’anno 2000 a.C.: dunque almeno 1000 anni prima della redazione della Genesi. Quando gli scrittori della Bibbia hanno scritto la storia del diluvio, non hanno fatto che riportare una storia già conosciuta da secoli e messa per iscritto da altri popoli.
I Babilonesi l’avevano redatta in caratteri "cuneiformi", cioè in forma di chiodo, l’alfabeto babilonese è composto di piccole aste a forma di chiodo messe insieme differentemente per ogni lettera dell’alfabeto.
C’è una differenza essenziale fra i racconti Babilonesi e quelli biblici: il racconto babilonese dice: "Gli dei decisero di distruggere l’umanità per colpa dei suoi errori. Ea (o "Enki", uno degli dei Babilonesi) avvisò Uta-Napishtim e gli fece fabbricare una nave, ecc…". I redattori biblici ripresero il racconto per conto loro monoteizzandolo, dicendo: "YAHVÈ Dio decise di distruggere l’umanità a causa della cattiveria dell’uomo". Il nome di Uta-Napishtim fu cambiato in "Noè" per dare un nome a risonanza ebraica.
Riporto un brano del libro "Déluge et arche de Noé" (Diluvio ed Arca di Noè) di André Parrot (edizione "Cahiers d’archéologie biblique" (Quaderni d’archeologia biblica), 15/2/1955 pagina 32). Egli spiega come gli scrittori biblici della Genesi si ispirarono a storie già esistenti altrove, ma rendendoli monoteisti, quindi purificandoli del loro contenuto mitologico e politeista, dando dei nomi ebraici ai protagonisti.
DILUVIO E ARCA DI NOÈCosì dunque il diluvio causò un taglio estremamente netto nella Storia, senza alcuna contestazione. Il suo ricordo rimase vivo in Mesopotamia come anche in Palestina, a cui Gesù si riferì durante il suo insegnamento sugli ultimi giorni (Matteo 24,37-39 e Luca 17,26-27).
Riassumendo, abbiamo a nostra disposizione nella letteratura biblica e babilonese un insieme di testi che si riferiscono ad un cataclisma devastatore dal quale, grazie ad "un’arca", una famiglia riuscì a scappare: quella di Noè per la Bibbia, quella di Uta-Napishtim, Atrahasis, Ziusudra, Xisuthros, per i Babilonesi. L’affinità che c’è tra questi racconti è innegabile, salta agli occhi dei meno avveduti. Potremmo farne una sinossi, con varianti senza dubbio, ma anche con una somiglianza impressionante per quello che è l’essenziale. Indichiamo qualche vicinanza sorprendente.
| GENESI | TRADIZIONE CUNEIFORME |
|---|---|
| Jahvè decide di distruggere l’umanità a causa della cattiveria dell’uomo. | Gli dei decidono di distruggere l’umanità a causa dei suoi errori. |
| Jahvè avvisa Noè e gli fa fabbricare una nave. | Ea (Enki) avvisa Uta-Napishtim (Ziusudra) e gli fa fabbricare una nave. |
| Questa nave sarà riempita di animali perché si conservi la razza su tutta la terra. | Questa nave sarà riempita di animali e dei semi di tutti i viventi. |
| Il diluvio arriva. Jahvè ha cancellato tutti gli esseri che si trovano sulla terra | Il diluvio arriva. Tutta l’umanità è ritornata al fango. |
| Noè si rende conto della diminuzione delle acque liberando degli uccelli (corvo e colomba). | Uta-Napishtim si rende conto che le acque si sono abbassate liberando degli uccelli (colombi, rondini e corvi). |
| Noè costruisce un altare ed offre un sacrificio a Jahvè. | Uta-Napishtim offre un sacrificio agli dei. |
| Jahvè ne sentì la soave fragranza. | Gli dei ne sentirono il buon odore. |
| Javhè smette di maledire gli uomini (versione Jahvista). | Enlil si riconcilia con Uta-Napishtim. |
| Jahvè benedice Noè ed i suoi figli (versione Sacerdotale). | Enlil benedice Uta-Napishtim e sua moglie. |
![]() Frammento di stele dell'epopea di Gilgamesh |
Il testo della tradizione cuneiforme (babilonese) è un brano scelto dalla celebre epopea di "Gilgamesh", re leggendario che donò il suo nome al racconto diffuso in Medio Oriente dal XXVII secolo a.C. Il tema generale del racconto è la ricerca dell’immortalità, il cui segreto sta nel raccogliere dal fondo dell’acqua una pianta che dona la giovinezza (pensa all’albero della vita della Genesi). Molte nazioni tradussero questo racconto nelle loro lingue, si può trovare la versione sumera e, più recenti, le versioni assira e babilonese. La versione assira è la più completa e conta 326 righe, di cui 200 circa sono dedicate al diluvio.
Dopo aver esposto un breve parallelismo tra il racconto della Genesi e la versione babilonese, André Parrot conclude dicendo:
"Quale è il racconto che è alla base di tutti gli altri? Si dovrebbe rispondere: quello più antico e il più antico è evidentemente il racconto babilonese (non quello della Genesi). Questo spaventa certi esegeti che propongono una soluzione intermedia, capace ai loro occhi di meglio salvaguardare la dottrina dell’ispirazione: ci sarebbe una tradizione primitiva (non ritrovata) di cui possediamo due versioni, la sumero-babilonese da una parte, l’israelita dall’altra. Noi riconosciamo molto francamente che questa teoria non ci soddisfa e preferiamo considerare che nel racconto e con il racconto biblico del diluvio, noi abbiamo la versione israelita di una tradizione mesopotamica, il cui originale su tavolette d’argilla è nelle nostre mani, e che i narratori biblici l’hanno tradotta sotto la luce monoteista. Questa tradizione (orale) del diluvio fu riportata, assieme a molte altre, la maggior parte per altro delle tradizioni degli undici primi capitoli della Genesi, dai patriarchi (Abramo, Isacco, Giacobbe) emigrando dai paesi dei due fiumi (il Tigri e l’Eufrate, ove le versioni assira e babilonese del diluvio erano ben conosciute) per stabilirsi sulla terra di Canaan. Gli Israeliti non hanno mai nascosto che i loro antenati in quell’epoca avevano adorato "degli altri dei" (Giosuè 24,2), dunque avevano condiviso delle credenze assai lontane dalla fede yahvista. Ecco perché abbiamo, dal capitolo 6 all’8 della Genesi, il racconto del diluvio che gli uomini della Mesopotamia copiarono in cuneiforme, molto prima che gli autori yahvisti (Ebrei) si fossero sognati di metterlo per iscritto. Straordinaria fedeltà alla tradizione orale che, in Israele, aveva assicurato per un millennio la conservazione di questa commovente tradizione".
Le conclusioni di A. Parrot non portano nessun danno alla "dottrina dell’ispirazione" come temono coloro che sono attaccati all’interpretazione letterale della Bibbia. L’intenzione degli scrittori biblici era di diffondere il monoteismo mediante le storie politeiste di quell’epoca nel Medio Oriente. Il loro scopo era sacralizzare la storia umana spogliandola di tutte le citazioni agli dei della mitologia, per non rivelare che il Dio unico: quello di Abramo.
Io ho lungamente spiegato questi primi capitoli della Genesi per donarti lo spirito con il quale bisogna comprenderli. A partire da qui, però, segnalerò solamente i punti più importanti:
Genesi 9,12-17: Parla di un Arcobaleno come segno dell’alleanza Eterna tra Dio e gli uomini. Ricorda bene questo simbolismo dell’Arcobaleno, perché lo ritroverai nell’Apocalisse (10,1) attorno alla testa dell’inviato del Cristo nei tempi apocalittici; è questo inviato che deve restaurare la vera Alleanza Eterna tra Dio e gli uomini. Questa Alleanza fu ristabilita da Gesù, ma tradita successivamente dai Cristiani. L’inviato apocalittico ha per missione di restaurarla.
Genesi da 9 a 10: Questi capitoli presentano i tre figli simbolici di Noè: Sem, Cam e Iafet. Questa genealogia non ha nessun fondamento storico; essa fu stabilita dagli scribi con scopo razzista a vantaggio dei soli Ebrei, come quella di Set in Genesi 5. Così:
- Canaan, antenato degli Arabi, viene maledetto e relegato al rango di "ultimo degli schiavi", cioè schiavo di Sem (antenato degli Ebrei) e di Iafet (antenato degli occidentali). Nota che gli scribi si affrettarono a maledire Canaan, e non Cam, il suo antenato colpevole; è la discendenza di quest’ultimo ad essere presa di mira: i Palestinesi e gli Arabi in generale (Genesi 10,14). Questa maledizione, secondo gli scribi ed i rabbini, è valida in tutti i tempi: nessun Palestinese, nessun Arabo, per sempre, ne sarà risparmiato. Essi dovranno essere per sempre gli "schiavi degli schiavi", destinati a servire Sem ed i suoi discendenti, oltre che Iafet ed i suoi discendenti, essendo questi ultimi solamente "schiavi" al servizio della discendenza di Sem. Canaan, però, è lo "schiavo degli schiavi".
- Non c’è bisogno di citare che Sem fu benedetto! Ciò va da sè, non è l’antenato degli Ebrei?… È "il Dio di Sem" che fu benedetto da Noè e non è il Dio di Iafet, né a maggior ragione quello di Cam.
Sem "è l’antenato di tutti i figli di Eber" (Genesi 10,21). Bisogna comprendere questo versetto secondo la sua sfumatura ebraica (che si ritrova nella Bibbia ebraica in francese tradotta dal rabbinato francese): "Sem, il padre di tutta la razza di Eber (gli Ebrei)". Gli Ebrei, a torto, si considerano una razza. Secondo loro la benedizione del loro antenato Sem passerebbe esclusivamente a ciascun individuo della loro "razza", facendo di loro soli i "figli di Dio", che è unicamente il Dio di Sem e dei suoi discendenti: "il popolo eletto". Gli scribi pensavano che le altre nazioni non potessero mai avvicinarsi a Dio. Egli è esclusivamente il Dio di Sem, il Dio degli Ebrei… Ricordati del commento di Paolo: "Dio è Dio solo dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani!" (Romani 3,29). Qui si vede chiaramente la dimensione universale degli insegnamenti di Gesù e del Nuovo Testamento.
- Iafet è messo lontano, "questi dimori nelle tende di Sem! Cannan sia suo schiavo!" (Genesi 9,27). La Bibbia del Rabbinato francese dice: "Che Canaan sia loro schiavo!".
Questo vuole dire che:
- Gli Ebrei (discendenti di Sem) sono i maestri incontestati del mondo e degli uomini.
- Gli Indoeuropei Americani (discendenti di Iafet) sono i loro "schiavi"; essi possono "abitare nelle tende di Sem", dunque possono coabitare con gli Ebrei, ma senza avere diritto a proprietà personali: essi non abitano nelle proprie tende, ma "nelle tende di Sem" (sfumatura da non sottovalutare!…). Questo fa degli Ebrei i proprietari incontestati di tutti i beni terreni.
- I Cananei (gli Arabi) sono incondizionatamente al servizio delle due precedenti categorie o razze. Perciò sono "gli ultimi degli schiavi", perché sono schiavi dei "primi schiavi", i discendenti di Iafet, che, a loro volta, sono schiavi dei "semiti".
Gli autori di questa favola genealogica non hanno esitato a fare di Noè il solo uomo giusto dell’epoca, che meritò di scampare al diluvio, un ubriacone che perde la ragione al punto da denudarsi in modo ridicolo: "Avendo bevuto del vino, si inebriò e si scoperse in mezzo alla sua tenda…" (Genesi 9,21).
Queste elucubrazioni hanno diviso l’umanità in una gerarchia di tre razze, a vantaggio della "razza" ebraica. Ecco perché Paolo ci chiede di diffidare delle "favole ebraiche" (Tito 1,14) e "di evitare le folli ricerche e le genealogie" (Tito 3,9) di cui alcuni sono ghiotti. Il profeta Geremia ha denunciato la "penna menzognera degli scribi" per avere introdotto nella Bibbia, nel nome di Dio, dei propositi a Lui estranei (Geremia 8,8). Gesù si era rivoltato contro gli "scribi e Farisei ipocriti" per aver distorto il senso della Rivelazione divina per il loro vantaggio terreno (Matteo 23 e Matteo 15,6-7).
Oggi siamo invitati ad esorcizzare l’Antico Testamento della Bibbia, svuotandolo del suo contenuto razzista, introdotto dalla "penna menzognera degli scribi". Al contrario non vi è nulla da esorcizzare nel Nuovo Testamento, poiché esso stesso è un esorcismo. Siamo chiamati ad essere degli esperti della Parola divina, dei credenti che discernano ciò che nella Bibbia proviene da Dio e ciò che proviene dagli uomini. Per non smarrirci, noi dobbiamo essere come degli esperti finanziari che riconoscono la moneta vera dalla falsa. Questo non è difficile quando lo Spirito di Dio ci guida. Chi conosce Dio sa come Egli pensa, sa quello che Egli ha detto nella Bibbia… e ciò che Egli non ha mai detto.
Esorcizzare la Bibbia è un compito sacro!
Genesi 11: la "Torre di Babele" simboleggia l’orgoglio dell’uomo che vuole costruire sempre più in alto, per impressionare e dominare. La "Torre Eiffel", i "Grattacieli" o le "Piramidi" sono, ma in un altro spirito, le odierne copie dell’alta torre, la "Ziggurat", che si costruiva anticamente a Babele.
Dio confonde la vanità degli uomini con gli uomini. Essi che parlavano una sola lingua, cioè che si comprendevano, ecco che non si comprendono più, poiché ciascuno parla il proprio linguaggio, vedendo solo il proprio interesse personale. Questo significa che l’egoismo e l’orgoglio hanno diviso gli uomini, desiderando ognuno di possedere tutto e di essere superiore all’altro, generando conflitti. È così che bisogna comprendere la storia della Torre di Babele. Ciò che è condannabile non è il fatto di costruire degli edifici alti, ma è lo spirito di vanità con il quale lo si fa che rende l’atto dannoso. Oggi, anche coloro che parlano una stessa lingua rischiano di non comprendersi quando l’uno vuole dominare l’altro.
I veri discepoli del Cristo hanno lo Spirito di Dio che unisce i figli di Dio. Questi si comprendono tra di loro, anche se ciascuno parla una lingua differente. Poiché unico è il linguaggio dell’amore che si comprende da uno sguardo, un gesto, un sorriso. Alla Pentecoste, quando lo Spirito Santo fu donato agli Apostoli, questi ultimi stupivano gli stranieri che li comprendevano, ciascuno nella propria lingua: "Questi uomini (gli Apostoli) che parlano, non sono forse tutti Galilei? Come mai ciascuno di noi li ode parlare ciascuno nella propria lingua nativa?" (Atti 2,7). Questo perché lo Spirito di Gesù era là per restaurare ciò che l’orgoglio umano aveva distrutto. La Pentecoste guarì la piaga della Torre di Babele.
Genesi 11 termina con una genealogia che mira a collegare, a tutti i costi, Abramo a Sem. Lo scopo di questa "genealogia" è il seguente: presentare gli Ebrei come esistenti sulla terra prima di Abramo, per fare credere che Dio, scegliendo Abramo, abbia scelto una razza, quella di "Sem", l’antenato di "Eber", personaggio immaginario supposto essere l’antenato degli Ebrei, i "figli di Eber" (Genesi 10,21 e Genesi 11,10-26). Questo farebbe degli Ebrei il "popolo eletto". All’inizio della terza lezione spiegherò perché è falso credere che Abramo sia di discendenza "ebraica".
Genesi 11,27-32 presenta la famiglia di Abramo: Terach, suo padre, i suoi due fratelli, Nacor e Aran (che morì lasciando suo figlio Lot ad Abramo) e Sara, sua moglie, che era anche sua mezza sorella. Essi abitavano in "Ur", grande città dell’epoca (a sud dell’Iraq), poi emigrarono a Carran, a nord della Siria, dove Dio apparve ad Abramo.
Qui termina lo studio dei primi undici capitoli della Genesi.
![]() Ziggurat Mesopotamica |



