Il corso biblico

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1. Settima Lezione - Giosuè, Giudici, Rut, Samuele 1 & 2

La comprensione dei 5 libri della Torah, nello spirito critico che abbiamo seguito, forma una base sicura e realista per affrontare il resto dei libri dell’Antico Testamento. Leggi attentamente i libri di Giosuè e dei Giudici, poi ritorna ai chiarimenti qui di seguito.

1.1. Il libro di Giosuè

Questo libro racconta la storia dell’entrata degli Israeliti in Palestina con Giosuè alla loro testa, verso il 1200 a.C. La partenza aveva avuto luogo da Sittim (Giosuè 3,1). Le frontiere del paese da occupare furono presto definite: dal deserto (del Sinai con il Nilo come limite occidentale) all’Eufrate (Giosuè 1,4), inghiottendo completamente il Libano. La porta della Knesseth israeliana porta questa citazione: "Il tuo dominio Israele si estende dal Nilo all’Eufrate". Questa è la ragione per la quale la bandiera israeliana ha, su fondo bianco, la stella a sei punte (di Davide) tra 2 linee blu che rappresentano il Nilo e l’Eufrate. Vedere nella sesta lezione del Corso Biblico, alla fine del libro dei Numeri: frontiere d’Israele.

L’Arca ha attraversato il Giordano in testa, come segno della presenza di Dio con la comunità israelita (trasformata in un esercito invasore).

La circoncisione era stata trascurata: su ordine di Giosuè essa fu ripresa "di nuovo… con dei coltelli in pietra di silice" (Giosuè 5,2-9).

Presa di Gerico: non bisogna intendere questo fatto letteralmente. Nota che la città fu presa il 7° giorno, dopo il 7° giro intorno alla città, essendo la cifra 7 quella della pienezza (Giosuè 6,14-16). "Suonare il corno di montone" (Giosuè 6,4-5 / 6,16) è un rituale praticato ancora oggi dagli Ebrei al Muro del Pianto. Giosuè maledice Gerico, colui che la ricostruirà dovrà offrire i suoi figli in sacrificio agli idoli (Giosuè 6,26-27). Il primo libro dei Re, redatto successivamente con il libro di Giosuè, racconta che Chiel di Betel ha ricostruito questa città offrendo i suoi due figli in sacrificio (1 Re 16,34). Questa "profezia" figura in mezzo a tutte quelle riportate a posteriori nell’intenzione di dare loro una verità storica.

La tromba (Giosuè 6,16) acquista un senso profetico e spirituale dopo il suo impiego nel culto liturgico (come le campane). Essa annuncia che Dio sta per parlare o agire e che tutti gli uomini devono dunque ascoltare attentamente: "O voi tutti abitanti del mondo… appena squillerà la tromba, ascoltatela! Poiché questo mi ha detto il Signore…" (Isaia 18,3-4). Alla fine dei tempi, Gesù invierà i suoi discepoli, con una "tromba sonora" per un ultimo avvertimento (Matteo 24,31). Questa tromba è simbolica: essa annuncia l’apertura del libro dell’Apocalisse (Apocalisse 8,2 / 10,2) e invita coloro che hanno orecchie ad ascoltare ciò che lo Spirito deve rivelare di nuovo (Apocalisse 3,22).



Un corno animale impiegato come tromba (Le corna dei montoni sono più modeste)

Il ruolo dei sacerdoti, messo in evidenza dai sacerdoti-scribi stessi, che redassero questo testo più tardi, è reso indispensabile nella presa della città. Il crollo delle mura di Gerico è una favola senza fondamento storico e fa parte delle molte "favole giudaiche" contro le quali Paolo ci ha messo in guardia (Tito 1,13-14). Da notare ancora la raccomandazione, fatta alla comunità, che nessuno, entrando nella città, dovesse essere spinto dalla cupidigia al punto da sostenere che "tutto l’argento e tutto l’oro, tutti gli oggetti di bronzo e di ferro, che sono cosa sacra per il Signore, devono entrare nel tesoro del Signore", perciò nella pia tasca dei sacerdoti (Giosuè 6,17-19). Gli scribi si sono dilettati a scrivere che i combattenti "votarono allo sterminio (legge di sterminio totale) passando a fil di spada ogni essere che era nella città, dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e perfino il bue, l’ariete e l’asino" (Giosuè 6,21). Questo evoca i massacri di Deir Yassine, di Kfar Kassem ecc… in Palestina dopo la proclamazione dello Stato d’Israele (1948), oltre che Sabra-Chatila, Cana, ecc… in Libano, in seguito al piano espansionista sionista.

L’arresto del sole a Gabaon (Giosuè 10,12) è anch’esso una favola da intendere poeticamente, non realmente, poiché anche la luna fu "fermata" da Giosuè.

Distribuzione della terra conquistata: ad ogni tribù fu destinata una regione ad eccezione di quella di Levi, perché "il Signore, Dio d’Israele, era la loro eredità" (Giosuè 13,14). Questo ruolo non geografico dei Leviti dimostra che la "Terra Promessa" è una realtà spirituale, non geografica, come è stato spiegato molto bene da Gesù e dai suoi Apostoli più tardi (Luca 17,21 / Ebrei 13,14). La distribuzione del paese fra le tribù è stata fatta estraendo a sorte (Giosuè 14,2).

Il Santuario di Silo: il primo centro di culto fu eretto a Silo, nella metà nord del paese (Giosuè 18,1). Esso divenne luogo di pellegrinaggio (1 Samuele 1,3). L’Arca si trovava qui prima di essere trasferita nel Tempio di Gerusalemme più tardi.

Giosuè muore (Giosuè 24,29) senza designare un successore. Questo provoca delle difficoltà nella direzione della comunità. Una serie di "Giudici" deciderà della sorte militare e politica degli Israeliti. Si parla di loro nel libro dei Giudici che segue quello di Giosuè.

Le ossa di Giuseppe, morto in Egitto, furono trasferite e sepolte a Sichem (Naplouse, dove si trova il pozzo di Giacobbe). La sua tomba si trova ancora oggi lì (Giosuè 24,32).

Nota: Gli Israeliti scelsero di penetrare in Palestina con la spada e il sangue. Avrebbero potuto invece installarsi pacificamente, diventando buoni vicini degli abitanti che si trovavano già là. Facendo questo, avrebbero potuto diffondere la conoscenza di Dio, giorno dopo giorno, con dei gesti amichevoli, come voleva Dio.



Principali località connesse con il racconto della conquista di Canaan

1.2. Il libro dei Giudici

Dopo Giosuè gli Ebrei caddero nell’idolatria, "essi abbandonarono il Signore e prestavano culto a Baal e ad Astarte… Neppure ai loro giudici davano ascolto, anzi, si prostituivano ad altri dei…" (Giudici 2,13-17). Da notare che quelli che "spogliavano" gli Israeliti non facevano che riprendersi i loro beni originali di cui erano stati spogliati da questi ultimi.

Così la storia israelita è un tessuto di tradimenti di Dio e di aggressioni contro gli uomini. Ci si stupisce delle parole che gli scribi fecero dire a Balaam che rifiutò di maledire gli Ebrei: "Non trovo del male in Giacobbe" (Numeri 23,21), poiché questo male fu denunciato da Mosè con l’adorazione del vitello d’oro e con tante altre infedeltà. L’unico bene di questa comunità fu il Messia, Gesù. Tutto ciò che accadeva ai figli di Giacobbe è stato interpretato dagli scribi e dai sacerdoti ebrei a loro favore. Per esempio: Dio lasciò sussistere delle nazioni non ebree "unicamente nell’interesse delle generazioni dei figli d’Israele, perché imparassero la guerra…" (Giudici 3,1-2). Strana mentalità bellicosa che vede in Dio un guerriero sterminatore di tutti i non-Ebrei. Occorre leggere questi versetti con spirito critico ed obiettivo per discernere ciò che proviene da Dio e ciò che è frutto della mentalità razzista degli scribi. Il mantenimento dei non Ebrei tra gli Ebrei avrebbe dovuto essere compreso altrimenti: Dio, Padre di tutti i popoli, ha messo gli Israeliti tra le nazioni (non le nazioni in mezzo agli Ebrei) perché dimorassero tra essi pacificamente, non in modo aggressivo, rivelando loro, con saggezza, l’esistenza di Dio. Al contrario, essi stessi si sono lasciati trascinare verso l’idolatria dopo aver conosciuto l’Unico Creatore (Giudici 3,4-6).

Dopo Giosuè, una dozzina di giudici si susseguirono in un periodo di 100 anni. Il giudice ("Suffète" in ebraico) non deve essere inteso come colui che rende giustizia in tribunale tra contendenti. Egli è invece colui che orienta e consiglia la comunità dopo avere, molto spesso, consultato Dio (Giudici 4,4-6). Giudica ciò che sia bene fare. Il giudice è profeta, aiuta il popolo a governarsi, a decidere quando occorra prendere una decisione, a condurre un combattimento: Ehud, giudice in combattimento contro Moab, uccise il loro re Eglon; Debora, battendosi contro i Cananei, uccise Sisèra, loro capo; Gedeone, giudice, condusse la guerra contro Madian. Debora fu la sola donna tra i giudici, una sorta di Giovanna d’Arco. I giudici furono dunque delle persone di fiducia che prendevano le difese degli Israeliti. Il più conosciuto, senza essere il più importante, è Sansone.

1.2.1. Gedeone

Occorre rilevare che, per la prima volta con Gedeone, gli Israeliti hanno tentato di stabilire un regno, di diventare una nazione e di trasformarsi da Israeliti, una comunità la cui missione era spirituale, in Israeliani, un’entità politica. Essi domandarono dunque a Gedeone di essere loro re e di iniziare una dinastia reale con la successione dei suoi figli. Egli, però, rifiutò, comprendendo che l’unico Re fosse Dio e che la missione degli Israeliti non fosse politica: "Io non regnerò su di voi, né mio figlio regnerà; il Signore regnerà su di voi". Tuttavia egli volle che: "Ognuno di voi mi dia un pendente del suo bottino" (Giudici 8,22-24). Suo figlio Abimelech desiderò il trono e dopo Gedeone tentò di stabilire un regno che durò solo 3 anni. Mise a morte tutti i suoi fratelli, erano 70, per poter regnare, ma fu egli stesso rovesciato dai notabili di Sichem che lo avevano aiutato a massacrare i suoi fratelli (Giudici 9). Un centinaio di anni più tardi, un secondo tentativo avrà luogo con Samuele e porterà a stabilire un regno israeliano con Saul come primo re (1 Samuele 8). Questo fu il peccato originale degli Ebrei, come vedremo nel primo libro di Samuele.

1.2.2. Jefte

Il giudice Jefte, figlio di una prostituta (Giudici 11,1), combatté gli Ammoniti e fece un voto a Yahvè: "Se tu mi metti nelle mani gli Ammoniti, la persona che uscirà per prima dalle porte di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vittorioso dagli Ammoniti, sarà per il Signore e io la offrirò in olocausto" (Giudici 11,31). Dovette sacrificare la propria figlia (Giudici 11,34-40). Questi sacrifici umani erano un costume pagano proscritto da Dio, tuttavia praticato dagli Israeliti che furono condannati da Dio (Geremia 7,30-31). Mosè aveva prescritto il sacrificio animale, non perché lo volesse Dio, ma per impedire agli Ebrei di offrirli agli idoli e per evitare sacrifici umani. Questo non servì a nulla: gli Israeliti commisero l’una e l’altra abominazione.

1.2.3. Sansone

La storia di Sansone è piena di esagerazioni che non bisogna prendere alla lettera. Le sue lotte contro il leone (Giudici 14,6), poi contro i Palestinesi con "una mascella d’asino" (Giudici 15,9-17) sono delle favole evidenti che hanno lo scopo di donare di questo forzuto l’immagine dell’Ebreo invincibile, una sorte di "Ercole" dell’epoca. Uno spirito maturo non vi presta fede.

1.2.4. Il crimine dei Daniti

Ricorda la storia sanguinosa dei Daniti (capitoli 17 e 18). Questo crimine fu commesso dopo aver consultato Dio! I Daniti chiesero al sacerdote: "Consulta Dio, perché possiamo sapere se il viaggio che abbiamo intrapreso avrà buon esito". Il sacerdote rispose: "…Il viaggio che fate è sotto lo sguardo del Signore" (Giudici 18,5-6). Da notare che il "dio" invocato dal sacerdote levita non è altro che una statua. Consultato con i terafim (Urim e Tummin) questo "dio" benedì la spedizione criminale dei Daniti! Essa era l’opera di Mica che, folle di rabbia contro i Daniti che lo avevano derubato, gridò loro: "Avete portato via gli dei che mi ero fatti…!" (Giudici 18,24). Questi dei, fabbricati da Mica, permisero ai Daniti di sgozzare "un popolo senza difesa… tranquillo e fiducioso" (Giudici 18,10 e 18,27-28). Era con queste pratiche di stregoneria che Dio veniva consultato dai sacerdoti e che insudiciavano il Santo Nome del Creatore.

Quanta gente si fabbrica un dio a propria immagine invece di trasformarsi a l’immagine del solo vero Dio, immagine che tanti uomini perdono per loro colpa.

Un altro crimine ripugnante fu commesso dai Beniamiti a Gabaa (capitoli 19 e 20). Questo ebbe conseguenze nefaste in tutta la comunità e si sviluppò in maniera incomprensibile (Giudici 19,1 / 21,25). Il profeta Osea non dimenticherà questo crimine impensabile (Osea 9,9 e 10,9).

Osservazioni
Volendo giustificare l’instaurazione di un regno israeliano, gli scribi spiegarono i disordini sociali nella loro comunità con il fatto che "in quel tempo non c’era un re in Israele" (Giudici 18,1 / 19,1). Il libro dei Giudici termina insistendo su questo fatto: "In quel tempo non c’era un re in Israele e ciascuno faceva quello che voleva" (Giudici 21,25). L’instaurazione del regno non ha però risolto i problemi; la situazione sociale non migliorò affatto, il regno finì per dividersi in due: uno al Nord ed un altro a Sud. I re furono spesso inadatti a governare ed i profeti non mancarono di condannarli, denunciando il fatto stesso di aver istituito il regno in Israele (Osea 8,4).
Queste macabre storie bibliche contenute nell’Antico Testamento ci invitano alla meditazione: "Dio scrive diritto su linee curve", ha detto un filosofo contemporaneo. Malgrado l’inettitudine degli Israeliti, Dio è riuscito a completare il suo piano messianico. Il Messia doveva venire dagli Ebrei (Giovanni 4,22), "Come una radice in terra arida" (Isaia 53,2). Questa terra sterile è l’ambiente israelita dal quale Gesù emergerà ed è Egli, dice San Paolo, quel Messia che toglierà il velo mosaico, che impedisce ai credenti di percepire la Luce Divina: "…Infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane non rimosso alla lettura dell’Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore, ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto" (2 Corinzi 3,14).

1.3. Il libro di Rut

Leggi con interesse questo libro storico edificante, facendo caso al fatto che Rut è Moabita e non Israelita. L’importanza di questa storia, che ebbe luogo al tempo dei Giudici, consiste nel fatto che Rut, non ebrea, è un’antenata del Messia, poiché è la bisnonna del re Davide dal quale discende il Messia. In effetti ella generò "Obed il padre di Iesse, padre di Davide" (Rut 4,17 e vedere Matteo 1,3-5 e Luca 3,31-32).

Questo fatto contraddice il principio ebreo: "Non sono Ebrei che i figli di una Ebrea". Davide ed il Messia stesso hanno fra gli antenati una non ebrea: Rut.

Avremmo apprezzato che i libri storici della Bibbia fossero tutti scritti con lo stesso spirito di quello di Rut, nel quale non si trovano né violenza, né razzismo. La suocera ebrea Noemi è ammirabile per il suo amore e la sua tenerezza per Rut, una non ebrea. È Noemi a spingere Rut tra le braccia matrimoniali di Booz. La relazione armoniosa tra suocera e nuora è esemplare. Lo stesso identico comportamento Dio chiede a tutti gli Israeliti. Noemi merita di essere l’antenata del Messia; questo è lo spirito aperto ed affettuoso che Gesù venne a donare al mondo. Questo è lo Spirito Santo, totalmente opposto allo spirito cattivo che si ritrova in più parti della Torah.

1.4. Il primo libro di Samuele

I due libri di Samuele e i due libri dei Re formano un insieme storico di circa 550 anni, dall’anno 1100 al 580 a.C. Questi quattro libri raccontano la storia della creazione del regno, della sua divisione in due e della caduta dei due regni, caduta che ha portato alla deportazione degli Israeliani in Babilonia.

N.B.: Certe Bibbie chiamano i due libri di Samuele "primo e secondo libro dei Re" e quelli dei Re "terzo e quarto libro dei Re" senza menzionare Samuele come titolo. Questo è dovuto al fatto che questi quattro libri parlano dei re Israeliani.

Leggi il primo libro di Samuele prima di proseguire con i seguenti chiarimenti:

1.4.1. Il santuario di Silo

A Silo si trovava l’Arca. I Palestinesi lo distrussero e portarono con sè l’Arca (1 Samuele 4,11). Gli scribi pretendono che questi ne abbiano avuto paura (1 Samuele 4,7). Anche Davide ne ebbe paura più tardi (2 Samuele 6,9-10). Questo fatto rivela la concezione antica superstiziosa di tutto ciò che si riferisce alla divinità. Dio era temibile e tutto quello che si elevava a Lui era intoccabile e da temere.

1.4.2. Il Cantico di Anna (1 Samuele 2,1-10)

Tutta felice Anna improvvisò un poema a Dio che l’aveva liberata dalla "vergogna" della sterilità. Ella potè alzare la testa davanti a Peninna, l’altra sposa di suo marito, la quale, a causa dell’abbondanza della sua fertilità, disprezzava Anna. Quest’ultima trovò la sua rivincita generando Samuele, figlio dalle qualità morali e dal grande destino: "Il mio Cuore esulta nel Signore… l’arco dei potenti è spezzato… la donna sterile genera 7 volte (Samuele, grande agli occhi di Dio, vale 7 bambini), mentre la ricca di figli sfiorisce (Peninna)" (1 Samuele 2,4-5). La Vergine Maria, incinta del Messia, si ispirò a questo cantico: "L’anima mia magnifica il Signore…" (Luca 1,44-55). Da rilevare nel cantico di Anna un errore storico: "…darà forza al suo Re…" (1 Samuele 2,10). Non c’era ancora il re in Israele. Questo dimostra che gli scribi hanno aggiunto al cantico delle sfumature regali e nazionaliste.

1.4.3. Instaurazione del regno

Il punto più importante del primo libro di Samuele è l’istituzione della regalità con Saul come primo re (1030-1010 a.C.). "Questo dispiacque a Samuele" dice il testo, ed anche a Dio che si considerò "rigettato" dagli Israeliti perché "Egli non regni più su di loro" (1 Samuele 8,6-7). Uno dei fattori che avrebbe alimentato il desiderio di creare un regno sarebbe stata l’immoralità dei figli di Samuele (1 Samuele 8,5), dopo quella dei figli del sacerdote Eli (1 Samuele 2,12-25).

Questa trasformazione della comunità Israelita in nazione Israeliana fu denunciata dai profeti: "Hanno creato dei re, ma senza il mio consenso, hanno creato dei capi, ma a mia insaputa" dice Dio al profeta Osea (Osea 8,4). Poi Egli dichiara con ira al popolo: "Ti ho dato un re nella mia ira e con sdegno te lo riprendo" (Osea 13,11). In effetti la monarchia in Israele finisce dopo l’invasione Assiro-Babilonese poi Romana, come vedremo più avanti.

Dopo aver preteso un re, Samuele domandò al popolo di "riconoscere chiaramente quanto grave è il male che hanno commesso nei riguardi del Signore domandando per loro un re". Gli Israeliani riconobbero la loro colpa e dissero a Samuele: "Abbiamo aggiunto a tutti i nostri errori il peccato di aver chiesto per noi un re" (1 Samuele 12,17-19)… ma senza rinunciare al loro re.

Gli Israeliti hanno preteso un re per uno scopo di guerra e di violenza, non di pace: "No, ci sia un re su di noi… uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie" (1 Samuele 8,19-20). Gedeone aveva compreso che il solo Re era Dio (Giudici 8,23). Anche Gesù rifiutò di stabilire un regno Israeliano (Giovanni 6,15) e dichiarò che il suo Regno non è di questo mondo politico (Giovanni 18,36). "Il Signore vostro Dio è il vostro Re", aveva insistito ancora Samuele (1 Samuele 12,12).

1.4.4. Rottura tra Samuele e Saul

Saul prese l’iniziativa di offrire il sacrificio al posto di Samuele a Galgala. Così facendo, si arrogò un diritto religioso che non gli apparteneva, escludendo Samuele, che a sua volta lo allontanò. "Ora invece il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore (Davide) e lo costituirà capo del suo popolo" (1 Samuele 13,8-15).

1.4.5. Davide e Golia (1 Samuele 17-18)

Il giovane Davide avrebbe ucciso un colosso palestinese, Golia di Gat (1 Samuele 17,1-51). Questo gli avrebbe valso una solida amicizia (quella con Gionata, figlio di Saul) ed una feroce animosità (quella di Saul): "L’anima di Gionata si sentì legata all’anima di Davide e Gionata lo amò come la sua anima" (1 Samuele 18,1). Al contrario Saul fu pieno di gelosia: "Saul ha ucciso i suoi mille, Davide i suoi diecimila… non gli manca che il regno, disse Saul. Così da quel giorno in poi Saul si ingelosì di Davide". Il giorno dopo provò per due volte ad ucciderlo, ma Davide scappò (1 Samuele 18,6-11).

Quale è l’autenticità storica di questo racconto? Veramente Davide ha ucciso Golia? Andiamo pertanto a leggere in 2 Samuele 21,19 dove si vede che è stato un certo Elcanan ad abbattere Golia: "La guerra riprese ancora a Gob con i Filistei (Palestinesi) ed Elcanan, figlio di Iair di Betlemme, ha ucciso Golia di Gat…". Così le prodezze di Davide non saranno che delle semplici epopee miranti a dare un’immagine di eroe al re d’Israele. Perché egli ha agito come Golia di Gat: "L’asta della sua lancia era come un subbio di tessitori" (1 Samuele 17,7 / 2 Samuele 21,19).

L’amore di Gionata per Davide durerà fino alla morte,allo stesso modo l’odio di Saul lo porterà a cercare di uccidere Davide per tutta la sua lunga vita. Molti dei salmi di Davide sono stati inni di fiducia e riconoscenza a Dio per averlo salvato dalle mani di Saul (Salmi 18; 52; 54; 57; 59; 63).

1.4.6. Il rifugio di Davide presso Achis

Gli scribi riportarono due volte, in modo diverso, la fuga di Davide lontano da Saul e il suo rifugio presso Achis, re palestinese di Gat, regione di Golia. Nel primo racconto (1 Samuele 21,11-15) il re accolse Davide: "I ministri di Achis gli dissero: Non è costui Davide il re del paese? Non cantavano in coro in onore di lui… Davide si preoccupò di queste parole e temette molto Achis re di Gat. Allora cominciò a fare il pazzo ai loro occhi, a fare il folle tra le loro mani… Davide partì di là e si rifugiò nella grotta di Adullam". Da notare che "si radunarono allora con lui quanti erano in strettezze, quelli che avevano debiti!… ed egli diventò loro capo…" Davide si rifugiò in seguito presso il re di Moab al quale affidò suo padre e sua madre (1 Samuele 21,11 / 22,4).

Nel secondo racconto (1 Samuele 27,1 / 29,11), Davide cercò rifugio presso Achis, che lo accolse e gli accordò la città di Ziklàg, dove soggiornerà un anno e quattro mesi. Gli scribi concludono: "E Achis quello stesso giorno gli diede Ziklàg; per questo Ziklàg è rimasta in possesso di Giuda fino ad oggi" (1 Samuele 27,6). Per un Ebreo è quindi sufficiente abitare un luogo perché Israele se ne impossessi definitivamente: "Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi, ve l’ho assegnato, come ho promesso a Mosè", scrivono gli scribi… da parte di Dio! (Giosuè 1,3)

La buona accoglienza dei due re riservata a Davide dimostra che gli Israeliti avrebbero potuto vivere in pace in Palestina!

1.4.7. Spiritismo (1 Samuele 28,3-25)

Saul evoca Samuele che si presenta, ma per rimproverarlo e annunciargli la sua morte e quella dei suoi figli. Lo spiritismo, inteso come evocazione degli spiriti, è possibile, ma è stato condannato da Dio (Levitico 19,31 / Deuteronomio 18,10-11). Spesso si presentano spiriti cattivi per fuorviare coloro che si dedicano a questa pratica. A dispetto di ciò, la negromanzia (o spiritismo) era praticata dagli Israeliti, re inclusi (2 Re 21,6). Purtroppo ancora oggi persone in tutto il mondo vi ricorrono.

Il primo libro di Samuele presenta Saul e termina con la sua morte.

1.5. Il secondo libro di Samuele (2 Samuele)

Questo libro presenta il regno di Davide e termina poco prima della sua morte. Leggilo per intero poi torna ai punti segnalati di seguito.

1.5.1. Davide re

Dopo la morte di Saul, Davide fu scelto dalla "casa di Giuda per essere suo re" (2 Samuele 2,7). La casa di Giuda, formata dai membri della tribù dallo stesso nome, occupava la parte Sud della Palestina, da Gerusalemme al Nord fino ad Ebron (El Khalil) al Sud, dove si trovavano le tombe dei Patriarchi. Le tribù del Nord, però, chiamate "Israele", rifiutarono Davide e scelsero uno di loro, Is-Bàal, figlio di Saul, come re di Israele (2 Samuele 2,8-10). Il nome Is-Bàal significa "Uomo di Baal" (Ish = uomo, in ebraico). Questo nome, dato da Saul a suo figlio, rivela il suo attaccamento all’idolatria.

Questa tensione tra "Giuda" ed "Israele" durerà fino alla caduta dei due regni. L’odio tra i due re spinse Davide a regnare a partire da Ebron, al Sud, lontano dai suoi nemici (2 Samuele 2,11). "La guerra tra la casa di Saul e la casa di Davide si protrasse a lungo. Davide con l’andar del tempo si faceva più forte, mentre la casa di Saul andava indebolendosi" (2 Samuele 3,1). Abbiamo un esempio di una battaglia "durissima" tra i due regni in 2 Samuele 2,8-32.

Per una questione di donne Abner, capo militare d’Israele, ruppe con Is-Bàaal suo re. Egli impose Davide come re su tutto il popolo dal Nord al Sud del territorio (2 Samuele 3,6-21). Dopo l’omicidio di Abner e di Is-Bàaal, "vennero allora tutte le tribù di Israele da Davide in Ebron e gli dissero: ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne… tu sarai capo in Israele" (2 Samuele 5,1-3), dopo essere stato riconosciuto re di Giuda.

Uno strano versetto rivela che "i figli di Davide erano sacerdoti" (2 Samuele 8,18). Ora, secondo la legge mosaica il sacerdozio era stato riservato ai leviti discendenti di Aronne (Numeri 17,5 / 18,7). Davide, della tribù di Giuda, non ne aveva quindi diritto. I figli di Davide, facendosi sacerdoti, meritavano la morte: "…L’estraneo che vi si accosterà sarà messo a morte" (Numeri 3,10). Saul suscitò la collera di Samuele per avere osato offrire un sacrificio (1 Samuele 13,7-15), Core e i suoi furono sterminati per aver preteso, essendo tutti Leviti, il sacerdozio (Numeri 17,5). I figli di Davide usurparono quindi una funzione che spettava ai Leviti, suscitando senza dubbio la loro collera, tanto più che due sacerdoti leviti, Zadok e Achimèlech, presiedevano già alle funzioni sacerdotali (2 Samuele 8,17). Questo fatto, superando la concezione giuridica restrittiva del sacerdozio mosaico, preparava al sacerdozio universale stabilito da Gesù (Matteo 12,1-8).

1.5.2. Davide occupa Gerusalemme

Nell’anno 1000 a.C. Davide si impadronì di Gerusalemme e la chiamò "Città di Davide" (2 Samuele 5,6-9). Gerusalemme divenne la capitale ed il luogo di residenza del re dopo Ebron. "Davide aveva trent’anni quando diventò re (l’età di Gesù quando cominciò la sua missione, Luca 3,23) e regnò per 40 anni, sette a Ebron e trentatré a Gerusalemme" (2 Samuele 5,4-5). Egli si fece costruire un palazzo in legno di cedro (2 Samuele 5,11). La città divenne così la capitale del Regno.

1.5.3. L’Arca

L’Arca fu portata a Gerusalemme che, dopo essere diventata la capitale, divenne il centro religioso e luogo di pellegrinaggio. Dopo essersi costruito il palazzo, Davide desiderò costruire un tempio per mettervi l’Arca. Questa fu l’occasione data al profeta Natan per proclamare l’importante profezia messianica di 2 Samuele 7,1-17. Occorre rileggerla prima di proseguire il corso.

1.5.4. La profezia messianica di Natan (2 Samuele 7,1-17)

Questa profezia è il punto più importante del libro. Davide aveva fatto partecipe Natan della sua intenzione di costruire un tempio per metterci l’Arca. Spontaneamente Natan lo approvò, "ma quella stessa notte questa parola del Signore fu rivolta a Natan: Va’ e riferisci al mio servo Davide: Forse tu mi costruirai una casa perché io vi abiti? Ma io non ho mai abitato una casa… Quando i tuoi giorni saranno compiuti… io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio". Così Dio rifiutò e respinse l’idea del tempio che Davide si era proposto di edificare e annunciò che uno dei suoi discendenti avrebbe costruito il Tempio secondo Dio.

Spiegazione della profezia:

Il Tempio
Dio non volle che Davide gli costruisse una casa di pietra e di cemento: "Io non ho mai abitato in una casa" dice Dio (2 Samuele 7,6). È piuttosto "Dio che gli edificherà una casa" (2 Samuele 7,11). Per Dio il Tempio, la Sua Dimora, non è un edificio materiale: Dio abita i cuori dei veri credenti, "Se qualcuno mi ama" aveva detto Gesù, "mio Padre lo amerà e noi verremo a lui e faremo presso di lui (in Lui) la nostra dimora" (Giovanni 14,23). Paolo ci dice ancora: "Non sapete che voi siete il Tempio di Dio?" (1 Corinzi 3,16) e Pietro: "Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale…" (1 Pietro 2,5). È per questo che Giovanni nell’Apocalisse non vide Templi (Chiesa, Moschea o Pagoda…) nella "Gerusalemme Celeste" che rappresenta i credenti della fine dei tempi, "…perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello (il Messia, Gesù) sono il suo tempio" (Apocalisse 21,22). Quelli che costruiscono a Dio degli edifici materiali, non hanno compreso nulla della profezia di Natan, né degli insegnamenti di Gesù e dei suoi apostoli.

Il Messia
Un discendente di Davide, ormai conosciuto sotto il titolo di "Figlio di Davide", edificherà questo Tempio voluto da Dio… Questo discendente è il Messia e questo Tempio è spirituale, non materiale. Gli Ebrei hanno interpretato male questa profezia pensando che Salomone, figlio e successore di Davide sul trono, avesse per missione la costruzione di un tempio materiale a Gerusalemme. L’intervento divino ci ha donato la luce non solamente sul vero significato del tempio, ma anche sul Messia venuto 1000 anni dopo la proclamazione di questa bella profezia di Natan.

Il Messia è "il lignaggio", la discendenza, venuto "dalle viscere" di Davide (2 Samuele 7,12). È a partire da questa profezia che il Messia fu conosciuto come il "Figlio di Davide", "Figlio di Iesse" (Iesse è il padre di Davide). Egli è anche il "Figlio di Dio" poiché Dio ha detto: "Io sarò per lui un Padre ed egli sarà per me un Figlio". Gli Ebrei hanno creduto che si trattasse di Salomone, figlio e successore di Davide (vedere 1 Cronache 22,1-19 e soprattutto i versetti 8-10). Ecco perchè Salomone ha voluto, a tutti i costi, costruire un tempio in legno di cedro e d’oro, nel quale ha messo l’Arca dell’Alleanza. La profezia però vedeva più lontano del figlio immediato di Davide. Essa indicava Gesù, venuto 1000 anni più tardi. Egli parlò della distruzione del tempio materiale costruito da Salomone e da suoi successori, presentando il suo "Corpo", cioè la sua Persona, come Tempio definitivo dei credenti (Giovanni 2,19-22 / Apocalisse 21,22).

La profezia di Natan vide quindi più lontano nel tempo e più in alto nello spirito rispetto alla visione umana: non si trattava né di Salomone, né di un edificio materiale. Questo non fu compreso che dopo il compimento della profezia di Natan, dieci secoli più tardi, allorché l’Angelo Gabriele apparve alla dolce Vergine di Nazareth per dirle: "Tu concepirai e partorirai un figlio… Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo. Il Signore gli darà il trono di Davide suo padre" (Luca 1,26-37). Leggi questo testo attentamente e paragonalo alla profezia di Natan.

Perché Gesù è "Il Figlio dell’Altissimo", "il Figlio Unico di Dio" come dice Giovanni (Giovanni 3,16)?

La risposta si trova nel dialogo tra Maria e l’angelo Gabriele (Luca 1,35):

Maria: "Come è possibile? Non conosco uomo".
Gabriele: "Lo Spirito Santo scenderà su di te… Colui che nascerà sarà dunque santo e sarà chiamato Figlio di Dio".

Gesù ci ha dato una nuova luce sulla sua filiazione. Egli è ben più che "figlio di Davide". La sua genealogia non potrebbe riferirsi ad un uomo, per quanto grande sia, perché Egli viene da ben più in alto, direttamente da Dio di Cui solo è l’incarnazione. Discutendo con i Farisei, Gesù pose loro questa domanda: "Qual è la vostra opinione a proposito del Messia? Di chi è figlio?" Essi risposero: "Di Davide". Gesù replicò: "Come mai allora Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore dicendo: ‘Ha detto il Signore (Dio) al mio Signore (il Messia): siedi alla mia destra… (Salmi 110,1). Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio? Nessuno era in grado di rispondergli nulla" (Matteo 22,44-45). La natura divina di Gesù ha eclissato la sua discendenza umana. Nessuno poteva immaginare questa origine. Essa risale all’Eternità, non ha tempo. Il profeta Michea, otto secoli prima di Gesù, aveva parlato su ispirazione, rivelando la sua origine dicendo: "…Le sue origini sono dall’Eternità, dai giorni più remoti" (Michea 5,1).

Gesù è dunque Figlio di Dio perché nessun uomo può pretendere, in giustizia e verità, di essere suo padre fisico. È per intervento diretto di Dio che Gesù fu concepito nel seno di Maria. Perciò solo Dio è suo Padre, "su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo… perché nulla è impossibile a Dio" (Luca 1,35-37).

Come la maggioranza delle profezie messianiche, quella di Natan non fu compresa che dopo il suo compimento. Ricordati dunque come principio, che una profezia non si comprende che al momento che essa ha luogo nel tempo. Coloro che non comprendono le profezie sono quelli che rifiutano di interpretarle secondo Dio, volendo invece che si compiano secondo loro. Così la colpa degli Ebrei è di avere rifiutato Gesù perché non ha rispettato le loro aspirazioni nazionaliste e militari. "I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie!" aveva detto loro il Signore (Isaia 55,8-9).

Da questa meravigliosa profezia di Natan, ricorda che nessuno deve costruire una casa materiale a Dio. È Dio che costruirà una Dimora eterna a tutti i credenti (2 Samuele 7,11), un Tempio spirituale per raccogliere i suoi eletti nella Felicità Perpetua. Gesù ha già costruito questo Tempio Eterno: Egli stesso… con i suoi.

1.5.5. Il peccato grave di Davide

I capitoli 11-12 raccontano il duplice crimine di Davide: adulterio con Betsabea, doppiato con l’assassinio di suo marito Uria l’Hittita, un assassinio premeditato e odioso. Natan ha rimproverato Davide che si è pentito. Il salmo 51 (50) fu composto da lui per chiedere perdono a Dio: "Abbi pietà di me o Dio, nella tua grande bontà e nella tua grande tenerezza cancella il mio peccato…"

1.5.6. Amnon e Tamar

Amnon è stato il figlio primogenito di Davide. Si è invaghito di sua nipote Tamar, figlia di Assalonne, il terzo figlio di Davide (2 Samuele 3,2-3). Usando l’astuzia, l’ha violentata, poi umiliata e ripudiata. Assalonne, suo fratello, lo ha fatto assassinare poi è scappato lontano da Davide (2 Samuele 13 e 14).

1.5.7. Assalonne usurpa il regno di Davide

I capitoli 15-19,5 raccontano gli intrighi di Assalonne per detronizzare suo padre. Egli si impadronì momentaneamente del trono e abusò delle concubine di Davide.

1.5.8. Forti tensioni fra Israele e Giuda

Le forti tensioni fra il Nord (Israele) e il Sud (Giuda) si sono manifestate in occasione del ritorno di Davide sul trono. Le due regioni si disputavano il re (2 Samuele 19,41-20,2). La rivolta di Seba, un Beniaminita (del Nord), aveva preparato la scissione fra le due parti del regno, che avrebbe avuto luogo una quarantina di anni più tardi (verso il 931 a.C.). Il grido di insubordinazione a Davide lanciato da Seba, sarà ripreso al momento della rivolta d’Israele contro Giuda: "Che parte abbiamo noi con Davide… Alle tue tende, oh Israele! Ora provvedi alla tua casa Davide" (1 Re 12,16).

La sistemazione degli Israeliti in regno non ha risolto nulla, non fece altro che peggiorare la situazione fra di loro, inasprendo le loro relazioni con i popoli vicini. I re commisero dei gravi errori, anzi degli abusi. Gli avvertimenti di Samuele contro di loro furono giustificati dal loro comportamento che sarebbe andato di male in peggio, come rivelato dai libri dei Re. Le parole che Samuele indirizzò alla comunità in 1 Samuele 8,10-18 si sarebbero realizzate: "…Allora griderete a causa del re che avete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà!".

1.5.9. Il censimento (2 Samuele 24,1-9)

Il censimento del popolo voluto da Davide è stato considerato un’empietà, perché questo significava riporre la fiducia in se stesso piuttosto che in Dio, capace di aumentare la popolazione occupandosi del suo benessere. La mentalità dell’epoca attribuiva tutte le iniziative a Dio. È dunque Lui che ha incitato Davide contro gli Israeliti e lo ha spinto a contarli. Il primo libro delle Cronache, però, scritto cinque secoli più tardi, ha rettificato precisando: "Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide a censire gli Israeliti" (1 Cronache 21,1). È stato dunque Dio o Satana che ha ispirato Davide? O non è stato piuttosto un semplice desiderio di Davide, che sperava vedere il numero dei combattenti di Giuda superiore a quelli di Israele, suo avversario? Perché questo censimento deluse il re: "Ma dopo che Davide ebbe fatto il censimento del popolo, si sentì battere il cuore" (2 Samuele 24,10). Perché? Perché il numero dei combattenti d’Israele superava quello dei combattenti di Giuda, al servizio di Davide: 800.000 contro 500.000 in 2 Samuele 24,9, ma 1.100.000 contro 470.000 solamente in 1 Cronache 21,5 che aggiunge ancora: "Fra costoro Ioab non censì i Leviti, né la tribù di Beniamino, perché l’ordine del re gli appariva un abominio" (1 Cronache 21,6). Questo ha fatto tremare il cuore del re davanti ai nemici in soprannumero evidente… senza contare le tribù bellicose di Levi e di Beniamino… non censite!

A quale dei due censimenti bisogna credere? Dov’è la verità storica? Questi due differenti testi sono stati ispirati da Dio? Ancora un esempio nel quale si richiedono uno spirito critico e del discernimento. Questo testo scritto dopo la delusione di Davide, interpretò il censimento come una maledizione.

Questo episodio ci permette di comprendere meglio perché tutte le decisioni, prese da Mosè ed altri, sono state considerate, spesso a torto, come venute da Dio. Ci volle del tempo e soprattutto la Luce di Gesù Cristo per discernere ciò che, nelle Scritture, fu veramente ispirato da Dio. Comprendiamo perché Gesù aveva detto a quelli che lo rifiutavano: "Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro" (Giovanni 8,44). Colui che rifiuta di riconoscere in Gesù il Messia non è mai stato ispirato da Dio, ma dal diavolo (meditare 1 Corinzi 12,3).