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Questo libro è stato tradotto dall’autore dall’originale arabo. È indirizzato a tutti coloro che vogliono liberarsi dal giogo del fanatismo imposto da tradizioni religiose scadute e da pregiudizi arbitrari. È dedicato a tutti gli uomini di buona fede, assetati di verità e di giustizia, alla ricerca della fraternità.
«Portate le vostre prove, se siete veritieri»
(Corano XXVII; La Formica,65)
DEDICATO
A MARIA,
NOSTRA MADRE LA VERGINE
MADRE DEL MESSIA,
A FATIMA,
LA MADRE DEI CREDENTI,
E
AI CREDENTI INDIPENDENTI
DI OGNI RITO, RELIGIONE E RAZZA.
![]() Due uccelli della stessa specie rappresentano la Bibbia e il Corano |
1. Introduzione
La maggior parte della gente crede che vi sia differenza fra il Corano e la Bibbia. Tuttavia l’Ispirazione divina è una nella Bibbia e nel Corano. Dio, che ha ispirato la Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, ha ugualmente ispirato anche il Corano. Quest’ultimo attesta l’autenticità della Bibbia. La differenza non è dunque nell’Ispirazione, ma nell’interpretazione. Dio dice nel Corano:
«O Voi, ai quali è stato dato il Libro (la Bibbia), credete in ciò che abbiamo fatto scendere (il Corano) a conferma delle Scritture (la Bibbia) che sono presso di voi…» (Corano IV; Le Donne,50)
Questo libro è uno studio succinto del concetto autentico dell’Ispirazione divina. Invita ad aprirsi con fede all’Ispirazione coranica e, attraverso questa, al Vangelo e alla Torah, confermati dal Corano. (Il Corano impiega la parola «Torah» per l’insieme dei Libri dell’Antico Testamento)
È uno sguardo di fede sull’Ispirazione divina in generale per riunire i credenti tramite la scoperta dell’unità dell’Ispirazione biblico-coranica. In effetti, il Corano conferma i suoi due predecessori, la Torah e il Vangelo, e testimonia che Dio è il solo e unico ispiratore della Bibbia e del Corano:
«Il nostro Dio e il vostro Dio sono un Dio Unico, e noi a lui siamo sottomessi.» (Corano XXIX; Ragno,45)
[Il termine «sottomessi» è la traduzione della parola araba «mussulmano». Islam significa sottomissione (a Dio)].
Tuttavia, noi troviamo che le confessioni religiose hanno diviso Cristiani e Mussulmani a causa delle loro tradizioni ereditate di anno in anno. Questa divisione, dovuta a queste stesse tradizioni umane, non si è limitata alle comunità mussulmane e cristiane, ma ha conquistato l’interno di queste due comunità sorelle, separando Cristiani da Cristiani e Mussulmani da Mussulmani. È per questo che io prego il lettore di aprirsi con obiettività al contenuto di questo libro elevandosi al di sopra della mentalità del rito al quale egli appartiene, oltrepassando ogni mentalità confessionale ristretta, perché lo scopo di questo studio è liberarsi dallo spirito di congregazione confessionale e dal razzismo spirituale, inconsciamente infiltratisi in ognuno di noi. Possiamo liberarci da questo spirito malsano soltanto per mezzo della conoscenza di ciò che Dio ha veramente rivelato nei suoi Libri ispirati. Solo questa conoscenza è capace di liberarci dalle catene delle tradizioni e dei pregiudizi che ci deviano dagli insegnamenti della Bibbia e del Corano.
Queste tradizioni e questi pregiudizi sono passati, col tempo, nelle vene degli uomini e si sono tramandate di padre in figlio, accettate senza che la loro autenticità o la loro rettitudine fosse stata discussa. Certi «credenti» vi si sono aggrappati al punto da uccidere ogni oppositore, considerando queste vane tradizioni come assolutamente intoccabili, senza nemmeno assicurarsi della loro veridicità. Noi abbiamo tutti sofferto di questo stato di fatto, ignorando che queste tradizioni non avevano alcun fondamento divino.
È dunque importante convincersi della necessità di ritornare alla Bibbia e al Corano per rendersi conto della verità o della falsità di queste dicerie sparse da certuni per suscitare intrighi, come ha ben notato il Corano:
«Egli è quello che ha fatto scendere su di te il Libro (il Corano); in esso sono brani fermamente stabiliti che sono la base del Libro e altri allegorici; però coloro nel cui cuore è deviamento seguono quel che vi è di allegorico, per desiderio di scisma e per desiderio di falsa interpretazione, però nessuno conosce la vera interpretazione di essi, se non Dio; i saldi nella scienza diranno: noi crediamo in esso (al Corano), esso tutto viene da parte del nostro Signore; però non riflettono su di ciò se non i dotati di intelletto.» (Corano III; Famiglia d’Imran,5)
Certi capi religiosi si sono arrogati il diritto di monopolizzare l’interpretazione dell’Ispirazione divina. Ora, l’Ispirazione non é monopolio di nessun uomo. Secondo il versetto sopraccitato: «nessuno conosce la vera interpretazione di essi, se non Dio», ed è «Dio che guida» i suoi eletti, come dice ancora il Corano nel capitolo XLII; Il Consiglio,52.
In effetti, i sapienti religiosi ebrei si sono arrogati il diritto d’interpretare, essi soli, la Bibbia, impedendo ai credenti di applicare a Gesù le profezie messianiche, tuttavia chiare, che vi si trovano.
Alcuni capi religiosi e teologi cristiani monopolizzano ugualmente il diritto d’interpretare il Vangelo, rifiutando di applicare le profezie esplicite che vi si trovano per denunciare l’ingiusta entità israeliana, manifestamente presa di mira da quei profeti. Questo atteggiamento colpevole, che è una contro-testimonianza verso Gesù, è dovuto alla solidarietà dei Cristiani con Israele e con il sionismo internazionale, denunciato tuttavia da San Giovanni, essendo lo Stato di Israele l’Anticristo che deve apparire (1 Giovanni 2,22).
Nello stesso modo, molti capi e sapienti mussulmani monopolizzano il diritto d’interpretare il Corano in favore di una tradizione fossilizzata che fa comodo a loro. Essi espongono interpretazioni personali, non divine, che lasciano trasparire uno spirito fanatico e separatista. Ciò facendo, impediscono agli uomini di comprendere i versetti coranici indipendentemente dalle loro ristrette concezioni, tanto lontane dall’intenzione divina. Si fermano ai versetti «allegorici» e li interpretano a loro favore «per desiderio di scisma».
Il Corano impone ai credenti di avvicinarsi ai soggetti sacri partendo dalla conoscenza dei «Libri luminosi», poiché Dio ha ispirato questi libri come guida. L’uomo non deve dunque seguire, in maniera irrazionale, ogni suggestione fatta per suscitare dissensi, senza ricorrere a un «Libro luminoso», come raccomanda il Corano:
«Fra gli uomini vi è chi disputa di Dio senza conoscenza alcuna e segue qualsiasi demone ribelle… Vi sono degli uomini che discutono di Dio senza conoscenza, senza essere guidati da un Libro luminoso.» (Corano XXII; Il Pellegrinaggio,3 e 8)
Per questo, nella nostra discussione, noi abbiamo fatto ricorso a due «Libri luminosi», la Bibbia e il Corano, affinché la nostra fede non sia costruita sulle sabbie mobili delle dicerie che ci rendono preda di «qualsiasi demone ribelle» e fanatico. Noi vogliamo costruire la nostra fede sulla roccia della conoscenza e della certezza. Allora noi fioriremo, perché saremo esposti ai raggi emanati dalla sorgente divina, e non sottomessi a favole e a tradizioni puramente umane. Queste sono fatte per condannarci, dato che non hanno alcuna base nei «Libri luminosi». È la ragione per la quale esse sono state un fallimento, producendo gli amari frutti della divisione tra fratelli. L’Intenzione divina, al contrario, è di riunire i credenti per mezzo dell’Ispirazione unica, non di dividerli a causa di tradizioni che Dio disapprova.
«Signore fa fiorire il mio cuore…» (Corano XX; Lettere T.H.,26)
Ora, il cuore fiorisce soltanto se si libera dal giogo di una fede ignorante, frutto di tradizioni fossilizzate. Se aspiriamo alla salvezza, dobbiamo spogliarci di questa fede malsana, per abbracciare la fede reale, quella costruita sulla conoscenza dei «Libri luminosi». Questa conoscenza sarà la nostra guida nelle nostre discussioni sugli argomenti divini.
Per comprendere la vera spiritualità dell’Islam, dobbiamo prendere coscienza dell’abisso immenso che separa il Corano dalla maggior parte dei Mussulmani. Questo abisso è uguagliato soltanto da quello che separa la Bibbia dalla grande maggioranza degli Ebrei e dei Cristiani. I responsabili di questo fossato sono i seguaci delle tradizioni rituali e del culto, preoccupati di salvaguardare un’eredità religiosa umana, un culto materiale a detrimento del culto «in spirito e verità» prescritto da Gesù (Giovanni 4,24).
Il profeta Maometto ha detto nelle sue «Nobili Discussioni»:
«Verrà un tempo per gli uomini in cui non resterà del Corano che il suo disegno e dell’Islam il suo nome. Questi si proclamano seguaci dell’Islam mentre sono i più lontani da esso.»
Lo Sceicco Muhammad Abdo disse anche a questo proposito:
«Ciò che noi vediamo ora dell’Islam, non è l’Islam. Hanno mantenuto delle opere dell’Islam solo un’apparenza di preghiere, di digiuno, di pellegrinaggio e poche parole deviate in parte dal loro senso. La gente è arrivata al ristagno che ho menzionato a causa delle eresie e delle leggende che hanno intaccato la loro religione e che essi considerano come religione. Che Dio ci preservi da quella gente e dalle loro calunnie su Dio e sulla Sua religione perché tutto ciò che si rimprovera oggi ai Mussulmani non appartiene affatto all’Islam. È qualcos’altro che viene chiamato Islam.» (Tratto dal suo libro: «L’Islam e il Cristianesimo»)
Il Messia, parimenti, ha posto la domanda ai suoi Apostoli parlando della fede alla fine dei tempi:
«Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Luca 18,8)
Egli ci avverte che l’amore per Dio scomparirà dal cuore di molti uomini a causa dell’ingiustizia e dell’empietà che prevarranno alla fine dei tempi (Matteo 24,12). Per questo, Egli mise in guardia i credenti dicendo:
«Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre Mio che è nei Cieli. Molti (falsi credenti) mi diranno in quel giorno (vedendomi in collera contro di loro): Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.» (Matteo 7,21-22)
L’apostolo Paolo certifica anch’egli, nelle sue lettere:
«…che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, senza amore… con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore…» (2 Timoteo 3,1-5)
Così, l’Ispirazione divina ci mette dappertutto in guardia contro le pratiche vane e superficiali alle quali sono attaccati molti credenti. Questi culti illusori sono sterili agli occhi del Giudice divino che non accorda la sua misericordia a causa di tali atti d’ispirazione pagana, ma si lascia toccare dalla bontà, dall’amore e dallo sforzo che Egli ci vede compiere per arrivare a conoscere la verità e a praticare la giustizia.
Nell’Ispirazione evangelica, il criterio della fede alla fine dei tempi è l’apparizione di una «Bestia» annunciata dall’apostolo Giovanni nel libro dell’Apocalisse. Questa «Bestia», «l’Anticristo», è l’incarnazione delle forze del male e dell’ingiustizia nel mondo. Essa appare in Palestina, fino al cuore di Gerusalemme (Apocalisse 11,2 e 20,7-9), dove essa raduna il suo esercito e i suoi sudditi «per la guerra», non per la pace. Il criterio della fede risiede nel grado di entusiasmo usato per combattere questa Bestia. Più la fede è grande, più si accresce il discernimento spirituale per riconoscere l’identità di questo mostro e s’intensifica l’impegno a combatterlo a morte. Per contro, una fede vacillante o assente, conduce l’uomo a sottomettersi alla Bestia, dicendo, davanti alla sua apparente potenza: «Chi è simile alla Bestia e chi può combattere contro essa?» (Apocalisse 13,4). L’Ispirazione evangelica annuncia ai credenti la buona novella della loro vittoria sulla Bestia, l’Anticristo.
Io ho rivelato e dimostrato nel mio libro «L’Apocalisse smaschera l’Anticristo», che l’entità israeliana è questa «Bestia» che ha riunito le sue truppe sioniste dai quattro angoli della terra… per la guerra… in Palestina. Lo Stato d’Israele, questo «ersatz» formato da tanti pezzi, costruito sul delitto e sul sangue, simbolizza l’ingiustizia e il male. Esso se ne va alla sua rovina.
I veri credenti, oggi, sono quelli che discernono l’identità della «Bestia» dell’Apocalisse e comprendono che in essa s’incarna «il male assoluto», secondo l’espressione dell’Imam Moussa Sadr, che aggiunge: «Collaborare con Israele è un peccato». Ai giorni nostri, i credenti sono quelli che si sollevano contro il nemico di Dio, il sionista insediato in Palestina occupandone tutto il territorio e facendo traboccare la sua ingiustizia fino al Libano del Sud.
La «Bestia» apocalittica è la misura temibile per mezzo della quale Dio sonda il cuore dei credenti per condannare coloro che collaborano con essa e benedire eternamente i cuori nobili e coraggiosi che la combattono con fede. Così, l’unità fra tutti i credenti si opera oggi per mezzo della loro unione contro Israele, il nemico di Dio e di Gesù, suo Messia. Il combattimento contro lo Stato di Israele equivale a un nuovo battesimo.
L’Ispirazione coranica ha parimenti annunciato l’apparizione di una Bestia alla fine dei tempi:
«E quando starà per cadere su di loro (i non credenti) la mia sentenza, faremo uscire, ad essi, una Bestia dalla terra, la quale parlerà ad essi: In verità! Gli uomini non hanno creduto fermamente ai nostri segni.» (Corano XXVII; La Formica,84)
Questa è la «Bestia» dell’Apocalisse (capitoli 13 e 17). Maometto ha annunciato nelle sue «Nobili Discussioni» l’apparizione dell’Anticristo e dei suoi in Palestina, «riversandovisi da ogni luogo», come fu per gli Ebrei. Il Profeta ha proseguito dicendo che essi attraverseranno il lago di Tiberiade e che questi «ciarlatani» inganneranno molti credenti. I veri credenti li combatteranno e trionferanno su di loro. Io ho dimostrato nel mio libro «L’Anticristo nell’Islam», la relazione tra questo «Messia» ciarlatano e l’entità israeliana, sostenendo i miei argomenti per mezzo delle «Nobili Discussioni» raccolte nell’opera dello Sceicco Sobhi Saleh «Mahnal el Waridin».
Molte false dottrine si sono infiltrate fra le fila dei credenti, radicandosi come tradizioni ferme e indiscutibili. Fra queste figurano:
- la pretesa, alla quale credono numerosi Cristiani, che il Corano contraddica il Vangelo
- la pretesa, alla quale credono molti Mussulmani, che il Vangelo sia falsificato e che ci sia una contraddizione fra i 4 Vangeli.
Certi Mussulmani non prestano fede al Vangelo con il pretesto che sia stato scritto dopo l’Ascensione del Messia. Essi ignorano che la Potenza dell’ispirazione di Dio non si limiti né alla presenza fisica del Messia nel mondo, né a un tempo o a un luogo preciso. Tutte queste idee dimostrano l’ignoranza e l’infantilismo della gente capace di credere a tali sciocchezze.
Noi abbiamo voluto, in questo studio, penetrare nel mondo dell’Ispirazione per la porta del Corano. Attraverso di esso, siamo arrivati alla Bibbia. In tal modo abbiamo scoperto l’unità dell’Ispirazione biblico-coranica. È la ragione per la quale non comprendiamo perché coloro che credono in uno di questi due Libri combattano quelli che credono nell’altro. È illogico accettare l’uno senza l’altro.
