Questo articolo è diviso in più pagine:
- Prima Lezione - I libri della Bibbia
- Seconda Lezione - I primi 11 capitoli della Genesi
- Terza Lezione - Da Abramo a Isacco (Genesi da 12 a 24)
- Quarta Lezione - Storia di Isacco e di Giacobbe (da Genesi 25 a 50)
- Quinta Lezione - Il libro dell’Esodo
- Sesta Lezione - Il Levitico, i Numeri, il Deuteronomio
- Settima Lezione - Giosuè, Giudici, Rut, Samuele 1 & 2
- Ottava Lezione - Libri dei Re – Cronache – Esdra – Neemia - Tobia – Giuditta - Ester - Maccabei
- Nona Lezione - I 7 Libri Sapienziali
- Decima Lezione - I 4 Libri Profetici maggiori
- Undicesima Lezione - I 12 Libri Profetici minori
- Dodicesima Lezione - I Libri del Nuovo Testamento
- Tredicesima Lezione - Il Vangelo di Giovanni e le lettere degli Apostoli
- Quattordicesima Lezione – Il libro dell’Apocalisse di Giovanni
- 1. Quarta Lezione - Storia di Isacco e di Giacobbe (da Genesi 25 a 50)
- 1.1. I due figli di Isacco: Esaù e Giacobbe (Genesi 25,19-)
- 1.2. Le due mogli di Giacobbe (Genesi 28 e 29)
- 1.3. La "lotta" di Giacobbe contro Dio (Genesi 32,24-33)
- 1.4. I dodici figli di Giacobbe: le dodici tribù d’Israele (Genesi 35,22-26)
- 1.5. Le 12 tribù in Egitto (da Genesi 37 a 50)
- 1.6. Questionario di ricapitolazione:
1. Quarta Lezione - Storia di Isacco e di Giacobbe (da Genesi 25 a 50)
Occorre avere già letto questi capitoli prima di proseguire questa lezione, altrimenti non ne trarrai grandi cose. Cinque sono i punti importanti da rilevare.
1.1. I due figli di Isacco: Esaù e Giacobbe (Genesi 25,19-)
Rebecca (Rivca), come Sara sua suocera, era siriana. Genesi 25,20 insiste sulla rivelazione di questa origine "aramaica" della sposa di Isacco: "Isacco aveva quaranta anni quando prese in moglie Rebecca, figlia di Betuel l’arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Labano l’arameo" (Genesi 25,20).
Rebecca, come Sara, era sterile: "Isacco supplicò il Signore per sua moglie perché essa era sterile ed il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta" (Genesi 25,21). Aspettava due gemelli: Esaù e Giacobbe. Il primo a nascere era considerato il primogenito e la tradizione voleva che fosse il privilegiato e che ereditasse la dignità paterna. Secondo la tradizione umana, quindi, toccava ad Esaù, il primogenito, ereditare la missione spirituale di Abramo e di Isacco. Il Messia doveva venire dalla sua discendenza, non da quella di suo fratello gemello Giacobbe.
Dio, però, non si lascia legare dalle tradizioni e dalle considerazioni umane, familiari e tribali, come in questo caso. Sono troppo spesso razziste e dettate da pregiudizi ingiusti. Egli stabilì quindi la sua alleanza con Giacobbe, non con Esaù, nonostante quest’ultimo fosse il primogenito. Questa "alleanza" significava che il Messia doveva venire dalla discendenza di Giacobbe.
Infatti, quando Rebecca andò a "consultare Dio", Dio le disse: "Due nazioni sono nel tuo seno. Il maggiore servirà il minore" (Genesi 25,23). Questo rappresenta uno sconvolgimento totale della mentalità dell’epoca e delle tradizioni antiche. La ragione, strettamente umana, del passaggio del diritto della primogenitura a Giacobbe consisteva nel fatto che Rebecca lo preferiva "perché era un uomo tranquillo che dimorava sotto le tende", accanto alla madre (Genesi 25,27-28). Ella complottò per derubare Esaù del diritto di primogenitura per darlo a Giacobbe, suo preferito. Con furbizia, ottenne che suo marito benedicesse Giacobbe invece di Esaù, il suo preferito dato che "la cacciagione (cucinata da Esaù) era di suo gusto" (Genesi 25,28). A quell’epoca si credeva che la benedizione data fosse effettiva ed irrevocabile, che non potesse essere trasmessa ad altri anche se non meritata (Genesi 27,1-45). Da notare che "questa consultazione di Dio" si praticava tramite dei veggenti o delle veggenti che pretendevano di detenere questo potere di "veggenza". Ancora oggi molti pretendono di avere un tale potere. La Bibbia rivela che gli Israeliti praticavano abitualmente quest’usanza (vedere Esodo 33,7 / 1 Samuele 14,41 ecc…)
L’atteggiamento di Rebecca e di Giacobbe in questa circostanza non è un esempio di alta moralità. I profeti venuti successivamente condannarono l’inganno di Giacobbe. Geremia lo presenta come esempio di inganno: "Ognuno si guardi dal suo amico, non fidatevi neppure del fratello, poiché ogni fratello gioca il ruolo di Giacobbe… l’uno inganna l’altro…" (Geremia 9,3-4). "Il Signore è in lite con Israele e tratterà Giacobbe secondo la sua condotta, li ripagherà secondo le loro azioni. Egli, nel grembo materno, soppiantò suo fratello…" disse ancora Osea (Osea 12,3-4).
Gli scribi, volendo giustificare Giacobbe e sua madre, presentarono la storia del piatto di lenticchie a danno di Esaù. Quest’ultimo ritornava affamato e "sfinito" dal lavoro nella campagna; disse a suo fratello che aveva preparato una minestra di lenticchie: "Lasciami mangiare (tanto egli aveva fame…) un po’ di questa minestra rossa (colore delle lenticchie), sono sfinito!". Giacobbe, però, affamato dal diritto di primogenitura, colse al volo l’occasione e ne approfittò per derubare suo fratello di questo diritto: "Vendimi subito la tua primogenitura" disse. Esaù probabilmente non prese sul serio la richiesta di suo fratello espressa con cupidigia ed accettò. "A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura" commentano cinicamente gli scribi (Genesi 25,29-34).
Tuttavia questa storia ha il merito di scuoterci: ci invita, se siamo attenti, alla rivolta davanti alle ingiustizie. Infatti Isacco, notalo bene, dice a suo figlio Esaù: "…tu servirai tuo fratello. Ma poi quando ti libererai, spezzerai il suo giogo dal tuo collo" (Genesi 27,40). Bisogna liberarsi dal giogo delle tradizioni religiose infruttuose.
Un altro insegnamento da trarre da questa storia consiste nella necessità di preferire lo spirituale al materiale, nel non vendere la nostra "primogenitura", che è il nostro diritto alla vita Eterna, per un bene temporale. È questo l’insegnamento che Gesù ci dona rifiutando, alla domanda del diavolo, di trasformare le pietre in pane, nonostante la sua fame, perché "non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Matteo 4,4 e vedere anche Deuteronomio 8,3). Bisogna essere affamati ed assetati delle direttive divine. Se c’è da scegliere tra un interesse materiale ed uno spirituale, è quest’ultimo che bisogna scegliere, sacrificando il primo, senza voltarsi indietro, come la moglie di Lot…
Dio promise a Adamo ed Eva una discendenza che schiaccerà la testa del demonio. Questo Salvatore è il Messia. Il piano messianico di Dio cominciò con Abramo, passò ad Isacco e continuò con Giacobbe.
Dopo avere cominciato con Abramo ed essere stata trasmessa ad Isacco, la discendenza promessa da Dio a Adamo ed Eva per schiacciare la testa del demonio, loro tentatore, passò a Giacobbe che divenne il terzo Patriarca. La storia delle lenticchie spiega perché questa discendenza non sia passata da Esaù, nonostante fosse il primogenito. Questa spiegazione umana, però, non rivela la vera intenzione di Dio.
1.2. Le due mogli di Giacobbe (Genesi 28 e 29)
Esaù sposò due donne ittite, non aramee. Questo dispiacque molto ai suoi genitori (Genesi 26,34-35) e fu una ragione di più per avercela con lui. Rebecca, che temeva per Giacobbe simili matrimoni, intervenne presso suo marito, il quale comandò a Giacobbe: "Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan. Su, va’ in Paddan-Aram (in Aram, si trova la Siria), nella casa di Betuel, padre di tua madre e prenditi di là una moglie tra le figlie di Labano, fratello di tua madre" (Genesi 28,1-2). Nota che Isacco invoca su Giacobbe e sulla sua discendenza la "benedizione di Abramo". Nell’intenzione divina questa benedizione significa che il Messia verrà da questa discendenza, non da quella di Esaù. Gli scribi danno di questa benedizione un’interpretazione geografica: per loro la Palestina appartiene alla discendenza di Giacobbe (Israeliti) e non a quella di Esaù (Arabi). Questo risulta dal seguente versetto: "…perché tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato ad Abramo…" (Genesi 28,3-4).
Nel viaggio verso la Siria, Giacobbe ebbe un sogno: Dio gli apparve sulla sommità di una scala che andava dalla terra al cielo per annunciargli che la sua Alleanza con Abramo sarebbe proseguita attraverso di lui (Genesi 28,12-16). Gesù evoca questo sogno della scala, adattandolo alla sua persona, rivelando che ormai è Egli stesso il detentore dell’Alleanza divina, il successore e l’erede delle vere promesse fatte da Dio ad Abramo, Isacco e Giacobbe (Giovanni 1,51). È questa la scala che porta dalla terra al cielo e permette agli uomini che credono in Lui di salire verso l’Alto.
Nota che la fede in un Dio unico non si è divulgata senza difficoltà, ma è il frutto di esperienze e scelte personali. In effetti, Giacobbe non si è accontentato delle parole di suo padre. Egli ha esitato a credere a Dio e la sua fede è stata al condizionale: "Se Dio sarà con me… se mi darà del pane… se ritornerò sano e salvo da mio padre, allora il Signore (solo) sarà il mio Dio…" (Genesi 28,20-22).
La storia dei matrimoni di Giacobbe comincia in Genesi 29,15. La corsa frenetica di Lia e Rachele (Rail) per avere dei figli sembra strana ai nostri occhi. Bisogna leggere questi racconti tenendo conto della mentalità dell’epoca: la stima del marito verso la moglie era in rapporto al numero dei figli poiché la progenie era considerata come un segno della benedizione divina.
In questa corsa sfrenata per la procreazione tra le due spose, furono coinvolte anche le due serve: Zilpa di Lia e Bila di Rachele, che contribuirono a dare a Giacobbe dodici maschi ed una femmina. Questi 12 figli di Giacobbe sono gli antenati fondatori delle 12 tribù di Israele, la prima comunità monoteista chiamata a rivelare con bontà al mondo l’unico Creatore. I profeti denunciarono l’infedeltà e la cattiva gestione di questo primo gruppo di credenti.
Essendosi arricchito, Giacobbe vuole rendersi indipendente da suo suocero Labano, così fugge verso il suo paese di nascita, Canaan. Nota che Rachele, nella fretta della partenza, insiste per portare con sé gli idoli degli dei pagani che adorava ancora nonostante il suo matrimonio con Giacobbe (Genesi 31,34). Constaterai dunque che la fede in un Dio unico è cresciuta gradualmente e con il tempo nel cuore degli antenati. Non c’è da stupirsi. Ancora oggi, 4000 anni dopo Abramo, si trovano dei Giudei, dei Cristiani e dei Mussulmani che non credono in Dio… o che ci credono in malo modo, in modo fanatico, con la mentalità integralista, feticista, non rinnovata.
1.3. La "lotta" di Giacobbe contro Dio (Genesi 32,24-33)
Giacobbe, mentre ritornava verso Canaan, ebbe un’altra apparizione divina: "Giacobbe rimase solo ed un uomo lottò contro di lui fino allo spuntare dell’aurora". Questo "uomo" è Dio sotto le sembianze umane, come i "tre uomini" apparsi ad Abramo (Genesi 18).
Questa "lotta" tra Dio e Giacobbe è simbolica: Dio vuole plasmare Giacobbe, modellarlo sul suo Santo Spirito, ma l’uomo rifiuta di lasciarsi plasmare dal suo Creatore. Vedendo che Giacobbe gli resiste, Dio gli dà il nome di "Israele", che significa "lottare contro Dio" (Genesi 32,29).
Analizzando questo fatto, si conclude che Giacobbe voleva inconsciamente rendersi uguale a Dio, porsi di fronte a Lui come ad un rivale. Ecco perché il suo comportamento fu condannato dai profeti. Infatti, Osea disse: "Il Signore tratterà Giacobbe secondo la sua condotta… da adulto lottò contro Dio e vinse", concluse con ironia Osea (Osea 12,3-4). È con violenza e per interesse personale, non per amore e giustizia, che Giacobbe ha voluto rubare la benedizione di Dio, esattamente come aveva agito per sottrarre a suo padre la benedizione destinata ad Esaù.
Dopo questo incidente, Dio dà un altro nome a Giacobbe: "Non ti chiamerai più Giacobbe ma Israele (Isra = lottare contro, El = Dio), perché sei stato forte contro Dio e contro gli uomini (egli "lottò" contro suo fratello Esaù, un uomo, e gli rubò la primogenitura) e hai vinto" gli dice Dio ironicamente (Genesi 32,29). Questa resistenza si applica agli scribi ed ai farisei che hanno sempre resistito a Dio ed ai suoi profeti. Questi ultimi, prima di Gesù e degli Apostoli, non hanno esitato a denunciare la resistenza verso Dio dei capi religiosi (vedere Isaia 1,2-3 / Michea 1,5 / Geremia 2,20 / Matteo 23 / 1 Tessalonicesi 2,14-16). Bisogna vedere nel "trionfo" di Giacobbe nella lotta contro Dio la stessa ironia divina usata nei confronti di Adamo dopo la sua caduta (Genesi 3,22).
Gli scribi biblici pretendono che Dio "ivi benedì" Giacobbe (Genesi 32,30). In questa "benedizione" c’è una contraddizione con le parole dei profeti citate più avanti: questa è un’aggiunta da parte "della penna menzognera" degli scribi (Geremia 8,8) per giustificare la loro resistenza verso Dio, presentandola come accettata, anzi come "benedetta" da Dio. Ecco perché Dio dice alla comunità israeliana tramite Isaia: "Il tuo primo padre (Giacobbe-Israele) peccò, i tuoi intermediari (gli scribi e gli altri capi religiosi che interpretavano i testi biblici) si ribellarono contro di me. I tuoi principi hanno profanato il mio santuario, perciò ho votato Giacobbe all’esecrazione, Israele alle ingiurie" (Isaia 43,27-28).
Da dove viene dunque questa pretesa "benedizione" di Giacobbe? Dagli intermediari e dagli scribi, rivoltatisi anch’essi contro Dio, come Giacobbe. Costui, a causa della sua resistenza contro Dio, fu chiamato Israele. Questo nome passa ai suoi discendenti, eredi della stessa resistenza.
Ancora oggi questa lotta contro Dio è rappresentata dallo Stato di Israele. I sionisti proseguono, politicizzando il giudaismo, la lotta di Giacobbe contro Dio e contro gli uomini: contro Dio, con il loro rifiuto di ammettere la missione unicamente spirituale ed universale del giudaismo e con il loro rifiuto di Gesù; contro gli uomini, con l’ingiusta e violenta occupazione di una terra che non appartiene a loro, pretendendo di essere il "popolo eletto".
Molti falsi credenti di ogni tipo meritano di essere chiamati "Israele", perché dicendo a Dio: "Che sia fatta la tua volontà!", si ostinano ad imporre la propria volontà contro Dio e gli uomini, non curandosi di Dio.
1.4. I dodici figli di Giacobbe: le dodici tribù d’Israele (Genesi 35,22-26)
Giacobbe ebbe dodici figli ed una figlia dalle sue due spose e dalle loro rispettive serve.
Lia ebbe sei figli ed una figlia:
- Ruben (il primogenito): egli si coricò con Bila (la serva di Rachele: Genesi 35,22) e, a causa di ciò, non ottenne la benedizione del padre (Genesi 49,3-4).
- Simeone e Levi: essi commisero un crimine razzista e traditore (Genesi 34,25-31) che attirò su di loro la maledizione del loro padre (Genesi 49,5-7). Mosè ed Aronne suo fratello, discendenti dalla tribù maledetta di Levi, scelta da Mosè come unica tribù sacerdotale, cioè la tribù che forniva i preti per sacrificare gli animali (Numeri 3,45).
- Giuda: dalla sua tribù proviene il Messia (e non dalla tribù del primogenito, Ruben), ed è per questo che Giacobbe loda Giuda (Genesi 49,8-12).
- Issacar e Zabulon.
- Dina, infine, è l’unica figlia di Giacobbe.
Rachele ebbe due figli:
- Giuseppe: i suoi fratellastri furono molto gelosi di lui e per questo motivo lo vendettero. Egli divenne onnipotente in Egitto, dove finì per accogliere tutta la sua famiglia.
- Beniamino: l’ultimo figlio di Giacobbe, praticamente il "beniamino".
Bila (la serva di Rachele) ebbe due figli:
- Dan
- Neftali.
Zilpa (la serva di Lia) ebbe due figli:
- Gad
- Aser.
Il capitolo 49 della Genesi riporta le profezie di Giacobbe riguardanti ciascuno dei suoi figli. La più importante è quella di Giuda, poiché da essa verrà il Messia. Egli è chiamato "il Leone di Giuda", proprio per questa profezia che paragona Giuda ad un "giovane leone" (Genesi 49,9). L’Apocalisse attribuisce questo titolo messianico a Gesù (Apocalisse 5,5).
La tribù di Giuda ha avuto il ruolo messianico nella storia ebraica. Da essa provengono i re che hanno governato in Giudea, Davide e la sua dinastia, dalla quale proviene il Messia. Genesi 38 indica la discendenza del Messia tramite Giuda e Tamar da un’unione extra-matrimoniale. Matteo 1,3 riporta questa genealogia. È Giuda che si ribellò contro i suoi fratelli dopo la vendita di Giuseppe. Lasciò la sua famiglia e sposò una donna cananea, non un’ebrea. Giuda intervenne presso i suoi fratelli per salvare la vita di Giuseppe (Genesi 37,26). Questo nobile atteggiamento gli è valso le lodi di suo padre (Genesi 49,9) e il merito di essere l’antenato del Messia.
Dopo la profezia di Giacobbe riguardante Giuda (Genesi 49,9-12), il Messia doveva abolire il regno in Israele e non consolidarlo, come invece pensavano gli Ebrei e gli Apostoli stessi (Atti 1,6). Infatti è detto: "Non sarà tolto lo scettro da Giuda, né il bastone di comando tra i suoi piedi… finché non venga colui (il Messia) al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli" (Genesi 49,10). Lo scettro, simbolo della regalità, rimarrà dunque fino alla venuta del Messia. Egli deve appropriarsi della corona per proclamare il regno universale e spirituale, secondo Dio, non politico-militare, secondo gli uomini.
La ragione della distruzione del regno israeliano, che vedremo successivamente, consiste nel fatto che questo fu stabilito dagli Ebrei contro la volontà di Dio. Se il Messia, però, viene a togliere il regno temporale di uno Stato israeliano, è per edificare il suo Regno spirituale ed universale secondo le parole profetiche di Giacobbe a suo figlio Giuda: "Non sarà tolto lo scettro da Giuda… finché non venga Colui (il Messia) al quale esso (lo scettro, quindi il regno) appartiene ed al quale è dovuta l’obbedienza dei popoli" (Genesi 49,10). Il regno cesserà dunque in Israele, ma dopo la venuta del Messia che si proclamerà Re spirituale di tutte le nazioni. Infatti, dopo Gesù, il Regno politico in Israele cessò quando Tito invase Gerusalemme e distrusse il Tempio. Da allora il Regno spirituale ed universale del Messia, Gesù, il "Leone della tribù di Giuda", fu definitivamente stabilito. A Lui lo "Scettro" per sempre.
La tribù di Giuda (detta "Yehuda" in ebraico) ha dato il nome agli Ebrei (detti in ebraico "Yehudim" ed in arabo "Yahoud"). La traduzione italiana delle due parole "Yehuda", che diventa "Giuda", e "Yehudim", che diventa "Giudei", rivela, come l’ebraico e l’arabo, questa relazione tra la tribù di Giuda ed i Giudei (Yehuda e yehudim). Le parole "Ebreo" e "Giudaismo" sono dunque derivate da questa tribù che, grazie alla sua qualità messianica, ebbe una grande importanza nell’intera comunità. Gli Ebrei vollero adottare il nome di "Yehudim" con il preciso scopo di presentarsi come il popolo del Cristo proveniente dalla tribù di "Yehuda", come avevano adottato il nome di "Israele" per indicare che erano i discendenti di Giacobbe, chiamato "Israele".
I discepoli di Gesù si chiamano "Cristiani" perché credono che Egli sia il "Cristo". Così, il Messia è al centro delle due comunità ed è il loro punto di riferimento. In Lui si definiscono e trovano la loro identità. Egli è il Tutto per tutto nell’Antico Testamento e nel Nuovo Testamento.
Così, dunque, il giudaismo ed il cristianesimo si rapportano al Messia: il giudaismo essendo nell’attesa della sua Venuta ed il cristianesimo proclamando questa Venuta nella persona di Gesù. È dunque "Cristiano" chi riconosce in Gesù il Cristo annunciato. Non bisogna dunque più aspettarne un altro, come fanno gli Ebrei.
La comunità ebraica aveva per missione di diffondere la conoscenza di Dio e la futura venuta del Messia. La comunità cristiana, al contrario, testimonia l’adempimento delle profezie messianiche in Gesù, presentandolo come l’unico Messia atteso e testimonia che non si deve aspettarne un altro (Matteo 11,2-3).
Questi dodici figli di Giacobbe non avevano dunque una missione politica. La loro missione era unicamente spirituale e consisteva nel fare conoscere Dio e nell’annunciare la venuta del Messia nella loro comunità e nel mondo intero. Queste dodici tribù non sono dunque solamente gli antenati spirituali degli Ebrei, ma di tutti coloro che credono che Gesù è veramente l’unico Cristo di Dio.
Bisogna sapere che la parola "Messia" deriva dall’ebraico "Meshiah" che significa "Unto", Colui che riceve l’unzione di Dio. La parola "Cristo" deriva dal greco "Christos" che significa anch’essa "Unto", colui che è scelto da Dio. Attraverso l’unzione i re venivano incoronati. Ora il Messia è re dei due mondi e la sua unzione viene direttamente da Dio.
1.5. Le 12 tribù in Egitto (da Genesi 37 a 50)
Con la storia di Giuseppe, abbiamo visto come i "figli di Israele" andarono in Egitto verso il 1700 a.C. Qui vi restarono per quattro secoli, crescendo di numero. Il racconto dell’Alleanza "delle metà" tra Dio ed Abramo aveva "profetizzato" questo avvenimento (Genesi 15,13-15). Bisogna sapere che questo racconto fu messo per iscritto verso l’anno 1000 a.C. Il soggiorno in Egitto e l’uscita da questo paese erano già avvenuti. Gli scribi aggiunsero questa "profezia" più tardi.
Questa permanenza in Egitto ha fortemente segnato la comunità israelita che, con il tempo, aveva dimenticato Dio e si era lasciata trascinare alla pratica dei culti idolatri Egiziani. Questo espose il piano messianico di Dio al pericolo.
Con lo scopo di perseguire questo piano e di portarlo a buon termine, Dio incaricò Mosè di fare uscire gli Israeliti dall’Egitto quattro secoli dopo il loro arrivo. Il libro dell’Esodo, che vedremo nella quinta lezione, racconta la storia di questa fuga. Dopo Giacobbe, 70 Israeliti si erano rifugiati in Egitto (Genesi 46,27); con Mosè 600.000 ne usciranno 400 anni più tardi (Esodo 12,37).
Ricorda i due sogni che Giuseppe fece quando aveva 17 anni: quello dei covoni dei fratelli che si prostrano davanti al suo e quello del sole, della luna e delle undici stelle che si prostrano davanti a lui (Genesi 37,2-11). Ricorda anche i due sogni del Faraone: quello delle vacche e quello delle spighe (Genesi 41,1-7). Dio comunica spesso con gli uomini attraverso i sogni e così si rivela loro.
Il Creatore annuncia lo stesso messaggio sotto due forme differenti: prima a Giuseppe poi al Faraone. Dio, dunque, parla attraverso i sogni. Bisogna, però, essere molto prudenti: ci sono anche sorgenti sataniche nei sogni. Bisogna sapere discernerne la fonte e ben interpretare il senso dei messaggi ricevuti e assicurarsi che provengano da Dio. Bisogna pregare per comprenderli bene ed agire con saggezza di conseguenza. Dio ha impiegato spesso questo mezzo nella Bibbia e, specialmente, nel libro dell’Apocalisse, dove lo stesso messaggio è annunciato in visioni ripetute, ma sotto forme differenti, come i sogni di Giuseppe e del Faraone. Il profeta Gioele ci informa, da parte di Dio, che Questi si manifesta ai suoi eletti in sogni ed in visioni: "Io effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo. Diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie, i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni…" (Gioele 3,1).
La Genesi termina con gli Israeliti in Egitto, mentre Giacobbe è stato seppellito a Canaan (Palestina) nella città attuale di Hebron (in arabo "El-Khalil") nello stesso luogo dove sono stati sepolti Abramo ed Isacco (Genesi 50,12-13). In questo luogo si trova ora una moschea che gli Ebrei vorrebbero recuperare.
Prima di morire, Giuseppe avvisò i suoi fratelli che "Dio li visiterà" per farli "uscire da questo paese verso il paese che Egli ha promesso ad Abramo, ad Isacco e a Giacobbe". Raccomanda loro di portare le sue ossa con loro (Genesi 50,24-25). Questo è ciò che fece Mosè uscendo dall’Egitto con gli Israeliti (Esodo 13,19).
Ricorda l’espressione "Dio vi visiterà" che si ritrova spesso nella Bibbia. Dio "visita" tramite un inviato, un profeta, per comunicare un messaggio attraverso avvenimenti felici o infelici, per ricompensare o castigare. Questa espressione significa che Dio è la causa di questi avvenimenti: "Dal Signore degli eserciti sarai visitata con tuoni, rimbombi e rumore assordante…" profetizza Isaia contro Gerusalemme, l’empia (Isaia 29,6; vedere anche Geremia 29,10 / Amos 3,2 / Luca 7,16 e 19,44). Dio ti visita e ti sollecita attraverso lo studio biblico…
1.6. Questionario di ricapitolazione:
- Hai fatto il tuo "decondizionamento" e la tua "Presa di coscienza"?
- Perché studi la Bibbia e non un altro libro sacro?
- Sei sicuro che il testo biblico che tu studi sia autentico? Perché?
- Provi gioia nello studiare la Bibbia? Che cosa senti?
- Spiega il racconto della creazione e le tradizioni orali.
- Che significa "Dio creò l’uomo a sua immagine"? Ti senti simile a questa immagine?
- Come immagini la condizione dell’uomo nel Paradiso Terrestre prima della caduta? E dopo?
- Come comprendi il peccato di Adamo ed Eva?
- Spiega Genesi 3,15. Quale rapporto c’è con Abramo?
- Dio gradì l’offerta di Abele e non quella di Caino. Perché?
- Chi fu il successore di Abele?
- Cosa hai compreso del diluvio e della discendenza di Noè?
- Che cosa sai dell’epopea di Gilgamesh?
- Come hai capito Genesi 6,1-4? Genesi 10? Genesi 15? Genesi 18,1-15? Genesi 32,23-33? Genesi 49,8-12?
- A cosa mirava il piano divino attraverso Abramo?
- Quale dei due concetti è giusto: "popolo eletto" o "comunità formata"? Perché?
- Sara scacciò Agar e Ismaele. Commenta.
- La circoncisione, il battesimo con acqua, sono delle esigenze divine per la salvezza dell’anima?
- Cosa hai capito della figura di Melchisedek?
- Cosa hai compreso di Sodoma e Gomorra?
- La moglie di Lot si è trasformata in una statua di sale. Commenta.
- Spiega le dodici tribù di Israele.
- Commenta i sogni di Giuseppe e del Faraone.
- Chi è il "Leone della tribù di Giuda"? Perché questo nome?
- Stabilisci la discendenza messianica da Abramo a Giuda.
- Perché i Giudei vogliono recuperare la Moschea di Hebron e quella di Omar a Gerusalemme?
(La moschea di Hebron è costruita sul luogo dove sono stati sepolti Abramo, Isacco e Giacobbe. La moschea di Omar, a Gerusalemme, è costruita sul presunto luogo in cui Abramo si apprestò ad offrire Isacco in sacrificio. Salomone vi aveva costruito il primo Tempio distrutto nel 586 a.C. da Nabucodonosor, poi di nuovo nel 70 d.C. da Tito. Nel VII secolo, il Califfo Omar Ibn-Le-Khattab costruì una moschea in questo stesso luogo.)