Sguardo di Fede sul Corano

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Questo articolo è diviso in più pagine:

  1. Introduzione
  2. Il Corano è il testo arabo della Bibbia
  3. I principi dello studio
  4. I punti di controversia
  5. I principali punti d’incontro fra il Corano e il Vangelo
  6. Invito alla riflessione

1. I principali punti d’incontro fra il Corano e il Vangelo

Il grande punto d’accordo tra la Bibbia e il Corano è la rivelazione del Dio Unico, il Creatore dell’Universo. Inoltre, la principale testimonianza del Corano in favore del Vangelo è l’attestazione che Gesù sia veramente il Messia. Se il Corano non avesse attestato questa Verità evangelica fondamentale, non sarebbe stato né sincero, né veritiero. È particolarmente questa testimonianza che ha sconcertato gli Ebrei, suscitando il loro odio contro Maometto, tanto più che il Corano si presenta come una conferma del Messaggio evangelico nella sua totalità. Ora, il Vangelo è un libro bandito dagli Ebrei, dagli Atei e dai Pagani.

Se il Corano avesse affermato che Gesù non era il Messia, gli Ebrei non avrebbero combattuto Maometto e ciò avrebbe giustificato la loro attesa di un Messia sionista conosciuto nel Vangelo con il nome di Anticristo. Noi affronteremo questo argomento parlando del Messia.
I principali punti d’incontro fra il Corano e il Vangelo sono i seguenti:

  1. Il Messia
  2. La Vergine Maria
  3. La Tavola Celeste
  4. Lo Spirito (Santo)

1.1. Il Messia

La prima e grande verità rivelata dal Corano agli Arabi è l’esistenza di un solo Dio.

La seconda verità fondamentale è che Gesù è veramente il Messia inviato da Dio e annunciato dai profeti dell’Antico Testamento. Come abbiamo già detto, fu la rivelazione di questa verità nel Corano che irritò gli Ebrei e impedì loro di aderire al Corano. Perché riconoscendo il Corano avrebbero dovuto rinunciare all’attesa di un Messia sionista.
Ecco i versetti coranici che confermano che Gesù è il Messia, il Profeta di Dio, la Parola di Dio e Lo Spirito di Dio:

«O Maria, Dio ti annunzia il Suo Verbo, il cui nome sarà il Messia, Gesù Figlio di Maria…» (Corano III; La Famiglia d’Imran,40)

«…E per avere essi (gli Ebrei) detto: in verità noi uccidemmo il Messia, Gesù figlio di Maria, il Profeta di Dio…» (Corano IV; Le Donne,156)

«Il Messia, Gesù, Figlio di Maria, è l’Apostolo di Dio, il Suo Verbo che Egli gettò in Maria e uno Spirito, proveniente da Lui…» (Corano IV; Le Donne,169)

«Chi potrebbe opporsi minimamente a Dio, se Egli volesse annientare il Messia, figlio di Maria, e sua Madre…» (Corano V; La Tavola Imbandita,19)

Se gli Ebrei accettassero il messianismo di Gesù, non attenderebbero più il loro Messia sionista e, di conseguenza, dovrebbero rinunciare di fatto al sionismo e allo Stato d’Israele che incarna gli ideali sionisti. Nel passato, gli Ebrei hanno respinto Gesù come Messia, come continuano a fare, perché Egli condanna la realizzazione di un’entità politica in nome del giudaismo. San Giovanni dice nel suo Vangelo che Gesù vedendo una grande folla precipitarsi verso di Lui per proclamarlo re d’Israele, fuggì sulla montagna tutto solo. (Giovanni 6,14-15). Gesù insegnò ancora, che il Regno di Dio è all’interno dell’uomo (Luca 17,20-21) e non all’esterno, nel mondo politico, come gli Ebrei e tanti altri credono ancora oggi.

Dodici secoli prima di Gesù, Gedeone, un capo militare, aveva anch’egli rifiutato il regno che gli Ebrei gli offrivano:

«Allora gli Israeliti dissero a Gedeone: ‘Regna su di noi tu e i tuoi discendenti, poiché ci hai liberati dalla mano di Madian’. Ma Gedeone rispose loro: ‘Io non regnerò su di voi né mio figlio regnerà; il Signore regnerà su di voi.’» (Giudici 8,22-23)

In seguito, il profeta Samuele aveva annunciato che Dio rigettava un regno israeliano (1 Samuele 8). Gli Ebrei, però, da lungo tempo aspiravano a un impero sionista tramite un regno israeliano in Palestina. Essi hanno ignorato i comandamenti di Dio e la sua volontà proclamati per mezzo del profeta Samuele (1 Samuele 8,19).

Rifiutando la creazione di un regno israeliano, il Messia rivela lo scopo spirituale, non politico, della religione ebraica e di ogni religione. Questo non esclude l’esercizio di un’attività politica da parte dei credenti. Al contrario, é preferibile che i credenti prendano le redini del potere, per instaurare riforme sociali e morali al servizio della società. Politicizzare, però, lo spirituale creando in nome della religione un nuovo Stato, come vogliono certi Ebrei, Cristiani e Mussulmani è contrario al piano di Dio. Perché Dio è per i credenti, ma lo stato é per tutti, credenti e non credenti e, come dice il Corano:

«Non vi sia costrizione alcuna nella religione» (Corano II; La Vacca,257)

Una tale Rivelazione dovrebbe essere scritta a lettere d’oro.

La fede in Gesù come Messia è la summa dell’insegnamento evangelico:

«Nessuno può dire: ‘Gesù è Signore’ (cioè che è il Messia) se non sotto l’azione dello Spirito Santo.» (1 Corinzi 12,3)

«Chiunque crede che Gesù è il Cristo è nato da Dio.» (1 Giovanni 5,1)

Gesù stesso disse agli Ebrei che complottavano contro di lui:

«Se infatti non credete che Io sono (il Messia), morirete nei vostri peccati.» (Giovanni 8,24)

C’è anche da riportare un altro versetto coranico che testimonia di Gesù come del Messia atteso:

«Essi hanno preso i loro dottori (i Rabbini ebrei), i loro monaci (i Cristiani) e il Messia figlio di Maria, per loro signori, all’infuori di Dio, mentre non era stato ordinato loro se non di adorare un solo Dio, oltre il quale non vi è altro dio!» (Corano IX; Il Pentimento,31)

Questo versetto che testimonia che Gesù, il «figlio di Maria» è il Messia è spesso male interpretato da alcuni che vi vedono una negazione della divinità del Messia. Questa non è l’intenzione del Corano che si presenta come conferma dell’ispirazione evangelica (Corano IV; Le Donne,50). Ora, il Vangelo rivela la divinità incarnata nella persona di Gesù. (Vedere capitolo: «I punti di controversia», punto 3: «La divinità del Messia»). Non bisogna prendere come Signore e Dio il Figlio di Maria AL POSTO di Dio dunque, ma IN QUANTO Dio incarnato annunciato dalle profezie bibliche. Diversamente si adorerebbero due dei indipendenti l’uno dall’altro: Dio da una parte e il Messia da un’altra, quando «non era stato ordinato loro se non di adorare un solo Dio». Da notare che la parola «Signori» è messa al plurale indicando così un politeismo. Questa finezza non è percepita da tutti gli interpreti del Corano che non si sono dati la pena d’interpretare per mezzo del «migliore degli argomenti» come prescritto dal Corano nella Sura XXIX; Il Ragno,45.

D’altronde l’Ispirazione evangelica ci mette in guardia dall’apparizione del falso messia sionista chiamato Anticristo da San Giovanni:

«Come avete udito che deve venire l’Anticristo… Colui che nega che Gesù è il Cristo costui è l’Anticristo» (1 Giovanni 2,18-22)

Noi sappiamo che gli Ebrei negano che Gesù sia il Messia, particolarmente i Sionisti.

Cosa concludere riguardo queste parole evangeliche? Ne traiamo due conclusioni:

  1. Maometto, riconoscendo Gesù come Messia, è ispirato dallo Spirito Santo ed è «nato da Dio».
  2. Tutti coloro che negano che Gesù sia il Messia, ossia gli Ebrei che lo rifiutano e attendono un altro messia, formano insieme la persona morale dell’Anticristo. Insomma, lo Stato moderno d’Israele incarna le potenze dell’Anticristo.

L’Ispirazione evangelica rivela che Gesù stesso annienterà l’Anticristo, quando quest’ultimo apparirà. Secondo San Paolo l’avvento del Messia sarà preceduto dall’apparizione «dell’Uomo Empio», del «Nemico» che Gesù, il Messia, annienterà con lo splendore della sua venuta (2 Tessalonicesi 2,3-12). L’empietà annunciata da San Paolo è il comportamento empio e razzista dei sionisti, dato che Dio è universale e non razzista. «L’Uomo Empio», il «Figlio della Perdizione» e «il Nemico» di cui parla San Paolo sono l’uomo sionista, la cui condotta non piace a Dio e lo rende «nemico di tutti gli uomini» come spiega San Paolo (1 Tessalonicesi 2,15).

Nel passato, gli Ebrei sionisti hanno lavorato segretamente sotto l’Impero Romano per fondare lo Stato d’Israele. Furono impediti in questo dai Romani. Ora, l’apparizione di questo stato permette loro di attivarsi apertamente e con più potenza di prima per estendere la loro influenza. Oggi, questa potenza anticristo è armata da alleati che pretendono essere discepoli di Gesù. In questo consiste la seduzione e il tradimento della fine dei tempi predetti dal Vangelo (Matteo 24).

Il Profeta Maometto ha parlato nelle sue «Nobili Discussioni» dell’apparizione di questa forza d’empietà, dicendo che l’Anticristo avrà scritto sulla fronte tre lettere. «K. F. R». Queste lettere in arabo formano la parola «Kufr» che significa empietà o bestemmia. Specificò anche che questa forza del male veniva dagli Ebrei. Nell’Ispirazione evangelica noi ritroviamo queste medesime bestemmie sulla fronte della «Bestia» apocalittica:

  1. «Alla Bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie.» (Apocalisse 13,5)
  2. «Io vidi… una Bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi… sulla fronte aveva scritto un nome MISTERIOSO…» (Apocalisse 17,1-5) Vedere il testo: «La Chiave dell’Apocalisse»

Il profeta Maometto, attestando San Paolo, ha ugualmente sottolineato nelle sue «Nobili Discussioni» che, quando apparirà l’Anticristo, Gesù e i suoi eletti si leveranno per combatterlo e distruggerlo. I discepoli di Gesù, oggi, secondo l’intenzione dell’Ispirazione e delle profezie divine, non sono i Cristiani tradizionali che collaborano con Israele e lo sostengono. Questo colpevole sostegno «cristiano» a Israele è stato ugualmente profetizzato, dato che, secondo il Vangelo, l’Anticristo seduttore riuscirà a sedurre i falsi discepoli di Gesù (Matteo 24). Ai nostri giorni, i veri credenti sono gli assetati di Giustizia, che subiscono il peso dell’iniquità sionista, resistendo a Israele e al sionismo internazionale.

Secondo le profezie evangeliche e quelle del Profeta Maometto, lo Stato d’Israele sparirà per sempre. La sua caduta sarà il simbolo del fallimento del sionismo e di ogni mentalità materialistica equivalente. Tramite questo avvenimento molti realizzeranno che Gesù è veramente il Messia e che il suo Regno è per sempre ben stabilito sulla terra, secondo l’annuncio dei profeti.

1.2. La Vergine Maria

Il Corano contiene i versetti più belli a proposito della Vergine Maria. Esso pone la Madre del Messia al più alto vertice della santità umana:

«Gli angeli dissero a Maria: O Maria, Dio ti ha scelta, ti ha resa pura e ti ha prescelta fra le donne di tutte le creature.» (Corano III; La Famiglia d’Imran,37)

Questa testimonianza condanna gli Ebrei che, come ha rivelato il Corano, hanno inventato contro Maria calunnie atroci (Corano IV; Le Donne,155). Dio, nell’Ispirazione coranica, attesta ciò che ha ispirato nel Vangelo a proposito di Maria:

«Benedetta tu fra le donne.» (Luca 1,42)

Il Corano rivela ugualmente l’eccezionale purezza di Maria e la sua Immacolata Concezione, come pure quella di Gesù. Nel versetto seguente, la moglie d’Imran, cioè la madre di Maria (la Famiglia d’Imran sono i genitori di Maria) prega dicendo:

«‘Signor mio, io ho votato a Te ciò che è nel mio seno, come dedicato al Tuo servizio; accettalo da me, poiché Tu sei l’auditore, il sapiente’; e quando ebbe partorito essa, disse: ‘Signor mio, ho partorito una femmina; io l’ho chiamata Maria, e a Te raccomando essa e la sua posterità (Gesù), perché Tu li preservi da Satana’.» (Corano III; La Famiglia d’Imran,31)

Dio ha ascoltato la preghiera della madre di Maria e ha esaudito il suo voto: Maria e Gesù furono i soli protetti contro il demonio, come dichiara Maometto nelle sue «Nobili Discussioni»:

«Nessun uomo nasce senza che il diavolo lo tocchi fin dalla sua nascita ed egli grida a causa di questo tocco satanico (tara del peccato originale), ad eccezione di Maria e di suo Figlio

Questo versetto delle «Nobili Discussioni» si trova nell’interpretazione di «Jalalein», dopo il versetto 31 della sura La Famiglia d’Imran; è un hadith riportato da Abi Houraira, vedere http://www.el-ilm.net/t1333-maryam-bint-imran. È anche riportato in un modo leggermente modificato da Al Bokhari, vedere l’originale francese «L’authentique tradition musulmane, choix de hadiths», Fasquelle, p. 48.

Queste parole, accettate da tutto il mondo mussulmano, sono un riconoscimento dell’Immacolata Concezione di Maria.

A questo proposito il Profeta Maometto ci insegna che tutti gli uomini, compresi i Profeti ed egli stesso, nascono con questa tara, ad eccezione dell’Immacolata Maria e, naturalmente, di suo Figlio, il Messia.

1.3. La Tavola Celeste

Il Corano ci rivela che Dio fece discendere dal Cielo una «Tavola» imbandita per nutrire gli Apostoli di Gesù. Questo cibo celeste è un punto comune fra la Bibbia e il Corano, ignorato dalla maggioranza dei credenti. Si tratta della comunione al Corpo e al Sangue del Messia, Tavola spirituale di Dio. Infatti, il Corano riporta pedagogicamente, sotto una forma simbolica e condensata, l’ultima Cena pasquale che Gesù divise con i suoi Apostoli e nel corso della quale istituì la Cena spirituale tramite il Suo Corpo e il Suo Sangue. Questo fatto é riportato dal Corano in modo sottile, rispettando l’ignoranza del mondo arabo dell’epoca nei confronti del messaggio evangelico:

«Gli apostoli dissero: ‘O Gesù, figlio di Maria, può il tuo Signore far scendere dal Cielo su di noi una Tavola imbandita?’; ‘temete Dio’, rispose Gesù, ‘se siete credenti’. ‘Noi vogliamo’, essi dissero, ‘mangiare di essa, affinché si rassicurino i nostri cuori e sappiamo che Tu ci hai detto la verità e siamo di quella testimoni’ (testimoni della Tavola). Gesù, figlio di Maria, disse allora: ‘O Dio, Signor nostro, fa’ scendere su di noi, dal Cielo, una Tavola imbandita, la quale sia per noi una festa, per il primo come per l’ultimo di noi, e un Segno da parte Tua; provvedici quindi del necessario (nutrici) poiché Tu sei il migliore dei sostentatori’. Dio disse: ‘Io, in verità, la faccio scendere su di voi: però chi di voi, dopo di ciò, ancora non creda, Io, certo, lo punirò di un castigo, con cui non punirò mai alcun’altra delle creature’.» (Corano V; La Tavola,112-115)

In che cosa consiste questa Tavola imbandita discesa dal Cielo? È importante conoscere la vera natura, perché gli Apostoli hanno promesso di «esserne testimoni». Inoltre, questa testimonianza si deve estendere fino all’ultimo credente sulla Terra, perché Gesù chiede questa Tavola a Dio affinché Essa sia «una festa, per il primo come per l’ultimo di noi». Allora Dio La fece scendere, minacciando gli increduli dei più duri castighi.

Certi interpreti hanno visto in questa Tavola un nutrimento materiale a base di pesce o di carne. Essi hanno confuso fra il miracolo materiale della moltiplicazione dei pani e dei pesci operato da Gesù e riportato dal Vangelo (Giovanni 6), e il miracolo della Cena Spirituale, quello della Tavola spirituale «che scende dal Cielo» come precisa il Corano.

Il Vangelo riporta nel capitolo 6 di San Giovanni le parole del Messia a proposito di questa Cena spirituale di un’importanza vitale. Egli aveva detto che «la sua carne e il suo sangue» erano cibo e bevanda spirituali che donavano «la Vita Eterna» ai credenti. Molti dei suoi discepoli, ascoltando queste parole, le trovarono «troppo forti» e si allontanarono da Lui (Giovanni 6,48-66). Ancora oggi, molti «credenti» rifiutano queste parole, e si chiedono «come può costui darci la sua carne da mangiare?» (Giovanni 6,52).

Gli Ebrei, dopo secoli di preparazione, non poterono comprendere Gesù. Molti cosiddetti Cristiani, ancora oggi, non colgono il senso profondo di queste parole. Come si poteva, dunque, spiegare questa Cena Spirituale, questa Tavola imbandita agli Arabi della penisola Araba che ignoravano tutto della Bibbia? Il Corano doveva perciò presentare il messaggio biblico con allusioni e parabole, allo scopo di suscitare negli Arabi, desiderosi di verità, una santa curiosità, che li spingesse alla ricerca nel Vangelo del senso profondo di questo messaggio. Lì, troveranno la pienezza della luce sul mistero della Tavola coranica che scende dal Cielo. Come abbiamo detto, molti trovano questo fatto difficile da credere; è una questione «di credere o non credere! Di prendere o lasciare». A ognuno la propria responsabilità.

Certi interpreti pretendono che questa Tavola imbandita non sia ancora stata inviata da Dio. Ciò non corrisponde alle parole del Corano: «Dio disse: La faccio scendere su di voi», Dio l’ha dunque già fatta scendere sugli Apostoli nel passato, minacciando perfino che gli increduli sarebbero stati puniti come non mai. Inoltre, Gesù l’ha domandato a Dio perché ne potessero testimoniare «il primo e l’ultimo» dei credenti. I primi Apostoli vi avevano dunque già partecipato. Deve rimanere fino alla fine dei tempi, perché possano testimoniare anche gli ultimi credenti sulla Terra.

Il Messia ha dato agli Apostoli questa «Tavola imbandita» che scende dal Cielo. Essa é quel «Pane di vita che discende anche esso dal Cielo» (Giovanni 6,32-36). Gesù ha dato questo Pane del Cielo un anno dopo averne parlato. Questo fatto é accaduto durante l’ultima Cena pasquale che Egli ebbe con i suoi Apostoli, quando, prendendo del pane, Egli lo diede loro dicendo:

«Prendete e mangiate; questo è il mio Corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio Sangue, il Sangue della Nuova Alleanza, versato per voi e per molti, in remissione dei peccati.» (Matteo 26,26-29)

Gli Apostoli compresero, allora, e i credenti dopo di loro, come il Messia si fosse dato loro sotto forma di cibo e bevanda. La Cena, la Tavola imbandita, che il Messia vivente offre ai «primi e agli ultimi» credenti è lo Spirito Santo che dimora nel cuore dei credenti tramite questo Pane che mangiano e questo Vino che bevono e che contengono il Corpo, il Sangue e l’Anima del Messia vivente per l’eternità.

Questa Bevanda celeste è quella menzionata nel Corano nella sura «I non riempienti la misura»: Coloro che bevono questo Vino sono i puri, gli eletti da Dio, coloro che rifiutano di berlo sono i dannati. Il Corano rivela infatti:

«Certo, i giusti saranno fra delizie; adagiati sui letti elevati, staranno a guardare, ravviserai sui loro volti lo splendore della gioia, verrà dato loro a bere del Vino sigillato, il cui sigillo sarà di muschio; che aspirino ad esso gli aspiranti alla felicità. L’Acqua mescolata in esso sarà quella di Tasnim, fonte (celeste) dalla quale berranno i vicini da Dio. Quelli che fanno malvagità (coloro che rifiutano di berne) ridono di quelli che credono… (in questo vino sigillato)» (Corano LXXXIII; I non riempienti la misura,22-29)

Il Corano, offrendo ai credenti in modo poetico e armonioso questo misterioso «Vino sigillato», testimonia in favore delle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni a proposito del «pane sigillato», il cibo suggellato da Dio, che scende dal Cielo, Gesù stesso, «perché su di Lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo» (Giovanni 6,27). Questo cibo celeste si trova nel Pane e nel Vino che sono serviti con generosità sulla Tavola Celeste di Dio che scende dal Cielo continuamente.

Ricordiamo ciò che Gesù dice nella sura «La Tavola imbandita»:

«O Dio, Signor nostro, fa’ scendere su di noi, dal Cielo, una Tavola imbandita, la quale sia per noi una festa, per il primo come per l’ultimo di noi, e un segno da parte Tua…» (Corano V; La Tavola,114)

Questo significa che la Tavola scesa dal Cielo non fu solo per gli Apostoli; Essa continua a scendere ogni giorno e in tutti luoghi, per essere una festa «per il primo come per l’ultimo», dunque per i credenti di tutti i luoghi e di tutti i tempi, fino all’ultimo credente, fino al giorno della Resurrezione. Essa testimonierà eternamente davanti a Dio in favore di coloro che avranno testimoniato per Essa sulla Terra.

La Tavola imbandita e questo Vino sigillato che scendono dal Cielo hanno per scopo separare l’umanità in due: da una parte gli eletti di Dio, coloro che si nutrono di questa Tavola, e dall’altra i dannati che rifiutano di nutrirsene e ridono di coloro che ci credono.

Infine, bisogna segnalare un fatto importantissimo da sapere: il divino Corano incita i credenti (gli aspiranti) alla competizione, verso questa Bevanda misteriosa e vivificante che scende dal Cielo (Corano LXXXIII; I non riempienti la misura,26). Questo differisce totalmente dalle bevande alcoliche del mondo di quaggiù. Che tutti quelli che rifiutano questo Vino divino, si armino piuttosto di Saggezza. Che coloro che ridono dei credenti che si precipitano a questo vino in «competizione», si ravvisino, prima che sia, per loro, troppo tardi.

1.4. Lo Spirito

Il mondo islamico ha dello «Spirito» solo una nozione indefinita. Questa parola ritorna spesso nel Corano senza che la sua essenza sia chiarita. Così, i credenti sono portati a chiedersi cosa significhi esattamente quest’espressione. Troviamo nel Corano:

«Ti interrogheranno riguardo allo Spirito; dì: ‘lo Spirito viene per comando del mio Signore, però a voi non è stato dato (nel Corano), della scienza, se non poco’.» (Corano XVII; Il Viaggio Notturno,87)

È secondo una saggezza divina, che il Corano nasconde ai Mussulmani ciò che è lo Spirito. Dio ha voluto che la Sua rivelazione coranica fosse una porta aperta e un passaggio verso la Bibbia segnatamente verso il Vangelo, come Egli ha voluto che il Corano fosse un testimone attestando la veridicità della Rivelazione biblica, come spiegato precedentemente.

Nel Corano, la questione dello Spirito è similare a quella della «Tavola imbandita» che Dio fece scendere dal Cielo sugli Apostoli. Il credente può capire il suo significato solo ricorrendo alla Bibbia. Infatti, il Corano stesso incita il credente a consultare la Bibbia e la gente della Bibbia. Leggiamo nella sura «Giona»:

«Ora, se tu (Maometto) sarai in dubbio riguardo a ciò che abbiamo rivelato a te, interroga quelli che leggono il Libro (la Bibbia) inviato prima di te; ora la Verità è venuta a te, da parte del tuo Signore; non essere quindi, di quelli che dubitano.» (Corano X; Giona,94)

Il Corano apparve dunque come un passaggio verso la Bibbia. In Essa i credenti trovano il chiarimento di ciò che è stato parzialmente rivelato nel Corano. Quest’ultimo infatti dichiara chiaramente che offre agli Arabi, ignoranti all’epoca, solamente poco della scienza, cioè «poca scienza» il complemento della quale si trova nella Bibbia:

«A voi non è stato dato (nel Corano), della scienza, se non poco.» (Corano XVII; Il Viaggio Notturno,87)

Coloro che denigrano la Bibbia, fanno parte di «quelli che dubitano» (Corano X; Giona,94). Il credente, però, che vuole essere aperto all’insieme della Rivelazione divina troverà nella Rivelazione biblica la risposta al significato della parola «Spirito»: é lo Spirito Santo di Dio, Dio stesso che ha mandato il suo Spirito eterno ai profeti, da Abramo in poi e si è incarnato nel seno della Vergine Maria, come Dio ha rivelato nella Bibbia e nel Corano.

Infatti, il vangelo riporta:

«…Allora Maria disse all’angelo: ‘Come è possibile? Non conosco uomo?’ Le rispose l’angelo: ‘Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo e per questo Colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio’.» (Luca 1,34-35)

Così leggiamo anche nel Corano:

«Il Messia, Gesù, figlio di Maria, é l’Apostolo di Dio, il Suo Verbo, che Egli gettò in Maria e uno Spirito, proveniente da Lui» (Corano IV; Le Donne,169)

D’altronde, quando gli inviati dal Profeta Maometto si presentarono davanti al Negus per spiegargli gli insegnamenti del Profeta Maometto, Jaafar Ibn-Abi-Taleb rispose che Gesù «è il servitore di Dio, il suo Inviato, il suo Spirito e la sua Parola gettata nella Vergine Maria».