La Chiave dell'Apocalisse

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Questo articolo è diviso in più pagine:

  1. Introduzione
  2. L’enigma chiave
  3. Come Gesù ha rivelato l’enigma
  4. Presentazione del Libro
  5. Riassunto della storia
  6. Ragioni dell’ermetismo: la profezia sigillata è spiegata nel suo tempo
  7. Spiegazione dei numeri e dei simboli
  8. Dopo la caduta

1. Ragioni dell’ermetismo: la profezia sigillata è spiegata nel suo tempo

L’Apocalisse è rimasta un Libro ermeticamente segreto per molte ragioni, di cui la principale è che le profezie che vi si trovano non si erano ancora compiute. Ora, ogni profezia può essere ben compresa solo dopo il suo compimento nella storia. Per questo motivo, le profezie dell’Antico Testamento sulla Venuta del Messia furono capite in dettaglio solo dopo la venuta di Gesù. Per esempio, nessuno si aspettava che il Messia sarebbe stato messo a morte da quelli che Lo aspettavano impazientemente. Così il capitolo 53 di Isaia, parlando del Messia messo a morte, dalla Sua stessa gente, era incomprensibile prima della crocifissione di Gesù.

Allo stesso modo, le profezie apocalittiche sulla Bestia erano completamente oscure. Quando è apparsa, Gesù Stesso è, quindi, intervenuto per rendere chiare le profezie tramite le quali essa era stata annunciata. Senza quest’intervento divino queste profezie sarebbero rimaste ermeticamente segrete.

In passato, Gesù è apparso ai discepoli di Emmaus dopo la Sua Resurrezione: «e cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui (Luca 24,27)… Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno» (Luca 24,45-46). Se Gesù non avesse spiegato le profezie che Lo riguardavano ai Suoi discepoli, le loro menti -e in verità anche le nostre- non sarebbero state aperte a «l’intelligenza delle Scritture». Allo stesso modo, se Egli non avesse spiegato l’Apocalisse, questo «piccolo Libro» sarebbe rimasto chiuso, inaccessibile alle nostre menti.

A riguardo delle profezie bibliche San Pietro dice:

«Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio.» (2 Pietro 1,20-21)

La spiegazione dell’Apocalisse qui data, bisogna sottolinearlo, non è una «privata spiegazione», ma una rivelazione divina fatta da Gesù Stesso. Se, prima del 13 Maggio 1970, l’Apocalisse rimaneva ancora oscura, era perché lo Spirito Santo non l’aveva ancora spiegata; gli uomini avevano tentato di dare una spiegazione personale, ma di loro iniziativa. Non erano inviati da Dio.

Due fattori hanno contribuito a mantenere il segreto dell’Apocalisse ermetico per così tanto tempo:

1.Le profezie apocalittiche non si erano ancora compiute: molte persone, riguardo queste profezie, stavano «cercando di indagare a quale momento o a quali circostanze accennasse lo Spirito di Cristo», (1 Pietro 1,11), ma tutte queste ricerche umane sono rimaste vane perché né «il momento», né «le circostanze» si erano ancora adempiute. Dal 1948, data dell’apparizione della Bestia, il tempo e le circostanze sono divenute evidenti nel mondo. Allora il Cristo è apparso, il 13 Maggio 1970, per rivelare la loro dimensione profetica aprendo il «Piccolo Libro».

2.Il testo apocalittico presenta gli avvenimenti in un modo particolarmente complicato. Ciò mantiene il suo messaggio perfettamente segreto, anche dopo il ritorno della Bestia. Se Gesù non avesse dato la «Chiave», l’Apocalisse sarebbe rimasta ermetica a causa dei tre seguenti fattori:

  1. Intreccio tra eventi e protagonisti
  2. Ripetizioni diverse della stessa storia
  3. Simboli differenti per una stessa realtà

1.1. L’intreccio

Gli eventi e i protagonisti sono intrecciati, non compaiono in maniera organizzata, né nell’ordine della loro apparizione. Leggendo l’Apocalisse, non bisogna aspettarsi uno svolgimento successivo degli avvenimenti riportati. C’è un tale intreccio tra protagonisti e avvenimenti, da perdere il filo delle idee. Così la Bestia, per esempio, è menzionata brevemente e rapidamente nel capitolo 11,7, -in un passaggio- senza una prima presentazione, come se il lettore dovesse conoscerne l’identità. Essa così passa completamente inosservata. Poi se ne parla lungamente più avanti ai capitoli 13 e 17, dove essa è presentata in dettagli, sottolineando il suo carattere feroce, la sua pre-esistenza, la sua scomparsa e, alla fine, la sua ricomparsa con forza in un luogo indicato vagamente prima di scomparire per sempre. Ancora una volta, però, per capire tutto questo, è necessaria «la Chiave». È per la spiegazione data da Gesù che uno può, a forza di pazienza, mettere insieme i pezzi del «puzzle» apocalittico, ciascuno al suo posto. Senza questa «Chiave» il lettore si perderebbe nei meandri di questo Libro.

1.2. Le ripetizioni diverse

Il racconto di uno stesso evento è ripetuto in forme diverse. Così è stato, nel libro della Genesi, per i due sogni del Faraone interpretati da Giuseppe: il sogno delle «sette spighe» e quello delle «sette vacche». I due sogni hanno una stessa interpretazione: essi annunciavano i sette anni di carestia che sarebbero seguiti a sette anni di raccolti abbondanti. Giuseppe spiegò al faraone che «quanto al fatto che il sogno del faraone si è ripetuto due volte, significa che la cosa è decisa da Dio e che Dio si affretta ad eseguirla» (Genesi 41,17-32).

Anche nell’Apocalisse c’è una ripetizione in simboli differenti perchè Dio è inesorabilmente deciso ad agire contro la Bestia al suo ritorno e a distruggerla per sempre, una volta per tutte.

  1. Una prima presentazione degli eventi va dal capitolo 4 al capitolo 8,1: Il Signore è sul Suo Trono per giudicare l’umanità tramite un libro chiuso con sette sigilli che Egli tiene nella Sua mano. Al capitolo 5, l’Agnello (Gesù) si presenta per prendere il Libro (5,7) e al capitolo 6, Egli rompe i sigilli l’uno dopo l’altro. Quattro cavalli (sono la Bestia) appaiono con i loro cavalieri provocando guerre e carestie (6,1-8). Dei testimoni sono uccisi da questi quattro cavalieri «sotto l’altare» (6,9-11). Alla fine, Dio risponde alle preghiere di questi martiri (6,9) e manifesta la Sua collera contro la Bestia (6,12-17). Dopo la caduta di quest’ultima, comincerà nel mondo una nuova era (6,21 & 22).
  2. Una seconda presentazione dello stesso racconto segue immediatamente sotto simboli diversi. Essa va dal capitolo 8,2 fino alla fine del capitolo 9. Qui i 7 sigilli sono sostituiti da 7 trombe portate da 7 angeli.

    Tra questa seconda presentazione e la terza che segue, compaiono dal capitolo 10 al capitolo 15,4, in simboli, intrecciati fra loro i protagonisti della Storia: l’Angelo, i due Testimoni, il Drago, la Donna, la Bestia, l’Altra Bestia, gli Eletti.

  3. Una terza presentazione di questi eventi è ripresa dal capitolo 15,5 al capitolo 16. Il simbolismo differisce ancora dai precedenti: ci sono 7 Angeli portanti 7 coppe colme dell’ira di Dio.

Ogni sigillo rotto, ogni tromba suonata e ogni coppa vuotata, è solo lo stesso evento ripetuto sotto simboli diversi.

1.3. Le forme simboliche differenti

Gli stessi protagonisti sono presentati sotto simboli diversi:

La Bestia dei capitoli 13 e 17 è rappresentata anche da:

  • I «4 cavalli» devastatori (6,1-7)
  • La montagna (di Sion) gettata nel mare (8,8)
  • La stella (di David) che cade dal cielo sulla terra (9,1)
  • I «pagani che calpestano la Città Santa» (11,2)
  • «Babilonia la Grande» (18,2)
  • Le «nazioni» (infedeli), «Gog e Magog» radunate dai 4 punti della terra a Gerusalemme, la «Città diletta» (20,7-9)

I simboli più difficili da capire -bisogna stare attenti- sono al capitolo 17,9-11:
Le «sette teste (della Bestia) sono sette colli» sui quali siede la grande Prostituta (sono i 7 colli su cui si trova Gerusalemme: Monte Sion, Monte Moria, ecc… 17,9). Essi sono anche «sette re» (17,10). Questi rappresentano la storia passata di Israele come regno: i 5 re che sono caduti rappresentano la Bestia che «era»; quello ancora esistente rappresenta gli Ebrei che si adoperavano segretamente per ristabilire il regno Israeliano sotto l’impero Romano, Paolo chiama questo «il mistero dell’iniquità già all’opera» (2 Tessalonicesi 2,7). Il settimo re, che «non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco» rappresenta la Bestia di ritorno nel mondo «per poco… (e che) è a un tempo l’ottavo re e uno dei sette». Israele di ritorno, ma non sotto forma di regno come in passato, è «a un tempo l’ottavo re e uno dei sette», perchè rappresenta quei «sette re» di Israele del passato e incarna tutta la storia di Israele. Gli Israeliani sperano ancora di restaurare il Regno di Davide e il Tempio di Salomone a Gerusalemme; essi proclamano sempre Gerusalemme capitale e Città del Re Davide.

Questa varietà di simboli si applica anche ai numeri:
I «42 mesi» (11,2) sono i «1260 giorni»: 42 mesi = 1260 giorni (11,3 / 12,6).

Questo periodo è detto «un tempo e i due tempi e mezzo» (12,14).
Nel seguente capitolo viene data una spiegazione maggiore.